La Sanità nel Lazio: qualche dato reale contro bufale e fake-news

La Sanità nel Lazio: qualche dato reale contro bufale e fake-news

E’ opinione corrente, soprattutto tra i meno attenti alle vicende politiche regionali, che il comparto sanità del Lazio sia uno dei peggiori del paese, con una serie di problemi che, immancabilmente, vengono imputati al presidente Nicola Zingaretti. Nelle ultime settimane, ad esempio, è rispuntata sui social una infografica che elenca alcuni risultati negativi soprattutto in merito alla presunta chiusura di ospedali nel Lazio e alla conseguente perdita di posti letto (infografica smentita, dati alla mano, dal sito bufale.net, come potete leggere qui).

Il tema è molto attuale ed è di quelli che più fanno scaldare gli animi quando se ne parla, perché va a incidere sulla quotidianità delle persone, spesso in frangenti di disagio e sofferenza: l’amministrazione Zingaretti ha migliorato la sanità nel Lazio o le ha dato il colpo di grazia?!

Il Commissariamento
Partiamo da un dato fondamentale: la Sanità delle Regione Lazio è stata commissariata a partire da 12 anni fa, essendosi creato un “buco” di circa 10 miliardi di euro, con un disavanzo annuale che viaggiava intorno ai 2 miliardi (!). In questi 12 anni il commissariamento (che comporta una forte limitazione della spesa e impegni economici stringenti, legati ad un piano di rientro del debito) ha pesato in maniera preponderante sul comparto sanitario, costituendo un fardello pesantissimo che ha influito sulle tasche dei laziali e sulle prestazioni sanitarie erogate; ecco alcuni esempi:
extra-ticket: per anni abbiamo pagato il ticket più alto d’Italia, a causa dell’extra-ticket imposto dalla gestione commissariale e che è stato abolito proprio dalla giunta Zingaretti a partire dal 1° gennaio 2017;
turnover: per un lungo periodo la Regione è stata impossibilitata a reintegrare le unità in pensionamento con nuovo personale; vi basti pensare che nel 2013 le assunzioni sono state soltanto 68, mentre nel biennio 2017/2018 tra stabilizzazione dei precari e nuovi contratti si è arrivati a 2.800. Ma questi anni di mancate assunzioni hanno significato un devastante decremento del personale: uno degli effetti più evidenti è stato l’innalzamento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie, che sono ancora evidentemente troppo elevati. Tuttavia nel 2019, dopo 12 anni, il rapporto tra il personale in uscita e quello in entrata tornerà per la prima volta in positivo, con l’assunzione di 2000 unità avviate nel solo primo semestre: un risultato importante e non scontato che nel medio termine inciderà positivamente anche sui tempi di attesa.

Ospedali: si chiude o si apre?
Altra questione su cui l’amministrazione Zingaretti è spesso attaccata è la chiusura di alcuni ospedali o presidi medici; anche qui, ovviamente, il commissariamento è stato fagocitante, ma è bene ricordare che la chiusura di alcune strutture è stata deliberata nel 2010 (ebbene sì, ogni tanto è vero che la colpa è “di quelli che c’erano prima”), mentre dal 2013, ossia nell'”era Zingaretti”, si è provveduto ad una riorganizzazione territoriale che ha portato tra l’altro anche all’apertura di un nuovo importantissimo polo ospedaliero, quello dei Castelli Romani, nel dicembre del 2018.
Al momento, anche grazie alla legge nazionale 232 del 2016, sono previsti investimenti in edilizia ospedaliera per circa 460 milioni (che interesseranno, tra gli altri, il Grassi di Ostia, l’IFO di Roma, il Nuovo Ospedale Tiburtino, il P.O. di Sora, il Nuovo Ospedale del Golfo, il Nuovo Ospedale di Rieti).

