Monthly Archives: Novembre 2018

Finalmente un nuovo cinema

Finalmente un nuovo cinema

Giovedì sera ho partecipato ad una di quelle serate che ti riconciliano con la nostra città, che se da una parte vive probabilmente il suo peggior momento da un punto di vista della vivibilità e del fermento culturale e sociale, dall’altro è ancora in grado di offrire spunti di vera poesia umana, nati da gruppi di visionari che credono che valga la pena impegnarsi per migliorare la situazione “dal basso”.

Succede così che mentre a Roma negli ultimi anni più di 40 cinema hanno chiuso i battenti, nella periferia del VII Municipio, grazie alla disponibilità di una dirigente scolastica illuminata e alla collaborazione del Centro Sperimentale di Cinematografia, gli amici dell’Associazione Antimafie daSud e dell’Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti riescano a mettere in piedi e ad aprire un nuovo cinema, che si inserisce in un percorso più ampio che sta prendendo vita all’interno dell’IIS Enzo Ferrari di via Contardo Ferrini.

Nella scuola già da un paio di anni gli stessi soggetti lavorano a progetti contro la dispersione scolastica e per il rilancio della periferia, che li vede impegnati tra le altre cose nella (ri)apertura della biblioteca, che diventerà un polo per l’antimafia e i diritti; e ora, dunque, questo cinema, che è stato inaugurato giovedì con la proiezione del film “Compagni di scuola” alla presenza di un padrino d’eccezione, Carlo Verdone, che con grande generosità ha sposato e lodato l’iniziativa e ha regalato ai presenti momenti esilaranti raccontando la genesi del film ed il rapporto con il produttore Mario Cecchi Gori.

Dimenticavo un aspetto di non poco conto, ulteriore elemento di merito: l’ingresso alle proiezioni (di cui nella locandina potete scoprire il programma di novembre e dicembre), che avverranno il mercoledì, il venerdì e il sabato alle 20, sarà completamente GRATUITO!

Per ulteriori dettagli clicca qui.

Locandina CinemAP

L’intolleranza dei tolleranti

L’intolleranza dei tolleranti

Le recenti polemiche in merito alla rievocazione di nostalgici (neo)fascisti a Predappio per la ricorrenza della Marcia su Roma e alla “simpaticissima” maglietta con la scritta “Auschwitzland” hanno riportato in auge l’annosa questione se sia giusto o meno vietare tali manifestazioni, così come quelle palesemente razziste, discriminatorie, o inneggianti a valori antidemocratici.

L’obiezione che in tali casi molti pongono è: vietare una manifestazione (neo)fascista o razzista è di per sé un atto fascista e, quindi, evidentemente contraddittorio. Secondo questa tesi se credi nella democrazia e nella libertà di pensiero e di parola NON puoi vietare a nessuno di manifestare le proprie idee, anche se non le condividi e ti sembrano tutto il male possibile. Perché? Perché come disse Voltaire “non sono d’accordo con quello che dici ma darei la vita perché tu possa dirlo”: una delle più celebri citazioni, molto circolante sui social, sui quali rispunta periodicamente soprattutto in occasione di particolari ricorrenze o fatti di cronaca… e poco importa che tale frase non fu MAI pronunciata o scritta da Voltaire, ma si deve in realtà alla scrittrice Evelyn Beatrice Hall, che agli inizi del secolo scorso la inserì nella sua biografia del filosofo francese.

Personalmente, tuttavia, ho sempre ritenuto questa affermazione un’emerita idiozia: io dovrei sacrificare la mia vita perché qualcuno possa liberamente esprimere tesi razziste?! Anche no, grazie… preferisco di gran lunga quello che il filosofo Karl Popper definì il paradosso della tolleranza: “La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.”

O, più semplicemente, “Noi dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti.” (Karl Popper, La società aperta e i suoi nemici, vol. 1, 1945, qui nella traduzione di R. Pavetto del 1974).

Le società democratiche, dunque, devono tollerare ogni idea e libero pensiero, ma, proprio per la preservazione di loro stesse e delle loro istituzioni, non possono tollerare l’intolleranza… vi sembra un’idea intollerante?!

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