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Amministrazione Condivisa dei Beni Comuni: la Regione Lazio in prima linea

Amministrazione Condivisa dei Beni Comuni: la Regione Lazio in prima linea

Si è svolto lunedì scorso un incontro pubblico, organizzato da Archeomitato ed ospitato da AP-Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti, che voleva essere un momento di confronto e riflessione sulla nuova legge approvata recentemente dalla Regione Lazio in materia di Amministrazione Condivisa dei Beni Comuni, cui hanno partecipato numerosi rappresentanti di associazioni e comitati, in particolar modo del VII Municipio.

LA LEGGE
La legge (potete leggere il test integrale qui), la prima in materia da parte di una regione italiana, si propone di promuovere l’amministrazione condivisa dei beni comuni “mediante forme di collaborazione tra l’amministrazione regionale e gli enti locali e i cittadini attivi, finalizzate alla cura, alla rigenerazione e alla gestione condivisa degli stessi” ed è incentrata su alcuni punti cardine che ne rappresentano i veri punti di forza:
vantaggi economici e contributi nei confronti delle amministrazioni locali e dei cittadini;
percorsi formativi per i dipendenti pubblici, gli studenti ed i cittadini attivi “idonei a diffondere la cultura della collaborazione civica, a sviluppare le competenze necessarie per l’amministrazione dei beni comuni, a conoscere e a promuovere le buone pratiche e ad accompagnare la costruzione di nuovi percorsi”;
– promozione della “sostenibilità delle decisioni assunte nell’ambito del rapporto di collaborazione, che non ingenerino oneri superiori ai benefici”, affinché sia rispettata una “proporzionalità tra le effettive esigenze di tutela degli interessi pubblici coinvolti e gli adempimenti richiesti“;
– istituzione di un “elenco regionale telematico dei regolamenti degli enti locali sull’amministrazione condivisa, al fine di monitorarne e promuoverne l’adozione”;
– attività di monitoraggio da parte degli organi regionali sull’attuazione e gli effetti della legge.

Come ha affermato Marta Leonori, consigliera regionale e prima firmataria della legge, l’obiettivo era quello di mettersi a fianco dei cittadini e delle amministrazioni locali, fornendo uno strumento che offra procedure chiare e definite su un tema per il quale spesso mancano regolamenti e normative comunali: una “legge-ombrello” che aiuti e tuteli sia i cittadini che i dirigenti pubblici. Sarà previsto un apposito sito web che censisca tutte le esperienze in materia, sia passate che future.

LA TAVOLA ROTONDA
Il dibattito è stato ricco di spunti e riflessioni interessanti, che sarebbe impossibile riportare per intero; vorrei qui però segnalarvi alcune suggestioni e indicazioni fornite dagli ospiti (che mi perdoneranno l’estrema sintesi):
Ivana Della Portella (storica dell’arte e saggista con lunga esperienza nelle amministrazioni locali) si è soffermata in particolare sull’importanza dei Beni Comuni e su come nel tempo sia mutata la loro importanza nella nostra legislazione, ricordando il fondamentale apporto di Stefano Rodotà, decisivo per l’inserimento nella nostra Costituzione del tema della sussidiarietà orizzontale;
Ersilia Maria Loreti (direttrice del Museo delle Mura e del Complesso di Massenzio), che da anni incoraggia le associazioni ad animare i luoghi della cultura da lei diretti, ha raccontato la sua esperienza e le molte difficoltà che si è trovata ad affrontare nel tentativo di includere i cittadini attivi, auspicando che questa legge possa agevolare soprattutto gli aspetti burocratici;
Loris Antonelli (AP- Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti) ha lodato una legge ben scritta e concepita, in cui si nota un’attenzione alle esigenze dei cittadini, troppo spesso imbrigliati da espletamenti burocratici e amministrativi che scoraggiano anche i più volenterosi e che, allo stato attuale, finiscono per essere quasi “vessatori”;
Elena Viscusi (vice-presidente di Retake Roma) si è soffermata in particolare sull’importanza dei percorsi formativi soprattutto per gli amministratori e i dirigenti pubblici, evidenziando anche la necessità che i processi decisionali (e le conseguenti responsabilità) siano chiari e trasparenti;
Annabella D’Elia (presidente del Comitato Mura Latine), infine, ha sottolineato quanto sia fondamentale il momento della valutazione delle varie esperienze, auspicando che la nuova legge possa semplificare ed alleggerire gli iter necessari all’organizzazione di iniziative e all’amministrazione condivisa dei Beni Comuni.

