La cultura in Italia ai tempi del Covid: l’analisi di Federculture

La cultura in Italia ai tempi del Covid: l’analisi di Federculture

E’ stato presentato martedì 3 novembre il 16° Rapporto Annuale di Federculture*, dal significativo titolo “Impresa Cultura. Dal tempo della cura a quello del rilancio” (se siete interessati, qui trovate delle slide di sintesi dei dati).
Dopo un’analisi dei fenomeni culturali in Italia negli ultimi 20 anni (“Com’eravamo prima del Coronavirus”), il rapporto si concentra sugli effetti che la pandemia ha avuto sui luoghi e sulla filiera della cultura nel nostro paese, per guardare poi a quello che sarà il futuro (“Parte II. Verso una nuova produzione culturale”) e ad alcuni casi particolari di istituzioni culturali a livello nazionale e regionale (“Parte III. Il settore pubblico a confronto con la crisi”).

La cultura in Italia negli ultimi 20 anni
Nelle ultime settimane le chiusure di teatri e cinema hanno rinnovato le annose polemiche sul valore e l’importanza riconosciuti dalla politica e dalle istituzioni alla cultura nel nostro paese, una critica che sembra non priva di fondamento, visto che il rapporto evidenzia negli ultimi 20 anni una significativa riduzione delle risorse pubbliche per il settore culturale, principalmente da parte delle amministrazioni territoriali – Regioni, Province e Comuni. Se infatti nel 2000 la spesa pubblica per la cultura era pari a 6,7 miliardi di euro, nel 2018 era scesa a 5,7 miliardi: un miliardo in meno, pari al 15%. Una bassa spesa pubblica, dunque, che ci pone in fondo alle classifiche europee dove la media Ue dell’incidenza della spesa in cultura sulla spesa pubblica totale è del 2,5%, mentre noi siamo fermi all’1,6%.

Luci e ombre nella fruizione
A questo quadro sul fronte delle risorse corrisponde (ma quale la causa e quale la conseguenza?) una linea di tendenza della domanda non positiva. Infatti i dati sulla fruizione culturale – vale a dire la dimensione interna della partecipazione dei cittadini e dei loro consumi – disegnano un andamento che, seppure in crescita nell’intero periodo, negli anni finali del ventennio considerato segna dei numerosi cali: dopo un decennio di crescita, in molti ambiti diminuisce la partecipazione culturale dei cittadini soprattutto per cinema, teatro, lettura. Quest’ultimo, anche per il 2019, il dato più allarmante: gli italiani si confermano scarsi lettori, con una tendenza che dal 2010 al 2019 è calata del 13,4%.
Unico dato positivo è quello dei visitatori dei musei statali, che negli ultimi 20 anni è quasi raddoppiato: 30 milioni di presenze nel 2000, 55 milioni nel 2019.
A proposito di musei, colpisce negativamente la tabella dei più visitati al mondo: per trovare il primo italiano, infatti, bisogna arrivare al 26esimo posto degli Uffizi (non vale il terzo posto dei Musei Vaticani, che appartengono alla Città del Vaticano): visto che non ci mancano capolavori e reperti unici al mondo, è evidente che abbiamo molto da migliorare (e investire!) in comunicazione, promozione, didattica, musealizzazione e servizi museali. E’ dunque evidente la necessità di nuovi e importanti interventi strutturali; per dirla con le parole del presidente di Federculture, Andrea Cancellato, «Il MiBACT deve diventare il ministero più importante di un “nuovo” welfare italiano, cioè il ministero che contribuirà a rendere la cultura l’elemento chiave del nostro vivere in comunità e della coesione del nostro Paese, il fattore più rilevante della nostra formazione e della nostra riconoscibilità».

L’impatto del COVID
I risultati di un sondaggio eseguito tra maggio e giugno da Federculture tra tutti i soggetti in campo sono molto preoccupanti: il 70% stima perdite del 40% del proprio bilancio; per il 13% perdite superiori al 60%; solo il 22% immagina un futuro ritorno alla normalità, mentre il 50% prospetta una riduzione e ridefinizione delle proprie attività.
E’ dunque evidente che gli ultimi mesi (ma l’immediato futuro, almeno a breve termine, non sarà certo migliore!) hanno impattato molto pesantemente sulla filiera della cultura: il settore deve fare i conti con scenari totalmente mutati e con un impossibile ritorno alla “normalità” pre-crisi, almeno nel medio periodo. Anche per le imprese della cultura è necessario, dunque, ripensare i modelli produttivi, le condizioni di sostenibilità, il rapporto con i pubblici, le modalità di offerta e fruizione di contenuti ed esperienze di visita.

