15 dicembre 2018

E dunque ci siamo, oggi prima assemblea del nuovo PD Lazio, alla quale partecipo come uno dei 200 delegati dei vari collegi congressuali (nel mio caso il Municipio Roma VII), così suddivisi: 127 delegati della mozione Astorre, 58 di quella Mancini e 15 Alemanni.

Questa prima assemblea (iniziata con 100 -cento!- minuti di ritardo sull’orario di convocazione… segretario e presidente, la prossima volta miglioriamo, vero?!) verteva su due momenti principali: l’elezione degli organi di direzione e presidenza e il discorso del nuovo segretario.
Per quanto riguarda il nuovo apparato dirigente, votato all’unanimità, ecco le varie cariche:
vicesegretari Enzo Foschi e Cristina Maltese;
presidente dell’Assemblea Andrea Alemanni (che non conosco personalmente, ma al quale all’inizio -eh sì, non sono stato l’unico cretino ad arrivare puntuale, quindi c’è stata l’opportunità di fare due chiacchiere- ho fatto i complimenti per il modo in cui ha condotto il suo congresso, giocando un ruolo fondamentale nell’evitare che tutto saltasse per questioni procedurali difficilmente comprensibili da parte degli elettori);
– vicepresidenti Ileana Argentin e Carmela Cassetta;
tesoriere Emiliano Pittueo;
– presidente della Commissione di Garanzia Antonio Olivieri;
– è stata annunciata anche una Commissione per la revisione dello Statuto, che sarà presieduta da Piero Badaloni;
– infine è stata votata anche la Direzione, piuttosto snella rispetto alla precedente (40 membri contro più di 100) e speriamo realmente operativa ed incisiva.

Nel suo discorso programmatico il nuovo segretario, Bruno Astorre, ha toccato molti punti, dai diritti sociali e civili (“Non arretreremo di un centimetro!”) alle elezioni europee (“Dobbiamo presentarci con un fronte largo e aperto, più inclusivo possibile”), dai modelli positivi di integrazione e accoglienza (“Nel Lazio ci sono ben 40 comuni con degli SPRAR, che funzionano bene e non hanno mai dato adito a uno scandalo o presentato irregolarità”), alla disastrosa situazione di Roma, che paga la totale assenza di una visione e di un progetto.
Ma soprattutto, Astorre è tornato più volte sulle tre parole che avevano contraddistinto la sua campagna congressuale: umanità, umiltà e unità; l’ultima in particolare è quella che sembra mancare in maggiore misura nell’attuale PD, nonostante i continui richiami a gran voce da parte di militanti e simpatizzanti, come durante l’ultima manifestazione a Piazza del Popolo del 30 settembre. E nelle sue prime mosse da segretario Astorre ha dimostrato che per lui non sarà una parola vuota: nella scelta delle cariche e nelle dinamiche che hanno portato alla composizione delle direzione e della segreteria, nonostante potesse contare su una maggioranza assoluta, ha dimostrato di volersi mettere alle spalle divisioni e polemiche, anche aspre, della fase congressuale e degli ultimi mesi, puntando al più ampio coinvolgimento e a ricompattare il partito regionale, perché “dobbiamo pensare a contrastare chi sta danneggiando il nostro paese, Lega e M5S, e non a litigare al nostro interno. Guardiamo al futuro, cercando di dimenticare che siamo arrivati qui da storie ed esperienze diverse“.

Insomma, le premesse sono più che buone: speriamo che tutti insieme sapremo dar loro un degno seguito!

Il discorso programmatico del nuovo segretario del PD Lazio, Bruno Astorre, durante la prima assemblea.

Il discorso programmatico del nuovo segretario del PD Lazio, Bruno Astorre, durante la prima assemblea.