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Campidoglio contro Regione: la verità sulla situazione rifiuti a Roma

Campidoglio contro Regione: la verità sulla situazione rifiuti a Roma

Nelle ultime settimane a Roma la situazione rifiuti è andata fuori controllo, con strade ricolme di spazzatura e cittadini imbestialiti; nel frattempo la sindaca tentava di addossarne le responsabilità principali alla Regione Lazio, che con un’ordinanza del 5 luglio è intervenuta a supporto visto il conclamato stato di emergenza e il rischio sanitario che si andava configurando; ma perché Roma versa in queste condizioni? e, soprattutto, a chi vanno imputate le responsabilità amministrative e politiche?

Raccogliendo un po’ di documentazione e cercando di tirare le fila della questione provo a fornirvi un quadro riassuntivo, che spero possa esservi utile per poter rispondere a queste domande e permettervi di giudicare quello che sta accadendo; prima, però, 2 premesse necessarie:

  • non sono un esperto della materia, quindi la maggior parte di quello che leggerete è frutto di una ricerca che ha riguardato media locali e nazionali e le dichiarazioni pubbliche dell’assessore regionale Massimiliano Valeriani e dell’ex-assessora capitolina Estella Marino, che considero tra le persone più preparate e competenti e che hanno diretta esperienza della situazione;
  • sapete tutti da che parte sto e quanto io disistimi la sindaca di Roma Virginia Raggi; tuttavia cercherò di fornirvi un racconto il più oggettivo possibile: la drammatica situazione dell’immondizia a Roma parte con la Raggi? No di certo. Le responsabilità in merito sono tutte ed esclusivamente sue? Certo che no… tuttavia, se in 3 anni cambi i vertici AMA per ben 6 (sei!) volte, l’assessore competente 3 volte, se non hai un minimo di progettualità e affronti la situazione in maniera demagogica e ideologica (secondo l’opinione non mia, ma della sua stessa ex-assessora Paola Muraro), qualche responsabilità devi pur prendertela! Ma andiamo con ordine…

GLI IMPIANTI
Il ciclo dei rifiuti si compone di 3 fasi principali: la raccolta, il trattamento e lo smaltimento; in queste settimane a Roma la parte che è andata in grossa sofferenza è stata quella del trattamento, a causa soprattutto dello stato di manutenzione dei due impianti denominati “Malagrotta 1” e “Malagrotta 2” (da non confondersi con l’omonima discarica di cui parleremo più avanti), che si è aggiunto alla problematica dell’inutilizzo del TMB (impianto di Trattamento Meccanico Biologico) di via Salaria in seguito all’incendio di dicembre.

Roma dunque sconta una carenza di impianti, che già in condizioni normali non riescono a soddisfare il fabbisogno della città: ma chi dovrebbe progettare e realizzare tali impianti? In molti in questo periodo hanno addossato queste responsabilità alla Regione e alla mancata approvazione del Piano Rifiuti; premesso che il Piano sarà approvato a breve e che comunque nel frattempo è vigente quello precedente, va ribadito che il piano NON toglie i rifiuti dalle strade né decreta la realizzazione di nuovi impianti, ma definisce le politiche generali di gestione dei rifiuti e il fabbisogno delle varie aree, determinando di conseguenza i parametri per gli impianti di trattamento e smaltimento.

Spetta poi alla Città Metropolitana (leggi Virginia Raggi) individuare le cosiddette “aree bianche”, in cui aziende pubbliche, come l’AMA, o private possono proporre la realizzazione di impianti che devono poi essere AUTORIZZATI dalla Regione; sapete quanti impianti sono stati proposti e progettati dall’amministrazione Raggi in 3 anni? Indovinato: zero! Primo problema e prima responsabilità.

