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DaSud e la percezione del fenomeno mafioso presso i giovani romani

DaSud e la percezione del fenomeno mafioso presso i giovani romani

La scorsa settimana l’Associazione antimafie daSud* ha presentato i risultati di un’indagine condotta tra febbraio e aprile tra 600 ragazzi romani dai 16 ai 18 anni, avente ad oggetto “La percezione del fenomeno mafioso in relazione alla droga e alla sicurezza tra gli studenti romani” e dal quale “emerge una significativa difficoltà a distinguere tra criminalità comune, criminalità organizzata e criminalità organizzata di stampo mafioso, e ancora una sottovalutazione della presenza di organizzazioni mafiose nella città di Roma” (qui trovate il testo integrale del rapporto).

CRIMINALITA’ E SPACCIO
L’analisi delle risposte fornite dai ragazzi offre un quadro in cui è evidente una sostanziale mancanza di conoscenza del mondo del crimine organizzato nella capitale, a cominciare dalle principali fonti di guadagno e approvvigionamento economico: quasi il 30% indica infatti nello spaccio di sostanze stupefacenti la principale fonte di arricchimento dei clan (un dato evidentemente influenzato dalla rilevanza che tale tema riveste agli occhi degli adolescenti, anche in conseguenza della diffusione negli ultimi anni di numerosi film e serie tv ad esso collegati), mentre risultano molto sottovalutati o quasi ignorati reati quali l’usura, il riciclaggio e il gioco d’azzardo.

Ancora a proposito dello spaccio di sostanze stupefacenti alcuni risultati sono degni di attenzione: quasi la metà degli intervistati ritiene pericoloso spacciare droga, circa un quarto lo giudica immorale mentre uno su cinque pensa che possa essere giustificabile in alcune condizioni (e il 2,9% addirittura coraggioso!); in generale, spacciare droghe, anche “leggere”, è considerato dannoso per la comunità, ma non tanto quanto non differenziare i rifiuti (72,2 contro 80,3%), “un dato sicuramente frutto della maggiore incisività degli sforzi educativi fatti finora per sensibilizzarli rispetto a quest’ultimo tema”.

ROMA CITTA’ SICURA?
La maggior parte dei ragazzi giudica Roma una città sostanzialmente piuttosto sicura (un dato comunque abbastanza variabile in funzione del genere, della nazionalità e della zona di residenza), elemento che contribuisce ad evidenziare “lo scarso allarme dei giovani romani rispetto alla presenza di infiltrazioni mafiose in città, tanto che lo spaccio di droga, precedentemente indicato come principale atto illecito perpetrato dalla mafie, non suscita la stessa insicurezza che invece suscitano il degrado urbano e la microcriminalità. Molto significativo anche il dato per cui la maggior parte di coloro che vivono in zone centrali dichiara di non avere un’idea ben precisa di cosa accade, nel bene o nel male, in periferia”. I giovani romani sembrano dunque preoccupati più dai fenomeni di microcriminalità e degrado urbano (considerati i due primi motivi che rendono una città insicura) che dalle organizzazioni criminali, di cui pochi temono di rimanere vittime.

CONCLUSIONI
La conclusione del rapporto è che “gli studenti di Roma hanno un quadro confuso, superficiale e poco informato sulla situazione delle mafie, della droga nella loro città e appaiono inconsapevoli dei rischi connessi per la loro vita presente e futura. Una situazione allarmante, conseguenza” soprattutto della “poca conoscenza e consapevolezza della città, di quel mondo adulto che – neppure dopo le recenti sentenze della magistratura o i fatti di sangue degli ultimi anni – ha saputo o voluto accettare la presenza e il ruolo crescente dei clan a Roma”.

LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI E ALLA CITTÀ DI ROMA
In conseguenza dell’indagine e dell’analisi delle risposte, daSud ha poi redatto e pubblicato una Lettera aperta alle Istituzioni e alla Città di Roma (potete leggere il testo integrale qui), con la quale ha inteso lanciare un grido d’allarme ancora più sentito dopo l’emergenza causata dal Covid-19, considerando che la crisi economica  e la conseguente maggiore scarsità di risorse da parte delle famiglie potranno inevitabilmente far aumentare il fenomeno dell’abbandono scolastico e, fatalmente, la possibilità che molti giovani possano scegliere la strada della criminalità.

Tuttavia non sono evidenziati solo i rischi, ma anche le opportunità che abbiamo davanti; in questo appello daSud chiede con forza e coraggio alle istituzioni e a tutte le componenti educative e formative della città di “scrivere un nuovo patto sociale, a livello cittadino e nazionale che abbia come prioritarie: la scuola, l’antimafia in classe, le periferie e l’antimafia popolare.”

Quattro binari paralleli e interagenti per rispondere alle criticità evidenziate dall’indagine: una scuola che sappia collaborare con le esperienza virtuose del terzo settore per  “affrontare fino in fondo le diseguaglianze e promuovere la circolazione di competenze e opportunità” e all’interno della quale l’antimafia e la legalità siano approfondite realmente, a cominciare da dirigenti e insegnanti; un piano straordinario per le periferie, spesso non-luoghi fatti più di mancanze che di opportunità, che poggi su “servizi pubblici essenziali, una funzione rigeneratrice dell’arte pubblica e un nuovo modello di welfare di prossimità” e che possa avvalersi di “politiche pubbliche che favoriscano l’impegno dei cittadini per il recupero e la valorizzazione di spazi abbandonati, dismessi, inutilizzati perché vengano trasformati in centri generativi e inclusivi per le persone e le comunità”; quarto e ultimo punto, l’antimafia popolare, perché è sempre più necessaria “un’antimafia che sia davvero partecipata, diffusa, un’antimafia realmente popolare”.

ROMA 2021
Ha senso parlare in questi giorni di tali tematiche? Penso proprio di sì, soprattutto in relazione a due fattori distinti: il primo è che, come evidenziato anche da daSud, la crisi economica conseguente alla quarantena sta peggiorando la situazione di molte famiglie “deboli”, creando le condizioni tipiche in cui criminalità e mafie possono facilmente attrarre e irretire nuove leve, soprattutto tra i più giovani, e dunque rendendo ancora più pressante il bisogno di alzare il livello di guardia e programmare opportuni interventi di contrasto.

Il secondo motivo è che in questi giorni sui giornali è di fatto partita la contesa politica che porterà Roma a rinnovare l’amministrazione comunale e dei municipi nella primavera del 2021: il rapporto rende evidente la necessità che tali temi entrino prepotentemente nell’agenda politica e auspicabile che gli interventi proposti da daSud facciano parte del programma elettorale di ogni partito che si proporrà per governare Roma nel prossimo quinquennio.

* Per chi non la conoscesse, così si presenta daSud sul proprio sito web:

Dal 2005 impegnati nel contrasto socio-culturale delle mafie e nella promozione dei diritti, siamo la rete di giornalisti, comunicatori, educatori, operatori del sociale e artisti che nel 2016 ha ideato e avviato dentro una scuola della periferia di Roma il progetto ÀP – Accademia Popolare dell’antimafia e dei diritti: un innovativo progetto educativo, sociale e culturale che nasce dall’esigenza di praticare la trasformazione nei luoghi che più di tutti rischiano di diventare terreno fertile per le mafie.
Da allora, siamo immersi nella sperimentazione di un modello educativo unico in Italia, capace di porsi come osservatorio privilegiato sulle mafie a Roma e in grado di valorizzare il ruolo della scuola come primo presidio di cultura antimafia con l’obiettivo di contrastare la povertà educativa, la dispersione scolastica e la fascinazione dei clan attraverso percorsi mirati pensati per gli studenti e tramite una proposta culturale, alternativa, aperta alla scuola, al territorio e alla città.