IL DIBATTITO
Dando qualche minuto di tempo agli interventi del pubblico, abbiamo avuto il piacere di ascoltare la riflessione di Gregorio Arena (presidente di Labsus, che da anni è in prima linea sul tema ed ha partecipato alla redazione del regolamento della città di Bologna, al momento adottato da più di 200 comuni), che ha evidenziato come qui non si parli solo di “manutenzione”, ma di un “prendersi cura” per cui i cittadini non sono semplici tappabuchi delle carenze dell’amministrazione, ma ne condividono a tutti gli effetti le responsabilità nei confronti dei beni pubblici, che possono e devono diventare BENI COMUNI.

IL VOSTRO CONTRIBUTO
In Regione si sta lavorando in questi giorni ai regolamenti attuativi della legge, che potranno recepire le osservazioni scaturite dal nostro incontro; se qualcuno di voi avesse qualcosa da dire in merito, lasci un commento: sarà mia premura farlo pervenire a Marta e a quanti stanno lavorando per dare ai cittadini e alle amministrazioni del Lazio uno strumento ancora più efficace e utile per quanti di noi si (pre)occupano di Beni Comuni!

Da sinistra a destra: Loris Antonelli, Ersilia Maria Loreti, il sottoscritto, Marta Leonori, Ivana Della Portella, Annabella D’Elia e Elena Viscusi

La Sanità nel Lazio: qualche dato reale contro bufale e fake-news

La Sanità nel Lazio: qualche dato reale contro bufale e fake-news

E’ opinione corrente, soprattutto tra i meno attenti alle vicende politiche regionali, che il comparto sanità del Lazio sia uno dei peggiori del paese, con una serie di problemi che, immancabilmente, vengono imputati al presidente Nicola Zingaretti. Nelle ultime settimane, ad esempio, è rispuntata sui social una infografica che elenca alcuni risultati negativi soprattutto in merito alla presunta chiusura di ospedali nel Lazio e alla conseguente perdita di posti letto (infografica smentita, dati alla mano, dal sito bufale.net, come potete leggere qui).

Il tema è molto attuale ed è di quelli che più fanno scaldare gli animi quando se ne parla, perché va a incidere sulla quotidianità delle persone, spesso in frangenti di disagio e sofferenza: l’amministrazione Zingaretti ha migliorato la sanità nel Lazio o le ha dato il colpo di grazia?!

Il Commissariamento
Partiamo da un dato fondamentale: la Sanità delle Regione Lazio è stata commissariata a partire da 12 anni fa, essendosi creato un “buco” di circa 10 miliardi di euro, con un disavanzo annuale che viaggiava intorno ai 2 miliardi (!). In questi 12 anni il commissariamento (che comporta una forte limitazione della spesa e impegni economici stringenti, legati ad un piano di rientro del debito) ha pesato in maniera preponderante sul comparto sanitario, costituendo un fardello pesantissimo che ha influito sulle tasche dei laziali e sulle prestazioni sanitarie erogate; ecco alcuni esempi:
extra-ticket: per anni abbiamo pagato il ticket più alto d’Italia, a causa dell’extra-ticket imposto dalla gestione commissariale e che è stato abolito proprio dalla giunta Zingaretti a partire dal 1° gennaio 2017;
turnover: per un lungo periodo la Regione è stata impossibilitata a reintegrare le unità in pensionamento con nuovo personale; vi basti pensare che nel 2013 le assunzioni sono state soltanto 68, mentre nel biennio 2017/2018 tra stabilizzazione dei precari e nuovi contratti si è arrivati a 2.800. Ma questi anni di mancate assunzioni hanno significato un devastante decremento del personale: uno degli effetti più evidenti è stato l’innalzamento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie, che sono ancora evidentemente troppo elevati. Tuttavia nel 2019, dopo 12 anni, il rapporto tra il personale in uscita e quello in entrata tornerà per la prima volta in positivo, con l’assunzione di 2000 unità avviate nel solo primo semestre: un risultato importante e non scontato che nel medio termine inciderà positivamente anche sui tempi di attesa.