In merito agli impianti, bisogna ricordare che i TMB, le discariche e gli inceneritori servono per trattare e smaltire i rifiuti indifferenziati, che Roma produce in quantità smisurata (parliamo di 3.000 tonnellate al giorno!) e che durante l’amministrazione Marino si tentò di ridurre drasticamente soprattutto spingendo sulla differenziata, che passò in 2 anni dal 30,5% al 41,5, con un aumento dell’11% (tanto per capirci: nei 2 anni di amministrazione Raggi l’aumento è stato del 3,1 appena: secondo problema e seconda responsabilità! – i dati sono stati verificati e commentati dall’Agenzia AGI, come potete leggere qui). Questi risultati si ottennero anche con l’estensione del “porta a porta” a circa un milione di cittadini e con il passaggio dalla differenziata a tre frazioni a quella a cinque, aggiungendo cioè la raccolta specifica di vetro e umido: un processo che molti criticarono come un’inutile complicazione ma che invece come detto ha portato importanti risultati.

LE PRECEDENTI AMMINISTRAZIONI
A proposito di discariche: buona parte della responsabilità dell’attuale situazione viene addossata alla chiusura della discarica di Malagrotta nel settembre del 2013, che sarebbe avvenuta in maniera avventata e senza preparare una vera alternativa. A questo proposito andrebbe ricordato che per quella discarica avevamo una procedura di infrazione da parte dell’Europa che da anni ne imponeva la chiusura e a causa della quale il Comune di Roma NON poteva partecipare a bandi europei, con conseguente notevole danno economico.

In quanto all’alternativa, è chiaro che impianti di questo tipo non si realizzano in pochi mesi, ma “nel 2015 Ama aveva un piano industriale serio con dentro, lungo i 15 anni di affidamento del contratto di servizio, gli investimenti per realizzare gli impianti. C’era la progettazione di alcuni impianti già avviata, e addirittura per un primo impianto di compostaggio era già stato avviato l’iter autorizzativo. Nel mentre erano state fatte tutte le gare (gare pubbliche) per gestire il periodo di transizione, conferendo ad altri impianti, anche all’estero.
Contro tutto questo i grillini si sono prima scagliati dall’opposizione cavalcando qualunque protesta, poi una volta al governo della città hanno bloccato tutti i procedimenti in corso e poi smontato tutto: Ama, il piano industriale, i progetti in corso, e non sono nemmeno riusciti a rifare le gare per gestire la perdurante fase di transizione. (…)
Un applauso al loro furore ideologico a fini esclusivamente propagandistici che li ha portati a scoprire oggi che bisogna fare esattamente quello che si erano ritrovati tra le mani già avviato, ed hanno distrutto” (da un post su FB di Estella Marino del 9 luglio).
Terzo problema e terza responsabilità!

Anche l’ex-sindaco Marino, rispondendo ad un fazioso e impreciso articolo di Travaglio, si è espresso recentemente in merito a questi impianti, già progettati ma poi annullati da Virginia Raggi e i suoi: “Ad esempio, acquistai un nuovo tritovagliatore. Venne definito dai media “il giocattolo di Marino” e l’opposizione del M5S affermò che non lo avrebbe utilizzato. Oggi è a Ostia ed è utilizzato al massimo regime per la crisi in atto (senza di esso ci sarebbero ogni giorno altre 300 tonnellate abbandonate sul suolo di Roma). Ma soprattutto feci approvare la realizzazione di nuovi Ecodistretti iniziando con un biodigestore per la produzione di gas dai rifiuti umidi (come i rifiuti alimentari) che a Roma ammontano a quasi 500.000 tonnellate/anno. Con essi si sarebbe trasformato un problema in ricchezza”; qualche giorno prima aveva già accennato alla “frustrazione di vedere cancellato il piano e gli investimenti per una serie di impianti che stabilimmo nel 2014-2015 e che, se non fossero stati cancellati oggi utilizzerebbero una parte significativa delle 500.000 tonnellate/anno di rifiuti umidi per produrre gas. Quegli impianti, chiamati biodigestori, avrebbero trasformato i rifiuti in ricchezza. Tra l’altro non si tratta di un’idea originale ma di una tecnologia utilizzata in circa 80 paesi del mondo, dall’Asia, all’Europa, agli Stati Uniti. Ad esempio solo la California ha 30 impianti di questo tipo, lo Stato di New York 13, e gli Stati Uniti nel loro insieme trasformano in biogas oltre 10.000 tonnellate/anno di rifiuti umidi.”

