Qualche giorno fa, in uno dei suoi Data Room, Milena Gabanelli ha affrontato il tema del disagio giovanile, analizzando in particolare, dati alla mano, l’enorme discrepanza tra quello che il Governo in questi anni ha detto e quello che poi ha fatto soprattutto in merito a finanziamenti e provvedimenti legislativi.
Come ben sa ogni amministratore locale, negli ultimi anni (e in particolare in seguito alla pandemia COVID e ai conseguenti provvedimenti restrittivi) il tema del disagio giovanile ha mostrato un incremento dei numeri e un sensibile peggioramento quantitativo e qualitativo, come ci attestano quotidianamente educatori, insegnanti, operatori dei Centri Giovanili e Forze dell’Ordine; il dato è confermato anche dall’aumento dei reati minorili, mentre le risorse pubbliche destinate alla prevenzione e al recupero appaiono in forte calo o comunque non proporzionate alla gravità del fenomeno.
Le tabelle sugli ingressi e sui reati minorili indicano, tra il 2019 e il 2025, forti aumenti: risse quasi raddoppiate, rapine e lesioni cresciute di oltre la metà, omicidi e violenze sessuali in significativo aumento, così come le minacce; i dati relativi al numero di minori detenuti evidenziano un +40% tra il 2023 e il 2025, segno che sempre più ragazzi finiscono nei circuiti penali invece che in percorsi educativi o di comunità.
A fronte di questo peggioramento, il “Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile” cala drasticamente: dai 100 milioni del 2016 si scende progressivamente fino ai 3 milioni previsti per il 2025/26, una riduzione che rischia di svuotare di contenuto molti progetti territoriali; anche il “Fondo per le politiche giovanili”, proprio mentre aumentano disagio e vulnerabilità, è stato di fatto dimezzato dal Governo Meloni, passando dai quasi 91 milioni del 2022 ai 49,9 dell’ultima finanziaria.
L’unico dato che segna un aumento è quello delle carceri, con il Ministero della Giustizia che ricorda che nel 2025 sono state riattivate alcune strutture minorili (L’Aquila, Lecce, Rovigo), segno di un tentativo di rafforzare la risposta istituzionale, che tuttavia come per altri aspetti denota una volontà che si dirige esclusivamente nella direzione della repressione e della criminalizzazione; questo è uno degli ambiti in cui invece la vera differenza la fanno educazione e prevenzione, ma anche il Centro di responsabilità “Giustizia minorile e di comunità” registra un decremento di oltre 19 milioni di euro, e per il 2026 i fondi destinati al trattamento dei minori – percorsi formativi e inserimento lavorativo – si fermano per l’intero territorio nazionale a soli 943 mila euro, con un ulteriore -12% rispetto all’anno precedente: una cifra molto limitata e assolutamente insufficiente, soprattutto se confrontata con l’aumento dei casi.
Nel complesso emerge una forte asimmetria: mentre le statistiche sui reati e sulla detenzione minorile crescono, gli investimenti in prevenzione (lotta alla povertà educativa, politiche giovanili) e in misure alternative (formazione, lavoro, giustizia di comunità) diminuiscono o restano marginali. Questo squilibrio rischia di trasformare il disagio giovanile in emergenza strutturale, perché lo Stato spende relativamente poco per intervenire prima – nei contesti familiari, scolastici e di quartiere – e si trova poi a dover gestire costi più alti, sociali ed economici, quando il conflitto con la legge è già esploso.
In questo quadro, gli enti locali e i governi di prossimità, come i Municipi di Roma Capitale, sono lasciati a loro stessi senza un reale contributo da parte del Governo centrale o regionale, principali attori per quanto riguarda i finanziamenti socio-sanitari e gli investimenti su tali materie.Nel Municipio VII crediamo invece che su questo fronte l’impegno dello “Stato” dovrebbe essere molto più forte, perché le ricadute sui singoli ragazzi e di conseguenza sulla comunità locale sono molto pesanti e soprattutto perché le soluzioni sono bene note e praticabili; è quello che stiamo provando a fare nel nostro territorio, attivando o potenziando strumenti come la collaborazione e il sostegno ai nostri Centri Giovanili, finanziando progetti di contrasto al disagio giovanile e alla dispersione scolastica (come “Maleducare”, arrivato al suo secondo anno di sperimentazione) o l’attivazione di protocolli pilota che coinvolgono la ASL, le Forze dell’Ordine e alcune scuole di quartieri particolarmente a rischio; percorsi che si stanno rivelando molto efficaci e con riscontri oggettivi, che avrebbero bisogno di ben altro sostegno da parte delle istituzioni nazionali.
(articolo pubblicato sul blog Diurna in data 9/3/2026)