Il bicchiere mezzo pieno
Tra i tanti elementi negativi, a tratti drammatici, c’è però almeno un aspetto positivo, che sta permettendo di colmare o quantomeno ridurre un gap che l’Italia segnava rispetto alla media europea: molti attori del comparto cultura hanno reagito veicolando la propria offerta tradizionale in forme del tutto nuove, soprattutto implementando i propri servizi a distanza e realizzando in quantità e qualità prodotti culturali nuovi ed innovativi per soddisfare da remoto la domanda di cultura dei cittadini.
“Quella nata, in un momento critico, come offerta suppletiva rispetto all’ordinario è stata ben presto percepita come un’offerta alternativa o, meglio ancora, come una declinazione aggiuntiva delle canoniche modalità di fruizione del prodotto culturale. Ben il 96% degli attori che hanno attivato servizi on line relativi alla propria attività dichiarano, infatti, di essere intenzionati a mantenerli nel proprio palinsesto anche dopo il pieno superamento della crisi e l’auspicato ritorno alla normalità.”
Il comparto cultura sembrerebbe dunque dimostrare una capacità di resistenza e resilienza che sollecita una scelta decisa di interventi strutturali, anche per scongiurare il pericolo che, una volta che saranno terminate le misure tampone attuate in questi mesi, si inneschi una spirale negativa che potrebbe portare alla perdita di un’inestimabile bene dal valore sociale oltre che economico.
“Si tratta, dunque, di concretizzare politiche di ampio respiro e prospettiva: mettere a punto figure giuridiche innovative come l’impresa culturale, definire ed incentivare forme virtuose di partenariato pubblico-privato, sperimentare forme nuove e più efficienti di sostenibilità e di finanziamento delle politiche pubbliche”.

* Federculture è la Federazione nazionale delle Aziende di Servizio Pubblico Locale, Regioni, Enti Locali, e tutti i soggetti pubblici e privati che gestiscono i servizi legati alla cultura, al turismo, allo sport e al tempo libero

Il Comune di Roma ha multato AMA che è del Comune di Roma che ha multato AMA che è…

Il Comune di Roma ha multato AMA che è del Comune di Roma che ha multato AMA che è…

E’ di questi giorni una notizia che, se non fosse drammatica per i romani, sarebbe quasi comica: la sindaca Virginia Raggi ha infatti deciso di multare AMA per i disservizi nel servizio di pulizia della città, per un importo di ben 5 milioni di euro per l’anno 2019. Il fatto in sé, come qualsiasi romano può testimoniare, sarebbe più che sacrosanto, se non fosse che il Comune di Roma è socio unico di AMA, quindi in pratica si è multato da solo, con l’aggravante che noi romani, oltre a subire un pesante disservizio, dovremo dividerci questa multa e pagarla di tasca nostra.

Il prossimo anno, infatti, la TARI sarà maggiorata nelle nostre bollette del 4%, proprio per coprire questa multa, oltre ad altri 100 milioni di crediti dovuti a bollette non pagate e dichiarate definitivamente inesigibili, nonostante “dal portale di Agenzia Entrate riscossione è possibile individuare le partite iscritte e i singoli creditori” e dunque i soldi sono “potenzialmente riscuotibili” (come si legge nel Piano economico finanziario di AMA del 2020).

Dunque i cittadini onesti pagheranno di più perché AMA non è in grado di riscuotere bollette arretrate e non assicura un servizio adeguato alla città: oltre al danno, la beffa. Tutto questo mentre, sempre in questi giorni, nel IV municipio si torna indietro sulla raccolta porta a porta e Legambiente afferma che sul piano rifiuti è “impossibile fare di peggio” di questa amministrazione.

Un fallimento totale, da attribuire in toto alla sindaca: in una città complicata come Roma, infatti, come si può pensare di rimanere più di un anno e mezzo senza assessore ai rifiuti o cambiare i vertici dell’AMA 6 volte (sei!) in nemmeno 4 anni?!
Più che multare l’AMA, dunque, la Raggi dovrebbe multare se stessa, chiedere scusa ai romani ed ammettere il proprio fallimento.

Foto dal sito de “Il Messaggero”

Una piazza per don Roberto Sardelli

Una piazza per don Roberto Sardelli

C’è una piazza al Quadraro che non ha nome; c’è una persona eccezionale, che ci ha lasciato poco più di un anno fa e che ha segnato profondamente il quartiere Tuscolano negli anni ’60 e ’70, ancora assente dalla toponomastica romana; ora c’è la possibilità di chiudere il cerchio, e ognuno di voi può fare la sua parte

Il progetto
Nell’ambito del progetto ARIA@RM7, l’Ecomuseo Casilino ha avviato una serie di iniziative che porterà tra le altre cose a formulare una proposta per assegnare un nome alla piazza esistente tra via dei Levii e via del Quadraretto, dove l’artista Diavù realizzerà un’opera d’arte; i responsabili dell’Ecomuseo spiegano così questa attività: “per riappropriarsi di qualcosa bisogna individuarlo, nominarlo, indicarlo, bisogna trasformare un non-luogo in un luogo. E, guarda caso, questa piazza non ha un nome e, nonostante i recenti interventi di sistemazione, risulta ancora essere un luogo “perso” nel tessuto della città consolidata. Grazie all’arte questo “non-luogo” si appresta ad essere un “luogo-nuovo”, carico di nuovi sensi e significato. E sappiamo tutti che quando nasce qualcosa di nuovo, bisogna (laicamente o religiosamente) battezzarlo/nominarlo.”