GLI IMPIANTI DI STOCCAGGIO PROVVISORIO
C’è un’altra questione di un qualche interesse, sollevata dal giornalista Antonio Maria Mira sull’Avvenire il 5 luglio: “Roma non solo non ha impianti per la gestione ordinaria dei rifiuti, ma neanche per affrontare le emergenze, come quella attuale. Sono i siti di stoccaggio provvisorio, impianti banali, vasche di cemento o capannoni col fondo impermeabilizzato. Ogni città italiana ne ha almeno uno da utilizzare quando c’è un guasto a un impianto o quando si ferma per manutenzione. Proprio come sta accadendo a Roma, col TMB di Malagrotta che lavora 500 tonnellate in meno. In questi siti temporanei vengono portati i rifiuti raccolti dalle strade, e devono operare finché l’impianto non viene riparato e si torna alla normalità. Ma a Roma non ce n’è neanche uno. E sarebbero preziosissimi. (…)

Ancora una volta Roma sconta i ritardi ed è in mano alle decisioni degli altri. E a lungo, visto che non ha impianti, che vanno progettati e costruiti. Per un termovalorizzatore ci vogliono 7 anni, per un impianto di compostaggio 3 anni, per una discarica 6 mesi. Troppo per l’emergenza in atto. Ma in pochi giorni si potrebbero almeno realizzare i siti di stoccaggio temporaneo. E togliere così i rifiuti dalle strade, scongiurare rischi sanitari, e affrontare con tranquillità lo stop di Colleferro. Ma nessuno ne parla.”
Quarto problema e quarta responsabilità della sindaca Raggi!

L’ORDINANZA DELLA REGIONE
Pochi giorni fa, dunque, la Regione Lazio ha emanato un’ordinanza urgente, valida fino al 30 settembre, che interviene nei confronti degli impianti di trattamento e smaltimento di tutto il Lazio (massimizzando la ricezione dei rifiuti della capitale) ma soprattutto di AMA, affinché attraverso delle operazioni straordinarie rigidamente calendarizzate affronti e risolva lo stato emergenziale: entro 48 ore pulizia delle aree in prossimità di siti sensibili, entro 7 giorni raccolta dei rifiuti in strada e collocamento di 300 nuovi cassonetti, garantire la raccolta anche nei giorni festivi, ecc. (se volete potete leggere il testo integrale dell’Ordinanza qui).

L’osservazione che in molti hanno fatto, spesso in modo strumentale, è stata: perché la Regione, se poteva, non è intervenuta prima? Bisogna tener presente che il D. Lgs. 152/2006 prescrive che le Regioni possano intervenire in materia del ciclo di rifiuti nelle competenze che sarebbero dei comuni solo a fronte di situazioni eccezionali e di emergenza, ma ancora a metà giugno l’amministrazione Raggi dichiarava che a Roma non esisteva un’emergenza rifiuti! solo il 28 giugno l’AMA ha comunicato alla Regione Lazio con una nota ufficiale che alcuni fattori critici (di cui abbiamo parlato precedentemente) necessitavano di provvedimenti urgenti, mentre il 1° luglio una nota dell’Ordine dei medici di Roma segnalava il serio rischio per la salute derivante dalla stato dei rifiuti non raccolti in città. Dunque la Regione è potuta intervenire solo successivamente, e lo ha fatto con rapidità e risolutezza. Vedremo quali effetti avrà l’ordinanza, che comunque ha già portato ad un miglioramento della situazione per le strade di Roma.

L’AMA
Un’ultima questione: l’ordinanza della Regione impone anche che AMA approvi a breve i bilanci 2018 e 2017 (sì, avete letto bene: si deve ancora approvare il bilancio di DUE ANNI FA!), sui quali è in corso una partita che sta lacerando l’amministrazione capitolina e che ha già portato tra l’altro alle dimissioni a febbraio dell’ex-assessora Montanari e, recentemente, del generale Silvio Monti, che solo un mese fa la sindaca aveva messo a dirigere il Dipartimento Tutela ambiente del Campidoglio.
L’AMA è una società allo sbando: basti pensare, sono dati ufficiali, che solo il 58% dei mezzi è operativo, mentre la qualità del servizio offerto, a fronte di una tariffa tra le più alte d’Italia, è assolutamente inadeguato e sotto gli occhi di tutti.

