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Una piazza per don Roberto Sardelli

Una piazza per don Roberto Sardelli

C’è una piazza al Quadraro che non ha nome; c’è una persona eccezionale, che ci ha lasciato poco più di un anno fa e che ha segnato profondamente il quartiere Tuscolano negli anni ’60 e ’70, ancora assente dalla toponomastica romana; ora c’è la possibilità di chiudere il cerchio, e ognuno di voi può fare la sua parte

Il progetto
Nell’ambito del progetto ARIA@RM7, l’Ecomuseo Casilino ha avviato una serie di iniziative che porterà tra le altre cose a formulare una proposta per assegnare un nome alla piazza esistente tra via dei Levii e via del Quadraretto, dove l’artista Diavù realizzerà un’opera d’arte; i responsabili dell’Ecomuseo spiegano così questa attività: “per riappropriarsi di qualcosa bisogna individuarlo, nominarlo, indicarlo, bisogna trasformare un non-luogo in un luogo. E, guarda caso, questa piazza non ha un nome e, nonostante i recenti interventi di sistemazione, risulta ancora essere un luogo “perso” nel tessuto della città consolidata. Grazie all’arte questo “non-luogo” si appresta ad essere un “luogo-nuovo”, carico di nuovi sensi e significato. E sappiamo tutti che quando nasce qualcosa di nuovo, bisogna (laicamente o religiosamente) battezzarlo/nominarlo.”

Nelle ultime settimane si sono svolti alcuni seminari, al termine dei quali i partecipanti hanno potuto avanzare delle ipotesi per la riqualificazione della piazza e, appunto, assegnarle un nome; ora la votazione è aperta a tutti e fino al 9 luglio alle 20 si potrà votare una delle 17 proposte che sono state formulate. La mia proposta, che chiedo a tutti voi di valutare e sostenere, è intitolare quella piazza a Don Roberto Sardelli, sacerdote e maestro.

Don Roberto Sardelli, una vita per il riscatto degli ultimi
Don Roberto Sardelli arrivò al Tuscolano nel 1968, nominato vice-parroco della parrocchia di San Policarpo; in breve tempo cominciò ad occuparsi e prendersi cura delle centinaia di famiglie che vivevano a poca distanza dalla chiesa, nelle baracche fatiscenti costruite a ridosso dell’Acquedotto Felice. Dopo aver scelto di trasferirsi a vivere in mezzo a loro, avviò tra le altre cose un dopo-scuola per i bambini, la “Scuola 725”, che divenne una via e uno strumento di educazione e di riscatto sociale per tanti bambini e ragazzi, emarginati dalla società e dalle stesse istituzioni scolastiche.

Se non conoscete la sua storia vi consiglio di recuperare il bellissimo documentario “Non tacere”, realizzato nel 2008 da Fabio Grimaldi e contenente un’ampia intervista allo stesso don Roberto e a molti di quei bambini e ragazzi che vissero l’esperienza di averlo come maestro di vita (potete vederlo cliccando qui).

Oppure potete leggere direttamente le parole di don Roberto, nel libro “Vita di Borgata. Storia di una nuova umanità tra le baracche dell’acquedotto Felice a Roma” (2013, ed. Kurumuny).

La consultazione popolare
Don Roberto ci ha lasciati poco più di un anno fa e credo che sarebbe giusto e importante ricordare la sua straordinaria storia e il suo impegno per gli ultimi dedicandogli un luogo “problematico”, in corso di riqualificazione e con una scuola proprio accanto… e voi che ne dite? Se siete d’accordo con me cliccate su questo link e votate la proposta intitolata a lui: bastano davvero 2 minuti ma ricordate che avete tempo solo fino al 9 luglio!