Nelle ultime settimane si sono svolti alcuni seminari, al termine dei quali i partecipanti hanno potuto avanzare delle ipotesi per la riqualificazione della piazza e, appunto, assegnarle un nome; ora la votazione è aperta a tutti e fino al 9 luglio alle 20 si potrà votare una delle 17 proposte che sono state formulate. La mia proposta, che chiedo a tutti voi di valutare e sostenere, è intitolare quella piazza a Don Roberto Sardelli, sacerdote e maestro.

Don Roberto Sardelli, una vita per il riscatto degli ultimi
Don Roberto Sardelli arrivò al Tuscolano nel 1968, nominato vice-parroco della parrocchia di San Policarpo; in breve tempo cominciò ad occuparsi e prendersi cura delle centinaia di famiglie che vivevano a poca distanza dalla chiesa, nelle baracche fatiscenti costruite a ridosso dell’Acquedotto Felice. Dopo aver scelto di trasferirsi a vivere in mezzo a loro, avviò tra le altre cose un dopo-scuola per i bambini, la “Scuola 725”, che divenne una via e uno strumento di educazione e di riscatto sociale per tanti bambini e ragazzi, emarginati dalla società e dalle stesse istituzioni scolastiche.

Se non conoscete la sua storia vi consiglio di recuperare il bellissimo documentario “Non tacere”, realizzato nel 2008 da Fabio Grimaldi e contenente un’ampia intervista allo stesso don Roberto e a molti di quei bambini e ragazzi che vissero l’esperienza di averlo come maestro di vita (potete vederlo cliccando qui).

Oppure potete leggere direttamente le parole di don Roberto, nel libro “Vita di Borgata. Storia di una nuova umanità tra le baracche dell’acquedotto Felice a Roma” (2013, ed. Kurumuny).

La consultazione popolare
Don Roberto ci ha lasciati poco più di un anno fa e credo che sarebbe giusto e importante ricordare la sua straordinaria storia e il suo impegno per gli ultimi dedicandogli un luogo “problematico”, in corso di riqualificazione e con una scuola proprio accanto… e voi che ne dite? Se siete d’accordo con me cliccate su questo link e votate la proposta intitolata a lui: bastano davvero 2 minuti ma ricordate che avete tempo solo fino al 9 luglio!

Don Roberto davanti alle baracche dell’Acquedotto Felice

DaSud e la percezione del fenomeno mafioso presso i giovani romani

DaSud e la percezione del fenomeno mafioso presso i giovani romani

La scorsa settimana l’Associazione antimafie daSud* ha presentato i risultati di un’indagine condotta tra febbraio e aprile tra 600 ragazzi romani dai 16 ai 18 anni, avente ad oggetto “La percezione del fenomeno mafioso in relazione alla droga e alla sicurezza tra gli studenti romani” e dal quale “emerge una significativa difficoltà a distinguere tra criminalità comune, criminalità organizzata e criminalità organizzata di stampo mafioso, e ancora una sottovalutazione della presenza di organizzazioni mafiose nella città di Roma” (qui trovate il testo integrale del rapporto).

CRIMINALITA’ E SPACCIO
L’analisi delle risposte fornite dai ragazzi offre un quadro in cui è evidente una sostanziale mancanza di conoscenza del mondo del crimine organizzato nella capitale, a cominciare dalle principali fonti di guadagno e approvvigionamento economico: quasi il 30% indica infatti nello spaccio di sostanze stupefacenti la principale fonte di arricchimento dei clan (un dato evidentemente influenzato dalla rilevanza che tale tema riveste agli occhi degli adolescenti, anche in conseguenza della diffusione negli ultimi anni di numerosi film e serie tv ad esso collegati), mentre risultano molto sottovalutati o quasi ignorati reati quali l’usura, il riciclaggio e il gioco d’azzardo.

Ancora a proposito dello spaccio di sostanze stupefacenti alcuni risultati sono degni di attenzione: quasi la metà degli intervistati ritiene pericoloso spacciare droga, circa un quarto lo giudica immorale mentre uno su cinque pensa che possa essere giustificabile in alcune condizioni (e il 2,9% addirittura coraggioso!); in generale, spacciare droghe, anche “leggere”, è considerato dannoso per la comunità, ma non tanto quanto non differenziare i rifiuti (72,2 contro 80,3%), “un dato sicuramente frutto della maggiore incisività degli sforzi educativi fatti finora per sensibilizzarli rispetto a quest’ultimo tema”.