Ospedali: si chiude o si apre?
Altra questione su cui l’amministrazione Zingaretti è spesso attaccata è la chiusura di alcuni ospedali o presidi medici; anche qui, ovviamente, il commissariamento è stato fagocitante, ma è bene ricordare che la chiusura di alcune strutture è stata deliberata nel 2010 (ebbene sì, ogni tanto è vero che la colpa è “di quelli che c’erano prima”), mentre dal 2013, ossia nell'”era Zingaretti”, si è provveduto ad una riorganizzazione territoriale che ha portato tra l’altro anche all’apertura di un nuovo importantissimo polo ospedaliero, quello dei Castelli Romani, nel dicembre del 2018.
Al momento, anche grazie alla legge nazionale 232 del 2016, sono previsti investimenti in edilizia ospedaliera per circa 460 milioni (che interesseranno, tra gli altri, il Grassi di Ostia, l’IFO di Roma, il Nuovo Ospedale Tiburtino, il P.O. di Sora, il Nuovo Ospedale del Golfo, il Nuovo Ospedale di Rieti).

Dati positivi sull’aspettativa di vita e screening
Per concludere, una tabella riepilogativa fornita dalla Regione (che potete visionare o scaricare cliccando qui) ci offre alcuni dati confortanti che mostrano trend positivi in diversi campi: negli ultimi anni per i laziali sono aumentati valori fondamentali come l’aspettativa di vita (che si è allineata a quella nazionale), la sopravvivenza in seguito a infarto o a ictus e, soprattutto, l’erogazione e l’adesione agli screening oncologici, fondamentali nella lotta e nella cura dei tumori.
Un altro elemento cruciale ci dà la misura del miglioramento delle prestazioni sanitarie regionali, quello dei LEA (Livelli essenziali di assistenza), ossia le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire alla cittadinanza; misurati con un valore numerico assoluto, nel Lazio siamo passati dal 114 del 2009 al 180 del 2017, ben al di sopra del punteggio minimo di adempienza, che è fissato a 160.

C’è un solo dato negativo, molto sconfortante: nell’ultimo anno nel Lazio le nascite sono scese per la prima volta sotto le 500.000 unità; ma quello della natalità è un tema nazionale, che ci auguriamo la Politica, prima o poi, si decida ad affrontare con provvedimenti seri ed efficaci. A meno che qualcuno non voglia imputare all’amministrazione Zingaretti anche questa colpa…

P.S.
Se quanto fin qui detto non vi è bastato, vi consiglio un accurato articolo de Il Sole 24 Ore del dicembre 2017, che potete leggere qui.

Car sharing: il VII Municipio figlio di un dio minore

Car sharing: il VII Municipio figlio di un dio minore

In attesa che venga inaugurata la Ciclabile della Tuscolana (sulla quale tanto è stato detto e scritto e in merito alla quale permangono tante perplessità, con le quali a breve avremo modo di confrontarci sul campo), viene spontaneo chiedersi perché l’amministrazione comunale e municipale non cerchino di potenziare altre forme di mobilità sostenibile, prima tra tutti il car sharing.

Come sicuramente saprete a Roma ci sono diverse realtà che offrono il servizio di car sharing, ossia la possibilità di usufruire di auto distribuite sul territorio comunale pagando il tempo di utilizzo tramite l’apposita app, tra le quali le principali sono Car2Go ed Enjoy; ebbene, vi sembra normale che uno strumento che dovrebbe favorire la mobilità alternativa, disincentivare l’uso dell’auto privata e ridurre l’inquinamento lasci COMPLETAMENTE scoperti i quartieri più popolosi di Roma?!