Don Roberto davanti alle baracche dell’Acquedotto Felice

Aggiornamenti sui provvedimenti anti-Covid19

Aggiornamenti sui provvedimenti anti-Covid19

Ecco un breve riepilogo di alcuni dei provvedimenti e delle disposizioni ancora in vigore o che lo saranno a breve; è stato composto mettendo insieme info utili e verificate che possano essere utili a voi e ai vostri cari; un po’ lungo, ma vale la pena leggerlo bene e fino in fondo

ITALIA:
Il nuovo decreto in breve (in vigore dal 4 maggio):
– 😷 mascherine obbligatorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico (compresi i mezzi pubblici); sono esentati i bambini sotto i 6 anni e persone con patologie incompatibili
– sono consentiti gli spostamenti comprovati da motivate esigenze di lavoro, salute e urgenze; la novitá è che si potrà andare a trovare un congiunto (ma CON MASCHERINE, NON deve esserci assembramento e si deve tenere il DISTANZIAMENTO di 1 metro)
– le persone con sintomatologia respiratoria o febbre a 37.5 gradi DEVONO restare a casa e contattare il proprio medico
– i sindaci potranno riaprire parchi e giardini e sarà possibile svolgere attività motoria individuale

  • per i pensionati over 75: ancora valido l’accordo tra Poste e Carabinieri, grazie al quale chi ha più di 75 anni ed ha difficoltà ad uscire potrà ricevere la pensione direttamente a casa; per richiedere il servizio info al numero verde 800 55 66 70
  • per avere informazioni e chiarimenti ai dubbi sui vari provvedimenti vi ricordo che esiste una pagina del governo, con molte spiegazioni e risposte alle f.a.q.: http://www.governo.it/it/articolo/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti-sulle-misure-adottate-dal-governo/14278

REGIONE LAZIO:

  • ancora attiva la sospensione del bollo auto (fino al 21 maggio);
  • approvata delibera per assegnare alloggi Ater alle donne vittime di violenza
  • la Regione ha aderito ad un accordo nazionale con l’ABI, per cui si potrà richiedere l’anticipo della CIG direttamente in banca
  • dal 26 aprile è consentita la vendita di calzature per bambini
  • chiusi gli esercizi commerciali il 1° maggio (a eccezione di centri agroalimentari all’ingrosso, farmacie, parafarmacie, edicole, tabaccai e aree di servizio)
    Per tutte le info su questi e altri provvedimenti consultate periodicamente il sito http://www.regione.lazio.it/rl/coronavirus/

COMUNE DI ROMA:

  • il Comune si è finalmente attivato per permettere di richiedere il bonus-affitto; da oggi (e fino al 18 maggio!) si potrà inoltrare domanda sul portale di Roma Capitale o presso gli uffici anagrafici dei municipi (modulo cartaceo ritirabile presso le edicole convenzionate)
  • fino al 3 maggio sono ancora sospese le strisce blu per i parcheggi a pagamento e le zone ZTL del centro
  • ATTENZIONE ALLE TRUFFE! Sono stati segnalati a Roma falsi operatori AMA che tentano di entrare in casa offrendo il ritiro della spazzatura a domicilio; prestate attenzione e avvisate soprattutto gli anziani: nessun operatore AMA è autorizzato a un simile servizio!

Stare in casa ai tempi del Coronavirus: qualche info utile… al riparo dalle bufale!

Stare in casa ai tempi del Coronavirus: qualche info utile… al riparo dalle bufale!

Penso che ognuno di voi, come il sottoscritto, in questi giorni sia inondato di messaggi di ogni tipo, con infografiche, notizie, aggiornamenti, di tutto e di più per sapere come regolarsi in questi giorni così eccezionali, cosa è permesso fare, cosa è vietato, a cosa dobbiamo stare attenti; ma mentre rincorriamo le notizie cercando di evitare le tante bufale che girano sui social e tramite whatsapp (poi magari un giorno qualcuno studierà quale patologia della psiche porta ad inventare e diffondere notizie e informazioni false anche in momenti come questo!), diventa molto difficile reperire informazioni che siano utili e ATTENDIBILI, per aiutare noi stessi e ancor di più le categorie più a rischio e più deboli, come gli anziani e i malati.

Eccovi dunque alcune indicazioni utili e soprattutto VERIFICATE, che potete utilizzare per voi e per i vostri cari e far girare in totale sicurezza…

La Croce Rossa Italiana ha intensificato gli sforzi, così che tutti i comitati territoriali “stanno attivando moltissimi servizi per le persone anziane o immunodepresse: spesa a domicilio, trasporto infermi e consegna farmaci e beni di prima necessità grazie all’attività senza sosta di centinaia di volontari CRI che in questo particolare momento non dimenticano chi è solo o in difficoltà”; per segnalare le proprie necessità o avere informazioni utili basta chiamare il numero verde della Sala Operativa della CRI: 800 06 55 10.