Tutto questo nasce con l’amministrazione Raggi? Lo ripeto: no. Ma la sindaca amministra Roma da 3 anni, durante i quali è di tutta evidenza che non c’è stata alcuna capacità non solo di programmare ma nemmeno di gestire la municipalizzata e più in generale la situazione rifiuti. Roma è senza assessore ai rifiuti da ormai 6 mesi, la sindaca ha cambiato i vertici AMA non si sa più quante volte e, come visto, si deve ancora approvare il bilancio di 2 anni fa.

Insomma, possiamo concludere con le parole dell’assessore Valeriani: “In 3 anni Roma non ha né progettato né realizzato un solo impianto, l’Ama è allo sbando, non c’è un Assessore ai rifiuti, non c’è una strategia per uscire dall’emergenza. (…) L’unica ricetta sperimentata è portare in giro per l’Italia e l’Europa i rifiuti con dei costi pazzeschi che pagano i romani in tariffa. Noi siamo pazienti, destiniamo risorse finanziarie e strumenti di Legge alla gestione dei comuni. C’è chi ne fa buon uso e chi no, prigioniero delle proprie paure, delle proprie incapacità e della propria arroganza. Per governare bene ci vuole coraggio, amore, competenza e pure tanta umiltà.

Foto da Il Post

Car sharing: il VII Municipio figlio di un dio minore

Car sharing: il VII Municipio figlio di un dio minore

In attesa che venga inaugurata la Ciclabile della Tuscolana (sulla quale tanto è stato detto e scritto e in merito alla quale permangono tante perplessità, con le quali a breve avremo modo di confrontarci sul campo), viene spontaneo chiedersi perché l’amministrazione comunale e municipale non cerchino di potenziare altre forme di mobilità sostenibile, prima tra tutti il car sharing.

Come sicuramente saprete a Roma ci sono diverse realtà che offrono il servizio di car sharing, ossia la possibilità di usufruire di auto distribuite sul territorio comunale pagando il tempo di utilizzo tramite l’apposita app, tra le quali le principali sono Car2Go ed Enjoy; ebbene, vi sembra normale che uno strumento che dovrebbe favorire la mobilità alternativa, disincentivare l’uso dell’auto privata e ridurre l’inquinamento lasci COMPLETAMENTE scoperti i quartieri più popolosi di Roma?!

Sia Car2Go che Enjoy, infatti, pur permettendo di muoversi in tutto il territorio comunale, non consentono di lasciare e riprendere le auto oltre un limite posto all’altezza di Arco di Travertino, escludendo di fatto la maggior parte del VII Municipio: parliamo di circa 200.000 abitanti, impossibilitati ad usufruire di un servizio che è sì privato, ma svolto in convenzione con il Comune di Roma. Dunque, cosa aspettano il Comune e il VII Municipio a fare in modo che una fetta così importante della cittadinanza possa usufruire del car sharing?! Nel 2015, quando ero consigliere municipale, depositai una proposta di risoluzione, poi votata in consiglio, che chiedeva di estendere tale area almeno fino a viale Palmiro Togliatti, così come inizialmente previsto per Car2Go (ve ne parlai qui): come molti altri, anche questo documento è rimasto lettera morta…

sindaca Raggi, presidente Lozzi, vogliamo fare qualcosa?! O dobbiamo credere che per questa amministrazione promuovere una mobilità alternativa e sostenibile significhi soltanto qualche ciclabile in più?

Ma intanto anche tu che leggi puoi fare qualcosa: ho creato una petizione sul sito change.org, per chiedere che la sindaca e la presidente del Municipio VII intervengano presso i servizi di car sharing in convenzione per allargare l’area operativa almeno ai quartieri Tuscolano e Cinecittà: puoi firmarla (e farla firmare) cliccando questo link:
Petizione car sharing


Particolare dell’area operativa del servizio Car2Go

Il 21 dicembre ero felicissimo

Il 21 dicembre ero felicissimo

Il 21 dicembre 2017 la sindaca Virginia Raggi e il vicesindaco (nonché assessore alla cultura) Luca Bergamo annunciavano in pompa magna una bellissima proposta: la MIC, una card annuale che avrebbe permesso ai romani di accedere liberamente ai musei civici al costo irrisorio di 5€ l’anno…

Nonostante la mia nota disistima per la sindaca dovetti ammettere che era una proposta eccellente: come annunciato nella conferenza stampa dalla primavera 2018 i romani avrebbero potuto riappropriarsi dei loro musei, tra i quali i Capitolini, l’Ara Pacis, i Mercati di Traiano e la Centrale Montemartini, godendo anche delle molte mostre che vengono allestite al loro interno.