ROMA CITTA’ SICURA?
La maggior parte dei ragazzi giudica Roma una città sostanzialmente piuttosto sicura (un dato comunque abbastanza variabile in funzione del genere, della nazionalità e della zona di residenza), elemento che contribuisce ad evidenziare “lo scarso allarme dei giovani romani rispetto alla presenza di infiltrazioni mafiose in città, tanto che lo spaccio di droga, precedentemente indicato come principale atto illecito perpetrato dalla mafie, non suscita la stessa insicurezza che invece suscitano il degrado urbano e la microcriminalità. Molto significativo anche il dato per cui la maggior parte di coloro che vivono in zone centrali dichiara di non avere un’idea ben precisa di cosa accade, nel bene o nel male, in periferia”. I giovani romani sembrano dunque preoccupati più dai fenomeni di microcriminalità e degrado urbano (considerati i due primi motivi che rendono una città insicura) che dalle organizzazioni criminali, di cui pochi temono di rimanere vittime.

CONCLUSIONI
La conclusione del rapporto è che “gli studenti di Roma hanno un quadro confuso, superficiale e poco informato sulla situazione delle mafie, della droga nella loro città e appaiono inconsapevoli dei rischi connessi per la loro vita presente e futura. Una situazione allarmante, conseguenza” soprattutto della “poca conoscenza e consapevolezza della città, di quel mondo adulto che – neppure dopo le recenti sentenze della magistratura o i fatti di sangue degli ultimi anni – ha saputo o voluto accettare la presenza e il ruolo crescente dei clan a Roma”.

LETTERA APERTA ALLE ISTITUZIONI E ALLA CITTÀ DI ROMA
In conseguenza dell’indagine e dell’analisi delle risposte, daSud ha poi redatto e pubblicato una Lettera aperta alle Istituzioni e alla Città di Roma (potete leggere il testo integrale qui), con la quale ha inteso lanciare un grido d’allarme ancora più sentito dopo l’emergenza causata dal Covid-19, considerando che la crisi economica  e la conseguente maggiore scarsità di risorse da parte delle famiglie potranno inevitabilmente far aumentare il fenomeno dell’abbandono scolastico e, fatalmente, la possibilità che molti giovani possano scegliere la strada della criminalità.

Tuttavia non sono evidenziati solo i rischi, ma anche le opportunità che abbiamo davanti; in questo appello daSud chiede con forza e coraggio alle istituzioni e a tutte le componenti educative e formative della città di “scrivere un nuovo patto sociale, a livello cittadino e nazionale che abbia come prioritarie: la scuola, l’antimafia in classe, le periferie e l’antimafia popolare.”

Quattro binari paralleli e interagenti per rispondere alle criticità evidenziate dall’indagine: una scuola che sappia collaborare con le esperienza virtuose del terzo settore per  “affrontare fino in fondo le diseguaglianze e promuovere la circolazione di competenze e opportunità” e all’interno della quale l’antimafia e la legalità siano approfondite realmente, a cominciare da dirigenti e insegnanti; un piano straordinario per le periferie, spesso non-luoghi fatti più di mancanze che di opportunità, che poggi su “servizi pubblici essenziali, una funzione rigeneratrice dell’arte pubblica e un nuovo modello di welfare di prossimità” e che possa avvalersi di “politiche pubbliche che favoriscano l’impegno dei cittadini per il recupero e la valorizzazione di spazi abbandonati, dismessi, inutilizzati perché vengano trasformati in centri generativi e inclusivi per le persone e le comunità”; quarto e ultimo punto, l’antimafia popolare, perché è sempre più necessaria “un’antimafia che sia davvero partecipata, diffusa, un’antimafia realmente popolare”.

ROMA 2021
Ha senso parlare in questi giorni di tali tematiche? Penso proprio di sì, soprattutto in relazione a due fattori distinti: il primo è che, come evidenziato anche da daSud, la crisi economica conseguente alla quarantena sta peggiorando la situazione di molte famiglie “deboli”, creando le condizioni tipiche in cui criminalità e mafie possono facilmente attrarre e irretire nuove leve, soprattutto tra i più giovani, e dunque rendendo ancora più pressante il bisogno di alzare il livello di guardia e programmare opportuni interventi di contrasto.

Il secondo motivo è che in questi giorni sui giornali è di fatto partita la contesa politica che porterà Roma a rinnovare l’amministrazione comunale e dei municipi nella primavera del 2021: il rapporto rende evidente la necessità che tali temi entrino prepotentemente nell’agenda politica e auspicabile che gli interventi proposti da daSud facciano parte del programma elettorale di ogni partito che si proporrà per governare Roma nel prossimo quinquennio.

* Per chi non la conoscesse, così si presenta daSud sul proprio sito web:

Dal 2005 impegnati nel contrasto socio-culturale delle mafie e nella promozione dei diritti, siamo la rete di giornalisti, comunicatori, educatori, operatori del sociale e artisti che nel 2016 ha ideato e avviato dentro una scuola della periferia di Roma il progetto ÀP – Accademia Popolare dell’antimafia e dei diritti: un innovativo progetto educativo, sociale e culturale che nasce dall’esigenza di praticare la trasformazione nei luoghi che più di tutti rischiano di diventare terreno fertile per le mafie.
Da allora, siamo immersi nella sperimentazione di un modello educativo unico in Italia, capace di porsi come osservatorio privilegiato sulle mafie a Roma e in grado di valorizzare il ruolo della scuola come primo presidio di cultura antimafia con l’obiettivo di contrastare la povertà educativa, la dispersione scolastica e la fascinazione dei clan attraverso percorsi mirati pensati per gli studenti e tramite una proposta culturale, alternativa, aperta alla scuola, al territorio e alla città.