Molto utile anche il servizio organizzato da Federfarma, che prevede la consegna gratuita dei farmaci a domicilio, per tutte la persone che non possono uscire di casa: anche in questo caso, la richiesta può essere fatta tramite un numero verde, l’800 189 521, che provvederà a mettervi in contatto con la farmacia più vicina al vostro domicilio.

La situazione è in continua evoluzione e probabilmente nei prossimi giorni (se non nelle prossime ore!) altri decreti modificheranno le disposizioni e le restrizioni attualmente in vigore; per evitare confusione e avere notizie certe e affidabili vi consiglio di fare riferimento a questa pagina del sito web del governo italiano, che viene costantemente aggiornata e chiarisce molti dubbi sui comportamenti da adottare (clicca qui).

Infine un’ultima cosa: per venire incontro alle esigenze e alle difficoltà che comportano il divieto di spostamenti non necessari e la permanenza forzata in casa, molte grandi aziende italiane e internazionali stanno mettendo in campo iniziative speciali e gratuite che alleggeriscano un po’ questi giorni pesanti; l’iniziativa, coordinata dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, si chiama “Solidarietà Digitale” ed offre, tra le altre cose, abbonamenti digitali ai giornali, giga aggiuntivi per gli abbonamenti telefonici, piattaforme di smart working o condivisione on-line.

La situazione è grave, ognuno può e deve fare la sua parte con senso di responsabilità e di comunità; ma, ne sono certo, TUTTO ANDRA’ BENE!

Amministrazione Condivisa dei Beni Comuni: la Regione Lazio in prima linea

Amministrazione Condivisa dei Beni Comuni: la Regione Lazio in prima linea

Si è svolto lunedì scorso un incontro pubblico, organizzato da Archeomitato ed ospitato da AP-Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti, che voleva essere un momento di confronto e riflessione sulla nuova legge approvata recentemente dalla Regione Lazio in materia di Amministrazione Condivisa dei Beni Comuni, cui hanno partecipato numerosi rappresentanti di associazioni e comitati, in particolar modo del VII Municipio.

LA LEGGE
La legge (potete leggere il test integrale qui), la prima in materia da parte di una regione italiana, si propone di promuovere l’amministrazione condivisa dei beni comuni “mediante forme di collaborazione tra l’amministrazione regionale e gli enti locali e i cittadini attivi, finalizzate alla cura, alla rigenerazione e alla gestione condivisa degli stessi” ed è incentrata su alcuni punti cardine che ne rappresentano i veri punti di forza:
vantaggi economici e contributi nei confronti delle amministrazioni locali e dei cittadini;
percorsi formativi per i dipendenti pubblici, gli studenti ed i cittadini attivi “idonei a diffondere la cultura della collaborazione civica, a sviluppare le competenze necessarie per l’amministrazione dei beni comuni, a conoscere e a promuovere le buone pratiche e ad accompagnare la costruzione di nuovi percorsi”;
– promozione della “sostenibilità delle decisioni assunte nell’ambito del rapporto di collaborazione, che non ingenerino oneri superiori ai benefici”, affinché sia rispettata una “proporzionalità tra le effettive esigenze di tutela degli interessi pubblici coinvolti e gli adempimenti richiesti“;
– istituzione di un “elenco regionale telematico dei regolamenti degli enti locali sull’amministrazione condivisa, al fine di monitorarne e promuoverne l’adozione”;
– attività di monitoraggio da parte degli organi regionali sull’attuazione e gli effetti della legge.

Come ha affermato Marta Leonori, consigliera regionale e prima firmataria della legge, l’obiettivo era quello di mettersi a fianco dei cittadini e delle amministrazioni locali, fornendo uno strumento che offra procedure chiare e definite su un tema per il quale spesso mancano regolamenti e normative comunali: una “legge-ombrello” che aiuti e tuteli sia i cittadini che i dirigenti pubblici. Sarà previsto un apposito sito web che censisca tutte le esperienze in materia, sia passate che future.