Un provvedimento culturale di grande valore, che andava nella direzione di riscoprire i musei NON come posti da visitare una volta nella vita, ma come luoghi familiari da frequentare, vivere, scoprire un poco alla volta; oltretutto l’idea mi piacque molto perché finalmente si pensava a qualcosa in ambito culturale rivolto esclusivamente a noi romani.

Ebbene, la primavera è passata, è iniziata l’estate ma della MIC non si ha ancora alcuna notizia! non solo non è stata attivata, ma alla biglietteria dei Musei Capitolini (che ho interpellato più volte, l’ultima delle quali qualche settimana fa) dicono che non hanno ancora ricevuto alcuna disposizione in merito e che probabilmente ci vorrà ancora qualche mese.

Ma si può annunciare un provvedimento che richiede soltanto operazioni minime e semplici, sbandierarlo ai quattro venti, prendersi tutti i complimenti e dopo SEI MESI non si vede ancora nulla?!

Io mi sento molto preso in giro, e voi?!

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Roma è sempre più Retake!

Roma è sempre più Retake!

Cari amici, voglio iniziare l’anno nuovo con una nota positiva, portandovi a conoscenza di una nuova bellissima iniziativa targata RetakeRoma, il movimento che sta compiendo una rivoluzione culturale a Roma e di cui vi ho già parlato in passato (se ancora non li conoscete qui trovate il sito ufficiale).

La cosa che mi è sempre piaciuta di più dell’azione di Retake, al di là delle quotidiane operazioni di ripristino del decoro, è la costante attività di (ri)educazione e sensibilizzazione nei confronti di tutti i cittadini, a partire dai più piccoli nelle scuole: Retake punta a far comprendere a ogni cittadino che una città migliore, più pulita, bella e vivibile, NON dipende solo dall’amministrazione ma anche e soprattutto dai nostri comportamenti quotidiani.

Insomma, OGNI romano è responsabile del decoro e della bellezza di Roma, a cominciare dai commercianti, che sono continuamente sensibilizzati per porre in essere pratiche virtuose e occuparsi di un piccolo spicchio di territorio, il “proprio”, e anche consigliati e aiutati dai volontari nel corso delle migliaia di eventi messi in campo.

Proprio ai commercianti si rivolge un’iniziativa partita da pochi giorni e denominata “inRetake”: i negozianti che decideranno di aderire e si impegneranno a curare e manutenere le proprie pertinenze su strada e i propri prospetti, mantenendoli liberi da scritte vandaliche e affissioni abusive, e ovviamente a non utilizzare volantinaggio illegale o pubblicità abusive, riceverà una vetrofania distintiva da apporre in vetrina, entrando nel circuito di promozione offerto gratuitamente da Retake e godendo di un marchio virtuoso facilmente riconoscibile. I commercianti ovviamente riceveranno anche l’opportuna assistenza per una facile e poco impegnativa manutenzione della propria area! (clicca qui per ulteriori dettagli)

A me sembra una bellissima idea (non è un caso se proprio con il gruppo Retake Appio Latino-Tuscolano quando ero consigliere stavamo progettando un’iniziativa simile per i commercianti del VII Municipio, ma purtroppo la prematura fine della consigliatura bloccò tutto), che potrebbe sensibilizzare molte persone e rendere Roma più bella e più vivibile… voi che ne dite, mi aiutate a diffonderla?!

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Di fede e patatine

Di fede e patatine

Nelle ultime settimane avrete probabilmente letto qualcosa in merito alle polemiche sollevate dall’apertura nel quartiere di Borgo Pio, a pochi metri da San Pietro, di un nuovo fast-food della catena McDonald’s; il comitato di quartiere aveva addirittura scritto al papa, perché intervenisse per bloccare l’operazione (il nuovo punto ristoro ha infatti sede all’interno di un palazzo di proprietà della Santa Sede).