Aggiornamenti sui provvedimenti anti-Covid19

Aggiornamenti sui provvedimenti anti-Covid19

Ecco un breve riepilogo di alcuni dei provvedimenti e delle disposizioni ancora in vigore o che lo saranno a breve; è stato composto mettendo insieme info utili e verificate che possano essere utili a voi e ai vostri cari; un po’ lungo, ma vale la pena leggerlo bene e fino in fondo

ITALIA:
Il nuovo decreto in breve (in vigore dal 4 maggio):
– 😷 mascherine obbligatorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico (compresi i mezzi pubblici); sono esentati i bambini sotto i 6 anni e persone con patologie incompatibili
– sono consentiti gli spostamenti comprovati da motivate esigenze di lavoro, salute e urgenze; la novitá è che si potrà andare a trovare un congiunto (ma CON MASCHERINE, NON deve esserci assembramento e si deve tenere il DISTANZIAMENTO di 1 metro)
– le persone con sintomatologia respiratoria o febbre a 37.5 gradi DEVONO restare a casa e contattare il proprio medico
– i sindaci potranno riaprire parchi e giardini e sarà possibile svolgere attività motoria individuale

  • per i pensionati over 75: ancora valido l’accordo tra Poste e Carabinieri, grazie al quale chi ha più di 75 anni ed ha difficoltà ad uscire potrà ricevere la pensione direttamente a casa; per richiedere il servizio info al numero verde 800 55 66 70
  • per avere informazioni e chiarimenti ai dubbi sui vari provvedimenti vi ricordo che esiste una pagina del governo, con molte spiegazioni e risposte alle f.a.q.: http://www.governo.it/it/articolo/decreto-iorestoacasa-domande-frequenti-sulle-misure-adottate-dal-governo/14278

REGIONE LAZIO:

  • ancora attiva la sospensione del bollo auto (fino al 21 maggio);
  • approvata delibera per assegnare alloggi Ater alle donne vittime di violenza
  • la Regione ha aderito ad un accordo nazionale con l’ABI, per cui si potrà richiedere l’anticipo della CIG direttamente in banca
  • dal 26 aprile è consentita la vendita di calzature per bambini
  • chiusi gli esercizi commerciali il 1° maggio (a eccezione di centri agroalimentari all’ingrosso, farmacie, parafarmacie, edicole, tabaccai e aree di servizio)
    Per tutte le info su questi e altri provvedimenti consultate periodicamente il sito http://www.regione.lazio.it/rl/coronavirus/

COMUNE DI ROMA:

  • il Comune si è finalmente attivato per permettere di richiedere il bonus-affitto; da oggi (e fino al 18 maggio!) si potrà inoltrare domanda sul portale di Roma Capitale o presso gli uffici anagrafici dei municipi (modulo cartaceo ritirabile presso le edicole convenzionate)
  • fino al 3 maggio sono ancora sospese le strisce blu per i parcheggi a pagamento e le zone ZTL del centro
  • ATTENZIONE ALLE TRUFFE! Sono stati segnalati a Roma falsi operatori AMA che tentano di entrare in casa offrendo il ritiro della spazzatura a domicilio; prestate attenzione e avvisate soprattutto gli anziani: nessun operatore AMA è autorizzato a un simile servizio!

Stare in casa ai tempi del Coronavirus: qualche info utile… al riparo dalle bufale!

Stare in casa ai tempi del Coronavirus: qualche info utile… al riparo dalle bufale!

Penso che ognuno di voi, come il sottoscritto, in questi giorni sia inondato di messaggi di ogni tipo, con infografiche, notizie, aggiornamenti, di tutto e di più per sapere come regolarsi in questi giorni così eccezionali, cosa è permesso fare, cosa è vietato, a cosa dobbiamo stare attenti; ma mentre rincorriamo le notizie cercando di evitare le tante bufale che girano sui social e tramite whatsapp (poi magari un giorno qualcuno studierà quale patologia della psiche porta ad inventare e diffondere notizie e informazioni false anche in momenti come questo!), diventa molto difficile reperire informazioni che siano utili e ATTENDIBILI, per aiutare noi stessi e ancor di più le categorie più a rischio e più deboli, come gli anziani e i malati.