LA TAVOLA ROTONDA
Il dibattito è stato ricco di spunti e riflessioni interessanti, che sarebbe impossibile riportare per intero; vorrei qui però segnalarvi alcune suggestioni e indicazioni fornite dagli ospiti (che mi perdoneranno l’estrema sintesi):
Ivana Della Portella (storica dell’arte e saggista con lunga esperienza nelle amministrazioni locali) si è soffermata in particolare sull’importanza dei Beni Comuni e su come nel tempo sia mutata la loro importanza nella nostra legislazione, ricordando il fondamentale apporto di Stefano Rodotà, decisivo per l’inserimento nella nostra Costituzione del tema della sussidiarietà orizzontale;
Ersilia Maria Loreti (direttrice del Museo delle Mura e del Complesso di Massenzio), che da anni incoraggia le associazioni ad animare i luoghi della cultura da lei diretti, ha raccontato la sua esperienza e le molte difficoltà che si è trovata ad affrontare nel tentativo di includere i cittadini attivi, auspicando che questa legge possa agevolare soprattutto gli aspetti burocratici;
Loris Antonelli (AP- Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti) ha lodato una legge ben scritta e concepita, in cui si nota un’attenzione alle esigenze dei cittadini, troppo spesso imbrigliati da espletamenti burocratici e amministrativi che scoraggiano anche i più volenterosi e che, allo stato attuale, finiscono per essere quasi “vessatori”;
Elena Viscusi (vice-presidente di Retake Roma) si è soffermata in particolare sull’importanza dei percorsi formativi soprattutto per gli amministratori e i dirigenti pubblici, evidenziando anche la necessità che i processi decisionali (e le conseguenti responsabilità) siano chiari e trasparenti;
Annabella D’Elia (presidente del Comitato Mura Latine), infine, ha sottolineato quanto sia fondamentale il momento della valutazione delle varie esperienze, auspicando che la nuova legge possa semplificare ed alleggerire gli iter necessari all’organizzazione di iniziative e all’amministrazione condivisa dei Beni Comuni.

IL DIBATTITO
Dando qualche minuto di tempo agli interventi del pubblico, abbiamo avuto il piacere di ascoltare la riflessione di Gregorio Arena (presidente di Labsus, che da anni è in prima linea sul tema ed ha partecipato alla redazione del regolamento della città di Bologna, al momento adottato da più di 200 comuni), che ha evidenziato come qui non si parli solo di “manutenzione”, ma di un “prendersi cura” per cui i cittadini non sono semplici tappabuchi delle carenze dell’amministrazione, ma ne condividono a tutti gli effetti le responsabilità nei confronti dei beni pubblici, che possono e devono diventare BENI COMUNI.

IL VOSTRO CONTRIBUTO
In Regione si sta lavorando in questi giorni ai regolamenti attuativi della legge, che potranno recepire le osservazioni scaturite dal nostro incontro; se qualcuno di voi avesse qualcosa da dire in merito, lasci un commento: sarà mia premura farlo pervenire a Marta e a quanti stanno lavorando per dare ai cittadini e alle amministrazioni del Lazio uno strumento ancora più efficace e utile per quanti di noi si (pre)occupano di Beni Comuni!

Da sinistra a destra: Loris Antonelli, Ersilia Maria Loreti, il sottoscritto, Marta Leonori, Ivana Della Portella, Annabella D’Elia e Elena Viscusi

La Sanità nel Lazio: qualche dato reale contro bufale e fake-news

La Sanità nel Lazio: qualche dato reale contro bufale e fake-news

E’ opinione corrente, soprattutto tra i meno attenti alle vicende politiche regionali, che il comparto sanità del Lazio sia uno dei peggiori del paese, con una serie di problemi che, immancabilmente, vengono imputati al presidente Nicola Zingaretti. Nelle ultime settimane, ad esempio, è rispuntata sui social una infografica che elenca alcuni risultati negativi soprattutto in merito alla presunta chiusura di ospedali nel Lazio e alla conseguente perdita di posti letto (infografica smentita, dati alla mano, dal sito bufale.net, come potete leggere qui).

Il tema è molto attuale ed è di quelli che più fanno scaldare gli animi quando se ne parla, perché va a incidere sulla quotidianità delle persone, spesso in frangenti di disagio e sofferenza: l’amministrazione Zingaretti ha migliorato la sanità nel Lazio o le ha dato il colpo di grazia?!