Ora, chi mi segue da un po’ sa quanto io abbia a cuore il tema del decoro e la tutela del patrimonio storico e culturale, ma in questo caso mi sembra che più che cercare di difendere “l’identità artistica, culturale e sociale del rione”, come ha scritto lo stesso Cdq, si sia intrapresa una battaglia ideologica contro quello che viene visto come un simbolo del capitalismo e della globalizzazione, che andrebbe contro i valori della tradizione nostrana.

Non consiglierei a nessuno di mangiare al Mc tutti i giorni (ma nemmeno tutte le settimane!), ma da qui a demonizzarlo ce ne passa, soprattutto nelle aree più turistiche, dove molti possono trovare comodo avere la possibilità di mangiare in poco tempo e con pochi soldi… proprio come accade a molti di noi quando vanno in vacanza all’estero.

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Ma gli aspetti più importanti sono che McDonald’s dà lavoro a tantissime persone qui in Italia, rispettando le leggi sul lavoro e i contratti di categoria; per i suoi prodotti utilizza materie prime italiane, quindi anche l’indotto non è da sottovalutare; e infine, come potete vedere dalle foto, l’esterno del locale è curatissimo e pulito, con un’insegna sobria e senza alcun elemento di disturbo all’esterno: ecco, ora confrontatelo con i centinaia di negozietti di paccottiglia che invadono il nostro centro storico, per non parlare delle mille bancarelle, camion-bar e compagnia bella… chi è che deturpa davvero la nostra area più turistica, distruggendone “l’identità artistica”?!

Un’ultima considerazione, sul solito modo sensazionalistico e d’effetto con cui la stampa riporta le notizie: nel titolo del sito di Repubblica si commentava con “Il colosso delle patatine nel cuore della cristianità”; ma perché, la religione cristiana, che pure credevo di conoscere bene, vieta i fritti?! … insomma c’è una guerra santa contro i trigliceridi e io non lo sapevo!

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La nascita della periferia romana

La nascita della periferia romana

Sono venuto a sapere (purtroppo con molto ritardo) di una interessantissima mostra fotografica in corso al Museo di Roma in Trastevere: “ABITARE A ROMA in periferia. Fotografie di Rodrigo Pais nella seconda metà del ‘900”, che grazie agli affascinanti scatti del fotografo romano scomparso nel 2007 ci mostra una Roma che molti conoscono solo dai film del neorealismo o dalle commedie di Totò e Peppino; “una testimonianza storica, culturale e sociale di una grande metropoli ma altresì della quotidianità che senza l’obiettivo fotografico e la sensibilità di Pais sarebbe perduta”.

L’allestimento è organizzato in tre sezioni, che ricostruiscono lo sviluppo edilizio dagli anni ’50 agli anni ’90, le lotte per il diritto alla casa e le condizioni di vita nelle periferie, in particolare nelle baraccopoli (come quelle del Parco degli Acquedotti o di via del Mandrione).

La mostra termina il 15 gennaio: dunque rimane poco tempo, ma ci sono ancora due week-end e un giorno di festa per approfittare di questa buona occasione per ricordare (o scoprire) la nostra città com’era qualche decennio fa attraverso gli occhi di Pais; con una motivazione in più per noi del VII, perché, come dimostra la copertina del catalogo della mostra, gli scatti relativi ai quartieri Tuscolano-Don Bosco sono davvero belli! (qui trovate orari, prezzi e tutte le info pratiche)

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Abbattiamo i botti!

Abbattiamo i botti!

Sarà che li ho sempre considerati una cosa inutile, dispendiosa e pericolosa, ma sono molto favorevole alla campagna di divieti dei botti di Capodanno, che ha coinvolto ad oggi circa 850 comuni in tutta Italia (clicca qui per saperne di più).

I petardi e i “botti” di Capodanno in genere spaventano (a volte a morte) gli animali e il più delle volte anche i bambini, causano ogni anno decine di incendi domestici e, soprattutto, molti feriti, anche gravi… senza contare lo schifo che rimane nelle strade e sui marciapiedi nei giorni successivi.