Eccovi dunque alcune indicazioni utili e soprattutto VERIFICATE, che potete utilizzare per voi e per i vostri cari e far girare in totale sicurezza…

La Croce Rossa Italiana ha intensificato gli sforzi, così che tutti i comitati territoriali “stanno attivando moltissimi servizi per le persone anziane o immunodepresse: spesa a domicilio, trasporto infermi e consegna farmaci e beni di prima necessità grazie all’attività senza sosta di centinaia di volontari CRI che in questo particolare momento non dimenticano chi è solo o in difficoltà”; per segnalare le proprie necessità o avere informazioni utili basta chiamare il numero verde della Sala Operativa della CRI: 800 06 55 10.

Molto utile anche il servizio organizzato da Federfarma, che prevede la consegna gratuita dei farmaci a domicilio, per tutte la persone che non possono uscire di casa: anche in questo caso, la richiesta può essere fatta tramite un numero verde, l’800 189 521, che provvederà a mettervi in contatto con la farmacia più vicina al vostro domicilio.

La situazione è in continua evoluzione e probabilmente nei prossimi giorni (se non nelle prossime ore!) altri decreti modificheranno le disposizioni e le restrizioni attualmente in vigore; per evitare confusione e avere notizie certe e affidabili vi consiglio di fare riferimento a questa pagina del sito web del governo italiano, che viene costantemente aggiornata e chiarisce molti dubbi sui comportamenti da adottare (clicca qui).

Infine un’ultima cosa: per venire incontro alle esigenze e alle difficoltà che comportano il divieto di spostamenti non necessari e la permanenza forzata in casa, molte grandi aziende italiane e internazionali stanno mettendo in campo iniziative speciali e gratuite che alleggeriscano un po’ questi giorni pesanti; l’iniziativa, coordinata dal Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, si chiama “Solidarietà Digitale” ed offre, tra le altre cose, abbonamenti digitali ai giornali, giga aggiuntivi per gli abbonamenti telefonici, piattaforme di smart working o condivisione on-line.

La situazione è grave, ognuno può e deve fare la sua parte con senso di responsabilità e di comunità; ma, ne sono certo, TUTTO ANDRA’ BENE!

A chi serve un teatro chiuso?

A chi serve un teatro chiuso?

Il 18 marzo del 2016, negli ultimi mesi della scorsa consigliatura, convocai una seduta della Commissione Cultura del VII Municipio all’interno del Teatro di Villa Lazzaroni, dove erano appena terminati lavori durati molti anni; come spiegammo a Roma Today (potete leggere l’articolo qui) in realtà il teatro non era ancora pronto ad essere utilizzato, ma il più era fatto e mancava davvero poco per poter aprire un luogo che, ci auguravamo, di lì a breve sarebbe diventato un importante polo di animazione culturale per il quartiere e per l’intero quadrante dell’Appio-Tuscolano.

Eppure sono passati già 4 anni, ma il teatro continua a rimanere chiuso; o, meglio, l’amministrazione municipale lo ha utilizzato occasionalmente come sede di eventi straordinari (mostre fotografiche, assemblee, ecc.), in particolare nel marzo del 2018, quando il teatro venne “inaugurato” per un giorno e poi subito richiuso; ancora nell’ottobre del 2018, come raccontato in quest’altro articolo di Fabio Grilli su Roma Today, la maggioranza municipale a 5 stelle esultava per “l’imminente bando”, che di lì a poco, si assicurava, avrebbe consentito al teatro di essere ultimato e utilizzato da tutta la cittadinanza.

Ma in un anno e mezzo nulla è cambiato: il teatro continua ad essere sprovvisto degli impianti audio e luci e delle poltroncine e non un solo euro è stato stanziato nei bilanci municipali per questo scopo, mentre somme considerevoli venivano destinate ad opere che non cessano di suscitare numerose polemiche e sulla cui effettiva utilità molto si dibatte.

E così, in una città che dal punto di vista culturale sembra appassire senza progettualità e senza speranza, con librerie, cinema e teatri che chiudono di giorno in giorno, ci si chiede come si possa tenere ancora ad ammuffire un luogo su cui sono stati spesi molti soldi pubblici e che con davvero poco potrebbe ridare vita ad un territorio in cui la mancanza di spazi destinati alla cultura e alla socialità continua ad essere una ferita avvertita da molti, ma evidentemente, viene lecito sospettare, non da chi la amministra.

Cani e padroni di cani

Cani e padroni di cani

La convivenza tra chi possiede dei cani e chi no è spesso fonte di forti contrasti e discussioni, nei condomini, lungo i marciapiedi e, soprattutto, nei parchi e nelle aree verdi; quando ero presidente di commissione in VII Municipio e convocai in audizione i presidenti dei Comitati di quartiere per segnalare le criticità la maggior parte, prima o poi, riportava anche problematiche legate alla gestione e alle attività dei cani nelle are comuni; nella maggioranza dei casi queste erano dovute allo scarso senso civico di alcuni proprietari di cani e alla loro ignoranza o inosservanza delle norme, ma anche all’intolleranza e intransigenza di molti non-possessori di cani.