Il Commissariamento
Partiamo da un dato fondamentale: la Sanità delle Regione Lazio è stata commissariata a partire da 12 anni fa, essendosi creato un “buco” di circa 10 miliardi di euro, con un disavanzo annuale che viaggiava intorno ai 2 miliardi (!). In questi 12 anni il commissariamento (che comporta una forte limitazione della spesa e impegni economici stringenti, legati ad un piano di rientro del debito) ha pesato in maniera preponderante sul comparto sanitario, costituendo un fardello pesantissimo che ha influito sulle tasche dei laziali e sulle prestazioni sanitarie erogate; ecco alcuni esempi:
extra-ticket: per anni abbiamo pagato il ticket più alto d’Italia, a causa dell’extra-ticket imposto dalla gestione commissariale e che è stato abolito proprio dalla giunta Zingaretti a partire dal 1° gennaio 2017;
turnover: per un lungo periodo la Regione è stata impossibilitata a reintegrare le unità in pensionamento con nuovo personale; vi basti pensare che nel 2013 le assunzioni sono state soltanto 68, mentre nel biennio 2017/2018 tra stabilizzazione dei precari e nuovi contratti si è arrivati a 2.800. Ma questi anni di mancate assunzioni hanno significato un devastante decremento del personale: uno degli effetti più evidenti è stato l’innalzamento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie, che sono ancora evidentemente troppo elevati. Tuttavia nel 2019, dopo 12 anni, il rapporto tra il personale in uscita e quello in entrata tornerà per la prima volta in positivo, con l’assunzione di 2000 unità avviate nel solo primo semestre: un risultato importante e non scontato che nel medio termine inciderà positivamente anche sui tempi di attesa.

Ospedali: si chiude o si apre?
Altra questione su cui l’amministrazione Zingaretti è spesso attaccata è la chiusura di alcuni ospedali o presidi medici; anche qui, ovviamente, il commissariamento è stato fagocitante, ma è bene ricordare che la chiusura di alcune strutture è stata deliberata nel 2010 (ebbene sì, ogni tanto è vero che la colpa è “di quelli che c’erano prima”), mentre dal 2013, ossia nell'”era Zingaretti”, si è provveduto ad una riorganizzazione territoriale che ha portato tra l’altro anche all’apertura di un nuovo importantissimo polo ospedaliero, quello dei Castelli Romani, nel dicembre del 2018.
Al momento, anche grazie alla legge nazionale 232 del 2016, sono previsti investimenti in edilizia ospedaliera per circa 460 milioni (che interesseranno, tra gli altri, il Grassi di Ostia, l’IFO di Roma, il Nuovo Ospedale Tiburtino, il P.O. di Sora, il Nuovo Ospedale del Golfo, il Nuovo Ospedale di Rieti).

Dati positivi sull’aspettativa di vita e screening
Per concludere, una tabella riepilogativa fornita dalla Regione (che potete visionare o scaricare cliccando qui) ci offre alcuni dati confortanti che mostrano trend positivi in diversi campi: negli ultimi anni per i laziali sono aumentati valori fondamentali come l’aspettativa di vita (che si è allineata a quella nazionale), la sopravvivenza in seguito a infarto o a ictus e, soprattutto, l’erogazione e l’adesione agli screening oncologici, fondamentali nella lotta e nella cura dei tumori.
Un altro elemento cruciale ci dà la misura del miglioramento delle prestazioni sanitarie regionali, quello dei LEA (Livelli essenziali di assistenza), ossia le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire alla cittadinanza; misurati con un valore numerico assoluto, nel Lazio siamo passati dal 114 del 2009 al 180 del 2017, ben al di sopra del punteggio minimo di adempienza, che è fissato a 160.

C’è un solo dato negativo, molto sconfortante: nell’ultimo anno nel Lazio le nascite sono scese per la prima volta sotto le 500.000 unità; ma quello della natalità è un tema nazionale, che ci auguriamo la Politica, prima o poi, si decida ad affrontare con provvedimenti seri ed efficaci. A meno che qualcuno non voglia imputare all’amministrazione Zingaretti anche questa colpa…

P.S.
Se quanto fin qui detto non vi è bastato, vi consiglio un accurato articolo de Il Sole 24 Ore del dicembre 2017, che potete leggere qui.