Sia Car2Go che Enjoy, infatti, pur permettendo di muoversi in tutto il territorio comunale, non consentono di lasciare e riprendere le auto oltre un limite posto all’altezza di Arco di Travertino, escludendo di fatto la maggior parte del VII Municipio: parliamo di circa 200.000 abitanti, impossibilitati ad usufruire di un servizio che è sì privato, ma svolto in convenzione con il Comune di Roma. Dunque, cosa aspettano il Comune e il VII Municipio a fare in modo che una fetta così importante della cittadinanza possa usufruire del car sharing?! Nel 2015, quando ero consigliere municipale, depositai una proposta di risoluzione, poi votata in consiglio, che chiedeva di estendere tale area almeno fino a viale Palmiro Togliatti, così come inizialmente previsto per Car2Go (ve ne parlai qui): come molti altri, anche questo documento è rimasto lettera morta…

sindaca Raggi, presidente Lozzi, vogliamo fare qualcosa?! O dobbiamo credere che per questa amministrazione promuovere una mobilità alternativa e sostenibile significhi soltanto qualche ciclabile in più?

Ma intanto anche tu che leggi puoi fare qualcosa: ho creato una petizione sul sito change.org, per chiedere che la sindaca e la presidente del Municipio VII intervengano presso i servizi di car sharing in convenzione per allargare l’area operativa almeno ai quartieri Tuscolano e Cinecittà: puoi firmarla (e farla firmare) cliccando questo link:
Petizione car sharing


Particolare dell’area operativa del servizio Car2Go

Più cultura meno paura

Più cultura meno paura

E’ stato pubblicato nei giorni scorsi il 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese, anticipato da un comunicato stampa intitolato “Le radici sociali di un sovranismo psichico: dopo il rancore, la cattiveria”, che fotografa un paese sfiduciato, timoroso, che sente di vivere peggio dei propri genitori e senza prospettive di crescita, individuali e collettive; quello che tuttavia ha colpito i media, che si sono concentrati particolarmente su questo aspetto, è appunto il “sovranismo psichico”, che “talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria ‒ dopo e oltre il rancore ‒ diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare”.

Stiamo diventando più rancorosi, più incattiviti?! che il clima nel paese non sia dei migliori è sotto gli occhi di tutti, con episodi di intolleranza e rabbia sociale che alcuni politici cavalcano e alimentano, additando nemici/capri espiatori e fomentando delle tensioni ogni giorno più violente; ma, oltre che a una reale crisi economica mondiale che ha condizionato la società occidentale negli ultimi anni, a cosa è dovuto questo clima?

Senza cercare di trovare risposte semplici a questioni complesse, non ho potuto fare a meno di collegare questo rapporto ad un altro, pubblicato qualche settimana fa: il 14° Rapporto di Federculture, che come ogni anno fa il punto sul sistema dell’offerta e della produzione culturale in Italia; e se pensate che sia da radical-chic collegare le 2 cose, considerate quanto incida il livello di istruzione nelle statistiche prodotte dal Censis (alcuni elementi cruciali si possono già trovare nel comunicato stampa citato, che trovate qui).

I dati che riguardano il nostro paese, che rilevano tra l’altro una enorme differenza tra nord e sud, evidenziano in particolare una spesa in cultura da parte delle famiglie italiane ben al di sotto della media Eurozona: 6,6% sul totale dei consumi generali contro 8,5%, ma paesi come la Svezia arrivano all’11%!
A questo primo dato, che mi sembra tutt’altro che marginale in merito al rapporto Censis, si aggiungono elementi allarmanti: il 38,8% degli italiani risulta INATTIVO culturalmente (al sud si arriva a punte di 8/9 cittadini su 10); coloro che in un anno non vanno MAI al cinema e non visitano un museo o un sito archeologico sono circa il 70% degli adulti.

Ma c’è un dato che più di tutti mi sembra poter spiegare molte cose del rapporto Censis: in Italia solo 4 persone su 10 leggono almeno UN libro l’anno!

E dunque sì, penso proprio che molti aspetti preoccupanti emersi dal rapporto Censis siano profondamente legati a quelli evidenziati da Federculture: siamo un paese più rancoroso, più chiuso, più incattivito (soprattutto nei confronti del “diverso”) perché siamo un paese che si sta impoverendo a livello culturale e, spiace dirlo, non mi sembra che le forze al governo siano molto interessate ad un’inversione di tendenza.

Volete fare qualcosa di positivo per il nostro paese? A Natale regalate(VI) LIBRI, regalate(VI) cultura (un biglietto per uno spettacolo teatrale, un concerto, o magari una tessera annuale come quella del Museo di Villa Giulia o l’Appia Card): perché, come disse il poeta, se pensate che la cultura costi tanto non avete idea di quanto ci costerà l’ignoranza!