Credo possa essere di una qualche utilità, a tal proposito, ricordare che il Comune di Roma è dotato di un Codice di comportamento dei proprietari dei cani (qui il testo integrale), secondo il quale i cani tenuti al guinzaglio possono accedere liberamente “in tutte le aree pubbliche e di uso pubblico compresi i giardini e i parchi”, mentre possono essere lasciati liberi dove “non è presente il pubblico e nelle aree appositamente attrezzate”.
E’ importante rilevare, poiché mi sembra che pochi ne siano al corrente, che è assolutamente vietato l’accesso ai cani nel raggio di cento metri dalle aree giochi per bambini.

Nei parchi romani si vanno moltiplicando le aree-cani, spazi delimitati e attrezzati dove gli animali possono giocare e correre liberamente: qui trovate l’elenco completo diviso per municipio; vi ricordo inoltre che da gennaio 2015 è possibile per associazioni e comitati, ma anche per normali cittadini, fare domanda per adottare un’area-cani e prendersene cura in prima persona (cliccando qui trovate tutte le informazioni necessarie).

Un’ultima questione, spesso fonte di aspre discussioni e spiacevoli incidenti (perché porterà pure bene, ma non è mai piacevole!): per quanto riguarda le deiezioni vi ricordo che per i bisogni fisiologici i cani vanno condotti in prossimità di alberi e spazi verdi e che i proprietari sono tenuti SEMPRE alla raccolta delle feci, ANCHE nelle aree attrezzate dei parchi pubblici e in quelle destinate esclusivamente agli animali.

Winter is coming…

Winter is coming…

…ma il Comune di Roma latita! A Roma il freddo vero non è ancora arrivato ma, mi sento di sbilanciarmi!, prima o poi arriverà e come sempre il problema maggiore sarà per i molti che vivono in situazioni di disagio, senza una casa e senza un letto caldo dove poter dormire. E come sempre, spiace dirlo, l’amministrazione comunale opererà in stato di emergenza, come se l’inverno fosse un evento improvviso e imprevedibile.

Come ogni anno, nelle grandi città si approntano dei “Piani-freddo” straordinari, con allestimenti più o meno di fortuna che aumentano i posti letto normalmente disponibili nelle strutture destinate all’accoglienza, sia da parte di strutture pubbliche che di enti e associazioni no-profit; Milano, tanto per dirne una, ha fatto partire il suo piano già da tre settimane, mentre a Roma non solo il piano non è ancora partito, ma non si hanno nemmeno notizie su quando e come questo accadrà, nonostante un confortante avviso che sta circolando in rete e nei gruppi whatsapp in questi giorni ma che purtroppo si riferisce allo scorso anno. E per quanti stanno pensando che è normale che Milano parta prima, visto che fa più freddo, basterà aggiungere che sia Napoli che Bari (tra le altre) hanno già avviato i rispettivi piani operativi.

E così, mentre non mancano sollecitazioni e appelli preoccupati al Campidoglio da parte delle associazioni e di esponenti politici (come ad esempio quello di oggi del responsabile Forum Solitudini del PD Lazio, Aurelio Mancuso, che ha pubblicato una nota in cui denuncia il grave ritardo e sollecita “Roma Capitale a fare bene e in fretta, garantendo servizi all’altezza di una Capitale”), la società civile si organizza in maniera autonoma, facendosi carico anche su questo tema dell’inerzia capitolina; è il caso della Caritas Diocesana di Roma, che il 1° dicembre ha fatto partire il suo Piano freddo diocesano “Come in cielo, così in strada”, mettendo a disposizione 70 posti letto aggiuntivi nella Cittadella della Carità e coinvolgendo anche parrocchie e istituti religiosi, oltre alla rete di volontari e operatori specializzati (se voleste dare una mano qui potete trovare tutti i dettagli e i contatti utili).

In attesa dell’avvio del Piano da parte del Campidoglio, che speriamo avvenga quanto prima, vi ricordo comunque che è sempre attivo il numero verde della Sala Operativa Sociale di Roma Capitale 800.44.00.22, in grado di allertare le unità di strada per affrontare le singole situazioni di disagio e difficoltà per le strade della città.

Amministrazione Condivisa dei Beni Comuni: la Regione Lazio in prima linea

Amministrazione Condivisa dei Beni Comuni: la Regione Lazio in prima linea

Si è svolto lunedì scorso un incontro pubblico, organizzato da Archeomitato ed ospitato da AP-Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti, che voleva essere un momento di confronto e riflessione sulla nuova legge approvata recentemente dalla Regione Lazio in materia di Amministrazione Condivisa dei Beni Comuni, cui hanno partecipato numerosi rappresentanti di associazioni e comitati, in particolar modo del VII Municipio.