Car sharing: il VII Municipio figlio di un dio minore

Car sharing: il VII Municipio figlio di un dio minore

In attesa che venga inaugurata la Ciclabile della Tuscolana (sulla quale tanto è stato detto e scritto e in merito alla quale permangono tante perplessità, con le quali a breve avremo modo di confrontarci sul campo), viene spontaneo chiedersi perché l’amministrazione comunale e municipale non cerchino di potenziare altre forme di mobilità sostenibile, prima tra tutti il car sharing.

Come sicuramente saprete a Roma ci sono diverse realtà che offrono il servizio di car sharing, ossia la possibilità di usufruire di auto distribuite sul territorio comunale pagando il tempo di utilizzo tramite l’apposita app, tra le quali le principali sono Car2Go ed Enjoy; ebbene, vi sembra normale che uno strumento che dovrebbe favorire la mobilità alternativa, disincentivare l’uso dell’auto privata e ridurre l’inquinamento lasci COMPLETAMENTE scoperti i quartieri più popolosi di Roma?!

Sia Car2Go che Enjoy, infatti, pur permettendo di muoversi in tutto il territorio comunale, non consentono di lasciare e riprendere le auto oltre un limite posto all’altezza di Arco di Travertino, escludendo di fatto la maggior parte del VII Municipio: parliamo di circa 200.000 abitanti, impossibilitati ad usufruire di un servizio che è sì privato, ma svolto in convenzione con il Comune di Roma. Dunque, cosa aspettano il Comune e il VII Municipio a fare in modo che una fetta così importante della cittadinanza possa usufruire del car sharing?! Nel 2015, quando ero consigliere municipale, depositai una proposta di risoluzione, poi votata in consiglio, che chiedeva di estendere tale area almeno fino a viale Palmiro Togliatti, così come inizialmente previsto per Car2Go (ve ne parlai qui): come molti altri, anche questo documento è rimasto lettera morta…

sindaca Raggi, presidente Lozzi, vogliamo fare qualcosa?! O dobbiamo credere che per questa amministrazione promuovere una mobilità alternativa e sostenibile significhi soltanto qualche ciclabile in più?

Ma intanto anche tu che leggi puoi fare qualcosa: ho creato una petizione sul sito change.org, per chiedere che la sindaca e la presidente del Municipio VII intervengano presso i servizi di car sharing in convenzione per allargare l’area operativa almeno ai quartieri Tuscolano e Cinecittà: puoi firmarla (e farla firmare) cliccando questo link:
Petizione car sharing


Particolare dell’area operativa del servizio Car2Go

Più cultura meno paura

Più cultura meno paura

E’ stato pubblicato nei giorni scorsi il 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese, anticipato da un comunicato stampa intitolato “Le radici sociali di un sovranismo psichico: dopo il rancore, la cattiveria”, che fotografa un paese sfiduciato, timoroso, che sente di vivere peggio dei propri genitori e senza prospettive di crescita, individuali e collettive; quello che tuttavia ha colpito i media, che si sono concentrati particolarmente su questo aspetto, è appunto il “sovranismo psichico”, che “talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria ‒ dopo e oltre il rancore ‒ diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare”.

Stiamo diventando più rancorosi, più incattiviti?! che il clima nel paese non sia dei migliori è sotto gli occhi di tutti, con episodi di intolleranza e rabbia sociale che alcuni politici cavalcano e alimentano, additando nemici/capri espiatori e fomentando delle tensioni ogni giorno più violente; ma, oltre che a una reale crisi economica mondiale che ha condizionato la società occidentale negli ultimi anni, a cosa è dovuto questo clima?

Senza cercare di trovare risposte semplici a questioni complesse, non ho potuto fare a meno di collegare questo rapporto ad un altro, pubblicato qualche settimana fa: il 14° Rapporto di Federculture, che come ogni anno fa il punto sul sistema dell’offerta e della produzione culturale in Italia; e se pensate che sia da radical-chic collegare le 2 cose, considerate quanto incida il livello di istruzione nelle statistiche prodotte dal Censis (alcuni elementi cruciali si possono già trovare nel comunicato stampa citato, che trovate qui).

