C’è ancora chi scommette nell’imprenditoria culturale

Mi sono trasferita nell’ex X Municipio nel 2007. Originaria dell’adiacente zona est (Prenestina), fino a quel momento per me la Tuscolana e l’Appia erano due grandi strade piene di negozi. Vicissitudini varie, in primis il lavoro che mi portava sempre dall’altra parte della città e spesso anche fuori, mi hanno fatto ignorare almeno per i primi anni la “vita di quartiere” e tutto quanto avesse da offrire. Ho cominciato poi ad avvicinarmi ad alcune realtà locali come comitati di quartiere e associazioni varie, ed ho iniziato a conoscere e frequentare più assiduamente il territorio. Ho partecipato e, nel mio piccolo, ho contributo a promuovere e far conoscere il patrimonio culturale e archeologico a nostra disposizione (dal parco degli Acquedotti fino all’Appia Antica), a diffondere un’idea di mobilità sostenibile (con progetti e iniziative per incentivare l’uso della bicicletta per gli spostamenti locali) e appoggiando diverse iniziative di solidarietà sociale.

In tutti questi anni, ho avuto modo di conoscere e collaborare (ma anche solo confrontarmi) con tante persone e tante realtà: comitati, associazioni, organizzazioni di volontariato, reti di solidarietà, gruppi giovanili, e non ultimo anche con il Municipio. Quello che ho potuto constatare è l’immenso capitale umano fatto di persone attive e costruttive che si muovono a volte in maniera apparentemente scomposta ma più spesso uniscono ognuno le proprie esperienze e risorse per andare incontro alle esigenze della comunità e, purtroppo sempre più di frequente, sopperire alle mancanze delle istituzioni preposte. Mancanze che, a mio avviso, sono principalmente generate da carenza di risorse, umane ed economiche, scarse opportunità di confronto e collaborazione, poco dialogo. Eppure abbiamo tanto da offrire, tanto da far conoscere, e tante tantissime persone che non riusciamo a raggiungere perché questo “quartiere” è ormai grande come una città.

Ci sono le persone, ci sono anche gli spazi, ci sono le esigenze e le idee. Quello che manca è coordinare tutto questo, mettere “in rete” domanda e offerta, soprattutto in ambito culturale. Librerie, teatri, cinema, siti museali e archeologici, scuole e spazi per bambini e giovani, parchi e ville, sono dei presidi culturali e sociali importanti, che vanno mappati e inseriti in un circuito virtuoso, un percorso reale che sia conosciuto, accessibile e praticabile per chiunque. Sono stati fatti dei tentativi, e qualcosa ogni tanto riesce (e anche bene) ma se rimane tutto relegato solo alla “buona volontà” dei singoli, senza un supporto materiale e tecnico, se posso usare questo termine, da parte dell’istituzione di prossimità che è l’unica a disporre di una visione del territorio a 360°, oltre ad averne la competenza amministrativa, rimangono delle scintille nel buio. Mettere in comunicazione realtà simili può produrre migliori servizi per tutti, e unifica attraverso la conoscenza un territorio che oggi è ancora spaccato fra le fazioni “ex IX” ed “ex X”.

Anche quando nel 2019 ho deciso di avviare un’attività in proprio ho portato con me quel piccolo bagaglio di esperienze ed ho ideato uno spazio che, almeno in parte, potesse rispondere a quell’esigenza di socialità e aggregazione che mi sembrava fosse a rischio estinzione, ed ho volutamente scelto di rimanere nel mio municipio. Così, grazie ad un bando della Regione Lazio e a tante difficoltà ho aperto un caffè letterario: una piccola libreria “di quartiere” che aspira a diventare un punto di riferimento culturale nella mia area, all’interno di un municipio grande come una città. Mi sono inserita in questo “percorso virtuale” che auspicavo prima e che spero si possa concretizzare, instaurando un dialogo più assiduo e soprattutto strutturato con il Municipio. Credo fermamente che nell’amministrazione locale debba prevalere la competenza al servizio della comunità, e non della politica in quanto soggetto astratto. Contano le persone e i fatti, non le bandiere o le promesse. Ed è fondamentale la volontà di dialogare sempre con tutti, dare la possibilità ai cittadini, di qualsiasi tipo, di accedere a tutte le informazioni e alle opportunità che ci sono. E’ necessario creare delle sinergie fra “l’ufficio” e l’esterno, che sia un’associazione, un’attività commerciale, un semplice cittadino; abbattere tutte le barriere possibili della burocrazia e rifondare il senso di partecipazione civica.

Maria Grazia Umbro
Blue Room (libreria e caffè letterario)

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