Visto che la nostra commissariata città non è tra quelle che li hanno vietati dobbiamo organizzarci da noi, cercando di sensibilizzare amici e conoscenti per fare in modo che almeno quest’anno prevalga il buon senso e anche i romani scelgano di salutare l’arrivo del 2016 in modi più intelligenti e meno pericolosi…

Che ne dite?!

P.S.
Se avete animali domestici qui trovate qualche consiglio utile!

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4 passi nella storia… gratuiti e anche guidati!

4 passi nella storia… gratuiti e anche guidati!

Mercoledì prossimo, 2 dicembre, presso la Sala Rossa del VII Municipio (Piazza di Cinecittà 11, IV piano) alle ore 16 la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali presenterà il progetto “Quattro passi nella storia… e un tuffo nella natura“, attraverso il quale intende valorizzare il Museo delle Mura di Porta San Sebastiano e il complesso della Villa di Massenzio sulla via Appia Antica, tramite visite guidate gratuite ed attivitá legate al recupero della memoria e alla diffusione di valori culturali legati alla propria realtà territoriale.

L’incontro si terrà in conseguenza di una mozione che ho proposto in Commissione Cultura, con la quale ci siamo recati in sopralluogo proprio al Museo delle Mura, un luogo affascinante ed evocativo che permette di leggere con immediatezza molti aspetti della storia di Roma ma che purtroppo è visitato da pochissimi romani e ancora sconosciuto ai più, anche tra i residenti dei quartieri vicini.

Il progetto è rivolto in particolar modo alle scuole, ai Comitati di Quartiere e ai Centri anziani ma l’incontro di mercoledì è aperto a tutti e potrebbe essere una buona occasione di conoscenza di due siti archeologici di grande valore e davvero unici: chi viene?!

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Il tuo documento può salvare una vita

Il tuo documento può salvare una vita

Finalmente ci siamo: da ieri in tutta Roma è possibile diventare donatori di organi e tessuti  facendo inserire l’apposita dicitura sulla Carta d’Identità al momento del rilascio o del rinnovo; un gesto semplicissimo che, non serve sottolinearlo, può salvare delle vite.

Roma diventa così la prima città metropolitana in cui esiste questa possibilità, fino ad oggi relegata soltanto ad un’apposita registrazione presso le ASL; ma quanto il canale della Carta d’Identità sia vincente lo dimostra la sperimentazione del I Municipio: circa 2.700 adesioni in 7 mesi, più di quelle registrate nelle ASL in quindici anni!

Ora si può fare in tutti i Municipi e sono certo che ancora una volta noi romani ci dimostreremo campioni di generosità… decidendo di donare qualcosa che a noi non servirà più ma che per qualcuno può significare davvero una vita nuova!

Donazione organi

Buone pratiche culturali

Buone pratiche culturali

Qualche giorno fa ho avuto la fortuna di assistere allo spettacolo che si tiene ogni sera presso il Foro di Augusto, intitolato “Foro di Augusto. 2000 anni dopo”, voluto dall’Amministrazione Capitolina in occasione del bimillenario della morte del primo imperatore di Roma.

Il progetto, realizzato dall’équipe di Piero Angela e Paco Lanciano, propone una lettura diacronica del sito, ricostruito nelle sue fasi storiche attraverso proiezioni grafiche, fasci di luce colorata e laser; il tutto per 3 volte ogni sera, fino al 27 settembre (maggiori info qui).

Se consideriamo che in soli 2 mesi il Comune ha già recuperato circa la metà dell’investimento (in totale circa 800.000 €), che ogni sera c’è il tutto esaurito e che un po’ di giovani hanno avuto per qualche mese l’occasione di un nuovo lavoro credo sia stata fatta un’ottima operazione culturale e turistica per la Città, che dimostra ancora una volta che la Cultura (quella vera! che unisce conoscenza a divulgazione, che sfrutta le nuove tecnologie, che si apre al vasto pubblico) può e deve essere per Roma la via del rilancio a livello internazionale e che non dobbiamo accontentarci soltanto di quello che già abbiamo, adagiandoci pigramente sul già fatto e già visto.

Andateci… poi mi direte se ho ragione o no!

Foro di Augusto