I dati che riguardano il nostro paese, che rilevano tra l’altro una enorme differenza tra nord e sud, evidenziano in particolare una spesa in cultura da parte delle famiglie italiane ben al di sotto della media Eurozona: 6,6% sul totale dei consumi generali contro 8,5%, ma paesi come la Svezia arrivano all’11%!
A questo primo dato, che mi sembra tutt’altro che marginale in merito al rapporto Censis, si aggiungono elementi allarmanti: il 38,8% degli italiani risulta INATTIVO culturalmente (al sud si arriva a punte di 8/9 cittadini su 10); coloro che in un anno non vanno MAI al cinema e non visitano un museo o un sito archeologico sono circa il 70% degli adulti.

Ma c’è un dato che più di tutti mi sembra poter spiegare molte cose del rapporto Censis: in Italia solo 4 persone su 10 leggono almeno UN libro l’anno!

E dunque sì, penso proprio che molti aspetti preoccupanti emersi dal rapporto Censis siano profondamente legati a quelli evidenziati da Federculture: siamo un paese più rancoroso, più chiuso, più incattivito (soprattutto nei confronti del “diverso”) perché siamo un paese che si sta impoverendo a livello culturale e, spiace dirlo, non mi sembra che le forze al governo siano molto interessate ad un’inversione di tendenza.

Volete fare qualcosa di positivo per il nostro paese? A Natale regalate(VI) LIBRI, regalate(VI) cultura (un biglietto per uno spettacolo teatrale, un concerto, o magari una tessera annuale come quella del Museo di Villa Giulia o l’Appia Card): perché, come disse il poeta, se pensate che la cultura costi tanto non avete idea di quanto ci costerà l’ignoranza!

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Immagini da www.ilsole24ore.com

Finalmente un nuovo cinema

Finalmente un nuovo cinema

Giovedì sera ho partecipato ad una di quelle serate che ti riconciliano con la nostra città, che se da una parte vive probabilmente il suo peggior momento da un punto di vista della vivibilità e del fermento culturale e sociale, dall’altro è ancora in grado di offrire spunti di vera poesia umana, nati da gruppi di visionari che credono che valga la pena impegnarsi per migliorare la situazione “dal basso”.

Succede così che mentre a Roma negli ultimi anni più di 40 cinema hanno chiuso i battenti, nella periferia del VII Municipio, grazie alla disponibilità di una dirigente scolastica illuminata e alla collaborazione del Centro Sperimentale di Cinematografia, gli amici dell’Associazione Antimafie daSud e dell’Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti riescano a mettere in piedi e ad aprire un nuovo cinema, che si inserisce in un percorso più ampio che sta prendendo vita all’interno dell’IIS Enzo Ferrari di via Contardo Ferrini.

Nella scuola già da un paio di anni gli stessi soggetti lavorano a progetti contro la dispersione scolastica e per il rilancio della periferia, che li vede impegnati tra le altre cose nella (ri)apertura della biblioteca, che diventerà un polo per l’antimafia e i diritti; e ora, dunque, questo cinema, che è stato inaugurato giovedì con la proiezione del film “Compagni di scuola” alla presenza di un padrino d’eccezione, Carlo Verdone, che con grande generosità ha sposato e lodato l’iniziativa e ha regalato ai presenti momenti esilaranti raccontando la genesi del film ed il rapporto con il produttore Mario Cecchi Gori.

Dimenticavo un aspetto di non poco conto, ulteriore elemento di merito: l’ingresso alle proiezioni (di cui nella locandina potete scoprire il programma di novembre e dicembre), che avverranno il mercoledì, il venerdì e il sabato alle 20, sarà completamente GRATUITO!

Per ulteriori dettagli clicca qui.

Locandina CinemAP

L’intolleranza dei tolleranti

L’intolleranza dei tolleranti

Le recenti polemiche in merito alla rievocazione di nostalgici (neo)fascisti a Predappio per la ricorrenza della Marcia su Roma e alla “simpaticissima” maglietta con la scritta “Auschwitzland” hanno riportato in auge l’annosa questione se sia giusto o meno vietare tali manifestazioni, così come quelle palesemente razziste, discriminatorie, o inneggianti a valori antidemocratici.