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Immagini da www.ilsole24ore.com

Finalmente un nuovo cinema

Finalmente un nuovo cinema

Giovedì sera ho partecipato ad una di quelle serate che ti riconciliano con la nostra città, che se da una parte vive probabilmente il suo peggior momento da un punto di vista della vivibilità e del fermento culturale e sociale, dall’altro è ancora in grado di offrire spunti di vera poesia umana, nati da gruppi di visionari che credono che valga la pena impegnarsi per migliorare la situazione “dal basso”.

Succede così che mentre a Roma negli ultimi anni più di 40 cinema hanno chiuso i battenti, nella periferia del VII Municipio, grazie alla disponibilità di una dirigente scolastica illuminata e alla collaborazione del Centro Sperimentale di Cinematografia, gli amici dell’Associazione Antimafie daSud e dell’Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti riescano a mettere in piedi e ad aprire un nuovo cinema, che si inserisce in un percorso più ampio che sta prendendo vita all’interno dell’IIS Enzo Ferrari di via Contardo Ferrini.

Nella scuola già da un paio di anni gli stessi soggetti lavorano a progetti contro la dispersione scolastica e per il rilancio della periferia, che li vede impegnati tra le altre cose nella (ri)apertura della biblioteca, che diventerà un polo per l’antimafia e i diritti; e ora, dunque, questo cinema, che è stato inaugurato giovedì con la proiezione del film “Compagni di scuola” alla presenza di un padrino d’eccezione, Carlo Verdone, che con grande generosità ha sposato e lodato l’iniziativa e ha regalato ai presenti momenti esilaranti raccontando la genesi del film ed il rapporto con il produttore Mario Cecchi Gori.

Dimenticavo un aspetto di non poco conto, ulteriore elemento di merito: l’ingresso alle proiezioni (di cui nella locandina potete scoprire il programma di novembre e dicembre), che avverranno il mercoledì, il venerdì e il sabato alle 20, sarà completamente GRATUITO!

Per ulteriori dettagli clicca qui.

Locandina CinemAP

L’intolleranza dei tolleranti

L’intolleranza dei tolleranti

Le recenti polemiche in merito alla rievocazione di nostalgici (neo)fascisti a Predappio per la ricorrenza della Marcia su Roma e alla “simpaticissima” maglietta con la scritta “Auschwitzland” hanno riportato in auge l’annosa questione se sia giusto o meno vietare tali manifestazioni, così come quelle palesemente razziste, discriminatorie, o inneggianti a valori antidemocratici.

L’obiezione che in tali casi molti pongono è: vietare una manifestazione (neo)fascista o razzista è di per sé un atto fascista e, quindi, evidentemente contraddittorio. Secondo questa tesi se credi nella democrazia e nella libertà di pensiero e di parola NON puoi vietare a nessuno di manifestare le proprie idee, anche se non le condividi e ti sembrano tutto il male possibile. Perché? Perché come disse Voltaire “non sono d’accordo con quello che dici ma darei la vita perché tu possa dirlo”: una delle più celebri citazioni, molto circolante sui social, sui quali rispunta periodicamente soprattutto in occasione di particolari ricorrenze o fatti di cronaca… e poco importa che tale frase non fu MAI pronunciata o scritta da Voltaire, ma si deve in realtà alla scrittrice Evelyn Beatrice Hall, che agli inizi del secolo scorso la inserì nella sua biografia del filosofo francese.

Personalmente, tuttavia, ho sempre ritenuto questa affermazione un’emerita idiozia: io dovrei sacrificare la mia vita perché qualcuno possa liberamente esprimere tesi razziste?! Anche no, grazie… preferisco di gran lunga quello che il filosofo Karl Popper definì il paradosso della tolleranza: “La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.”

O, più semplicemente, “Noi dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti.” (Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, vol. 1, 1945, qui nella traduzione di R. Pavetto del 1974).

Le società democratiche, dunque, devono tollerare ogni idea e libero pensiero, ma, proprio per la preservazione di loro stesse e delle loro istituzioni, non possono tollerare l’intolleranza… vi sembra un’idea intollerante?!