LA LEGGE
La legge (potete leggere il test integrale qui), la prima in materia da parte di una regione italiana, si propone di promuovere l’amministrazione condivisa dei beni comuni “mediante forme di collaborazione tra l’amministrazione regionale e gli enti locali e i cittadini attivi, finalizzate alla cura, alla rigenerazione e alla gestione condivisa degli stessi” ed è incentrata su alcuni punti cardine che ne rappresentano i veri punti di forza:
vantaggi economici e contributi nei confronti delle amministrazioni locali e dei cittadini;
percorsi formativi per i dipendenti pubblici, gli studenti ed i cittadini attivi “idonei a diffondere la cultura della collaborazione civica, a sviluppare le competenze necessarie per l’amministrazione dei beni comuni, a conoscere e a promuovere le buone pratiche e ad accompagnare la costruzione di nuovi percorsi”;
– promozione della “sostenibilità delle decisioni assunte nell’ambito del rapporto di collaborazione, che non ingenerino oneri superiori ai benefici”, affinché sia rispettata una “proporzionalità tra le effettive esigenze di tutela degli interessi pubblici coinvolti e gli adempimenti richiesti“;
– istituzione di un “elenco regionale telematico dei regolamenti degli enti locali sull’amministrazione condivisa, al fine di monitorarne e promuoverne l’adozione”;
– attività di monitoraggio da parte degli organi regionali sull’attuazione e gli effetti della legge.

Come ha affermato Marta Leonori, consigliera regionale e prima firmataria della legge, l’obiettivo era quello di mettersi a fianco dei cittadini e delle amministrazioni locali, fornendo uno strumento che offra procedure chiare e definite su un tema per il quale spesso mancano regolamenti e normative comunali: una “legge-ombrello” che aiuti e tuteli sia i cittadini che i dirigenti pubblici. Sarà previsto un apposito sito web che censisca tutte le esperienze in materia, sia passate che future.

LA TAVOLA ROTONDA
Il dibattito è stato ricco di spunti e riflessioni interessanti, che sarebbe impossibile riportare per intero; vorrei qui però segnalarvi alcune suggestioni e indicazioni fornite dagli ospiti (che mi perdoneranno l’estrema sintesi):
Ivana Della Portella (storica dell’arte e saggista con lunga esperienza nelle amministrazioni locali) si è soffermata in particolare sull’importanza dei Beni Comuni e su come nel tempo sia mutata la loro importanza nella nostra legislazione, ricordando il fondamentale apporto di Stefano Rodotà, decisivo per l’inserimento nella nostra Costituzione del tema della sussidiarietà orizzontale;
Ersilia Maria Loreti (direttrice del Museo delle Mura e del Complesso di Massenzio), che da anni incoraggia le associazioni ad animare i luoghi della cultura da lei diretti, ha raccontato la sua esperienza e le molte difficoltà che si è trovata ad affrontare nel tentativo di includere i cittadini attivi, auspicando che questa legge possa agevolare soprattutto gli aspetti burocratici;
Loris Antonelli (AP- Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti) ha lodato una legge ben scritta e concepita, in cui si nota un’attenzione alle esigenze dei cittadini, troppo spesso imbrigliati da espletamenti burocratici e amministrativi che scoraggiano anche i più volenterosi e che, allo stato attuale, finiscono per essere quasi “vessatori”;
Elena Viscusi (vice-presidente di Retake Roma) si è soffermata in particolare sull’importanza dei percorsi formativi soprattutto per gli amministratori e i dirigenti pubblici, evidenziando anche la necessità che i processi decisionali (e le conseguenti responsabilità) siano chiari e trasparenti;
Annabella D’Elia (presidente del Comitato Mura Latine), infine, ha sottolineato quanto sia fondamentale il momento della valutazione delle varie esperienze, auspicando che la nuova legge possa semplificare ed alleggerire gli iter necessari all’organizzazione di iniziative e all’amministrazione condivisa dei Beni Comuni.

IL DIBATTITO
Dando qualche minuto di tempo agli interventi del pubblico, abbiamo avuto il piacere di ascoltare la riflessione di Gregorio Arena (presidente di Labsus, che da anni è in prima linea sul tema ed ha partecipato alla redazione del regolamento della città di Bologna, al momento adottato da più di 200 comuni), che ha evidenziato come qui non si parli solo di “manutenzione”, ma di un “prendersi cura” per cui i cittadini non sono semplici tappabuchi delle carenze dell’amministrazione, ma ne condividono a tutti gli effetti le responsabilità nei confronti dei beni pubblici, che possono e devono diventare BENI COMUNI.

IL VOSTRO CONTRIBUTO
In Regione si sta lavorando in questi giorni ai regolamenti attuativi della legge, che potranno recepire le osservazioni scaturite dal nostro incontro; se qualcuno di voi avesse qualcosa da dire in merito, lasci un commento: sarà mia premura farlo pervenire a Marta e a quanti stanno lavorando per dare ai cittadini e alle amministrazioni del Lazio uno strumento ancora più efficace e utile per quanti di noi si (pre)occupano di Beni Comuni!

Da sinistra a destra: Loris Antonelli, Ersilia Maria Loreti, il sottoscritto, Marta Leonori, Ivana Della Portella, Annabella D’Elia e Elena Viscusi