L’obiezione che in tali casi molti pongono è: vietare una manifestazione (neo)fascista o razzista è di per sé un atto fascista e, quindi, evidentemente contraddittorio. Secondo questa tesi se credi nella democrazia e nella libertà di pensiero e di parola NON puoi vietare a nessuno di manifestare le proprie idee, anche se non le condividi e ti sembrano tutto il male possibile. Perché? Perché come disse Voltaire “non sono d’accordo con quello che dici ma darei la vita perché tu possa dirlo”: una delle più celebri citazioni, molto circolante sui social, sui quali rispunta periodicamente soprattutto in occasione di particolari ricorrenze o fatti di cronaca… e poco importa che tale frase non fu MAI pronunciata o scritta da Voltaire, ma si deve in realtà alla scrittrice Evelyn Beatrice Hall, che agli inizi del secolo scorso la inserì nella sua biografia del filosofo francese.

Personalmente, tuttavia, ho sempre ritenuto questa affermazione un’emerita idiozia: io dovrei sacrificare la mia vita perché qualcuno possa liberamente esprimere tesi razziste?! Anche no, grazie… preferisco di gran lunga quello che il filosofo Karl Popper definì il paradosso della tolleranza: “La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.”

O, più semplicemente, “Noi dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti.” (Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, vol. 1, 1945, qui nella traduzione di R. Pavetto del 1974).

Le società democratiche, dunque, devono tollerare ogni idea e libero pensiero, ma, proprio per la preservazione di loro stesse e delle loro istituzioni, non possono tollerare l’intolleranza… vi sembra un’idea intollerante?!

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L’indifferenza degli onesti

L’indifferenza degli onesti

Secondo Paolo VI “la politica è la forma più alta della carità”: certo, lui magari pensava a persone come Lazzati o La Pira, ma quand’è che la politica è diventata qualcosa da cui stare alla larga, da evitare, considerata come una cosa che infetta e sporca tutto quello (e quelli) che tocca?!

Come sapete negli ultimi anni mi sono occupato attivamente di politica, ricoprendo anche una carica elettiva (e se stai leggendo queste righe probabilmente ci siamo conosciuti proprio in virtù di quell’esperienza); non provenendo da un ambiente “politico” ricordo ancora le facce di molti amici quando comunicai la decisione di candidarmi: quelle espressioni dicevano “che fai, ti sporchi anche tu?!”. Ma il problema è: se gli onesti si disinteressano della politica, chi rimarrà a occuparsene? Chi si interessa di politica solo per i propri interessi, soltanto per trarne vantaggi e guadagni personali, continuerà a farlo e, anzi, avrà sempre più spazio!

Purtroppo negli ultimi decenni i partiti e molti politici hanno dato mostra del peggio di sé, causando in tanti una disaffezione e una sfiducia nei confronti di chi ci governa o amministra; eppure la politica può essere una cosa straordinaria, che cambia la vita delle persone, che crea lavoro, che favorisce la cultura e la scienza, che fa progredire la società.

Non diamoci per vinti, non convinciamoci che interessarsi di politica sia inutile e superfluo perché “tanto sono tutti uguali” o “tanto rubano tutti”: questo ragionamento va solo a vantaggio dei disonesti, annullando gli sforzi e il lavoro dei tanti che fanno politica con passione, onestà e competenza! Ricerchiamoli, diamogli attenzione, stiamogli addosso perché diano sempre il meglio e rispondano del loro operato e dei loro impegni.

Certo a volte disinteressarsi è anche un atteggiamento di comodo, una scusa che ci permette di non seguire chi ci amministra, di non dedicare un po’ di tempo per approfondire, per cercare di capire, per chiedere di meglio: allora poi però non lamentiamoci se tutto va male, se la nostra città peggiora, se di politica si occupano solo i disonesti.

Domenica siamo chiamati al voto: comunque la pensiate trovate un po’ di tempo per confrontare programmi e candidati, per valutare il lavoro di chi ha già avuto degli incarichi, per cercare di conoscere le PERSONE e scegliere i migliori… dipende anche da noi, non molliamo!!!

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