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L’indifferenza degli onesti

L’indifferenza degli onesti

Secondo Paolo VI “la politica è la forma più alta della carità”: certo, lui magari pensava a persone come Lazzati o La Pira, ma quand’è che la politica è diventata qualcosa da cui stare alla larga, da evitare, considerata come una cosa che infetta e sporca tutto quello (e quelli) che tocca?!

Come sapete negli ultimi anni mi sono occupato attivamente di politica, ricoprendo anche una carica elettiva (e se stai leggendo queste righe probabilmente ci siamo conosciuti proprio in virtù di quell’esperienza); non provenendo da un ambiente “politico” ricordo ancora le facce di molti amici quando comunicai la decisione di candidarmi: quelle espressioni dicevano “che fai, ti sporchi anche tu?!”. Ma il problema è: se gli onesti si disinteressano della politica, chi rimarrà a occuparsene? Chi si interessa di politica solo per i propri interessi, soltanto per trarne vantaggi e guadagni personali, continuerà a farlo e, anzi, avrà sempre più spazio!

Purtroppo negli ultimi decenni i partiti e molti politici hanno dato mostra del peggio di sé, causando in tanti una disaffezione e una sfiducia nei confronti di chi ci governa o amministra; eppure la politica può essere una cosa straordinaria, che cambia la vita delle persone, che crea lavoro, che favorisce la cultura e la scienza, che fa progredire la società.

Non diamoci per vinti, non convinciamoci che interessarsi di politica sia inutile e superfluo perché “tanto sono tutti uguali” o “tanto rubano tutti”: questo ragionamento va solo a vantaggio dei disonesti, annullando gli sforzi e il lavoro dei tanti che fanno politica con passione, onestà e competenza! Ricerchiamoli, diamogli attenzione, stiamogli addosso perché diano sempre il meglio e rispondano del loro operato e dei loro impegni.

Certo a volte disinteressarsi è anche un atteggiamento di comodo, una scusa che ci permette di non seguire chi ci amministra, di non dedicare un po’ di tempo per approfondire, per cercare di capire, per chiedere di meglio: allora poi però non lamentiamoci se tutto va male, se la nostra città peggiora, se di politica si occupano solo i disonesti.

Domenica siamo chiamati al voto: comunque la pensiate trovate un po’ di tempo per confrontare programmi e candidati, per valutare il lavoro di chi ha già avuto degli incarichi, per cercare di conoscere le PERSONE e scegliere i migliori… dipende anche da noi, non molliamo!!!

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Travolti dalla sciatteria

Travolti dalla sciatteria

Oggi parliamo ancora di decoro (lo sapete che è una mia fissazione), ma in una misura tale che credo trascenda ogni limite di pubblica decenza e davvero non sia più tollerabile…

In questi giorni hanno provveduto a riasfaltare viale San Giovanni Bosco, in seguito ai lavori Italgas che hanno interessato ampie zone del quartiere (quindi la strada l’ha rifatta, come dovuto, Italgas… non vorrei che la sindaca si intestasse anche questo successo!): i lavori sono stati preannunciati da apposita segnaletica provvisoria, compresi gli opportuni divieti di sosta.

Alla fine ovviamente si è proceduto anche al rifacimento della segnaletica a terra, e qui ho assistito a delle scene che purtroppo a Roma sono ormai diventate ordinaria sciatteria e malcostume, alle quali forse siamo ormai talmente assuefatti da considerare normali.

1. Ieri mattina si passa a segnalare la fermata dell’autobus, ma un’auto è parcheggiata dove non dovrebbe e non si trova di meglio da fare che operare in questa condizione:

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Ovviamente il risultato non poteva che essere questo!ma mi chiedo: è tollerabile che un lavoro appena rifatto con soldi pubblici sia ultimato in questo modo?! Chi dovrebbe controllare che i lavori siano fatti a regola d’arte e imporre il rifacimento in caso contrario ?! (domanda retorica, risposta semplice: chi ci amministra)

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Ma non è finita qui: al momento di rifare le strisce pedonali si trovano altre auto parcheggiate male… sorvoliamo sul senso civico dei proprietari delle macchine, la ciliegina è costituita dal cartello con cui si segnalava che sarebbero state ultimate il giorno successivo e si chiedeva con grande garbo di evitare di parcheggiare lì: a occhio a croce non mi sembra rispettare la normativa vigente, voi che ne dite?!

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Ora chiudete gli occhi per un attimo: riuscite ad immaginarvi un cartello così a Parigi o a Londra?!

Io sono davvero stanco di vedere che ogni cosa a Roma viene gestita in questo modo! non ditemi che abbiamo problemi più gravi e che le priorità sono altre, perché qui abbiamo la sintesi di tutti i nostri problemi: la mancanza di senso civico di chi parcheggia dove non dovrebbe, lavori svolti senza criterio, spreco di denaro pubblico, il non rispetto di leggi e normativa… e sopra tutto un’incombente sensazione di anarchia totale, di assenza di controlli e regia.

Ognuno faccia la sua parte, per quello che può e (soprattutto) per quello che deve: non rassegnamoci a vivere in questo stato di fatto.

Così è (anche se non vi pare)

Così è (anche se non vi pare)

Con questo post spero di offrire un servizio utile, fornendovi il testo integrale della riforma costituzionale (con il testo attuale a fronte) su cui saremo chiamati ad esprimerci con il Referendum del 4 dicembre, che potete visualizzare o scaricare cliccando qui.

Da un po’ di tempo politici, giornalisti e opinionisti non parlano d’altro (e francamente non se ne può più, meno male che mancano solo 20 giorni!) per cui sicuramente sapete almeno per sommi capi di cosa parliamo e probabilmente vi siete già fatti un’idea: ma anche se avete già deciso come votare, o a maggior ragione se ancora non l’avete fatto, vi invito a ritagliarvi un po’ di tempo in questi giorni e leggerla integralmente. Mi sembra infatti che da entrambi gli schieramenti, sorvolando sul livello infimo a cui è portato il confronto, si usino spesso argomentazioni strumentali -se non addirittura false- per difendere la propria posizione, raramente entrando nel merito del testo vero e proprio.

E allora proviamo a fare da soli, perché se è vero che il parere di costituzionalisti e addetti ai lavori può chiarirci molte questioni dubbie, la semplice lettura del testo può riservarci molte sorprese e aiutarci a decidere con maggiore consapevolezza: io ad esempio ho scoperto che, se è vero che vengono modificati 45 articoli, quasi una ventina cambiano soltanto per adeguare il testo laddove si parla di “Camere”, modificando in “Camera dei Deputati”.

Tralasciando le questioni fondamentali molto interessanti mi sembrano anche le modifiche agli articoli 97 o 122, mentre grazie al confronto diretto ho potuto verificare, ad esempio, quanto siano prive di fondamento le molte critiche riservate alla modifica dell’art. 117, che introdurrebbe una eccessiva dipendenza dall’Unione Europea.

Insomma io l’ho trovata una lettura quantomai utile e necessaria e spero che sia così anche per voi; se poi vorrete confrontarci insieme sul tema sono, per quanto ne capisca, a disposizione!

riforma-costituzionale

5×1000 + 2×1000 non fa 7000

5×1000 + 2×1000 non fa 7000

Periodo di dichiarazioni dei redditi… molti di voi sapranno che da un po’ di anni potete scegliere di destinare il 5×1.000 della vostra dichiarazione a onlus o enti di volontariato, ma forse non saprete che da quest’anno è possibile anche destinare un ulteriore 2×1.000 ad associazioni culturali accreditate e certificate.

Sapete anche che questa scelta NON vi costa nulla di più e che quelle percentuali vi verranno trattenute comunque anche qualora non indichiate nessun destinatario specifico?!

Allora non mi resta che suggerirvi due realtà del nostro territorio che secondo me meritano questa scelta per il grande lavoro che svolgono: le conosco personalmente, quindi fidatevi come vi fidereste di me…

Per il 5×1.000 scelgo la Casa Famiglia Simpatia, che si occupa di minori in situazione di disagio ed opera a Roma da tanti anni, mentre per il 2×1.000 il Teatro Kopò, perché chi sceglie di fare impresa culturale in periferia (e lo fa così bene!) merita tutto il nostro appoggio.

Mi raccomando: segnatevi i loro codici fiscali e scriveteli negli appositi spazi della vostra dichiarazione: a voi non costa nulla e per loro significa molto!

5x1000+2x1000