Dati positivi sull’aspettativa di vita e screening
Per concludere, una tabella riepilogativa fornita dalla Regione (che potete visionare o scaricare cliccando qui) ci offre alcuni dati confortanti che mostrano trend positivi in diversi campi: negli ultimi anni per i laziali sono aumentati valori fondamentali come l’aspettativa di vita (che si è allineata a quella nazionale), la sopravvivenza in seguito a infarto o a ictus e, soprattutto, l’erogazione e l’adesione agli screening oncologici, fondamentali nella lotta e nella cura dei tumori.
Un altro elemento cruciale ci dà la misura del miglioramento delle prestazioni sanitarie regionali, quello dei LEA (Livelli essenziali di assistenza), ossia le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire alla cittadinanza; misurati con un valore numerico assoluto, nel Lazio siamo passati dal 114 del 2009 al 180 del 2017, ben al di sopra del punteggio minimo di adempienza, che è fissato a 160.

C’è un solo dato negativo, molto sconfortante: nell’ultimo anno nel Lazio le nascite sono scese per la prima volta sotto le 500.000 unità; ma quello della natalità è un tema nazionale, che ci auguriamo la Politica, prima o poi, si decida ad affrontare con provvedimenti seri ed efficaci. A meno che qualcuno non voglia imputare all’amministrazione Zingaretti anche questa colpa…

P.S.
Se quanto fin qui detto non vi è bastato, vi consiglio un accurato articolo de Il Sole 24 Ore del dicembre 2017, che potete leggere qui.

Campidoglio contro Regione: la verità sulla situazione rifiuti a Roma

Campidoglio contro Regione: la verità sulla situazione rifiuti a Roma

Nelle ultime settimane a Roma la situazione rifiuti è andata fuori controllo, con strade ricolme di spazzatura e cittadini imbestialiti; nel frattempo la sindaca tentava di addossarne le responsabilità principali alla Regione Lazio, che con un’ordinanza del 5 luglio è intervenuta a supporto visto il conclamato stato di emergenza e il rischio sanitario che si andava configurando; ma perché Roma versa in queste condizioni? e, soprattutto, a chi vanno imputate le responsabilità amministrative e politiche?

Raccogliendo un po’ di documentazione e cercando di tirare le fila della questione provo a fornirvi un quadro riassuntivo, che spero possa esservi utile per poter rispondere a queste domande e permettervi di giudicare quello che sta accadendo; prima, però, 2 premesse necessarie:

  • non sono un esperto della materia, quindi la maggior parte di quello che leggerete è frutto di una ricerca che ha riguardato media locali e nazionali e le dichiarazioni pubbliche dell’assessore regionale Massimiliano Valeriani e dell’ex-assessora capitolina Estella Marino, che considero tra le persone più preparate e competenti e che hanno diretta esperienza della situazione;
  • sapete tutti da che parte sto e quanto io disistimi la sindaca di Roma Virginia Raggi; tuttavia cercherò di fornirvi un racconto il più oggettivo possibile: la drammatica situazione dell’immondizia a Roma parte con la Raggi? No di certo. Le responsabilità in merito sono tutte ed esclusivamente sue? Certo che no… tuttavia, se in 3 anni cambi i vertici AMA per ben 6 (sei!) volte, l’assessore competente 3 volte, se non hai un minimo di progettualità e affronti la situazione in maniera demagogica e ideologica (secondo l’opinione non mia, ma della sua stessa ex-assessora Paola Muraro), qualche responsabilità devi pur prendertela! Ma andiamo con ordine…

GLI IMPIANTI
Il ciclo dei rifiuti si compone di 3 fasi principali: la raccolta, il trattamento e lo smaltimento; in queste settimane a Roma la parte che è andata in grossa sofferenza è stata quella del trattamento, a causa soprattutto dello stato di manutenzione dei due impianti denominati “Malagrotta 1” e “Malagrotta 2” (da non confondersi con l’omonima discarica di cui parleremo più avanti), che si è aggiunto alla problematica dell’inutilizzo del TMB (impianto di Trattamento Meccanico Biologico) di via Salaria in seguito all’incendio di dicembre.

Roma dunque sconta una carenza di impianti, che già in condizioni normali non riescono a soddisfare il fabbisogno della città: ma chi dovrebbe progettare e realizzare tali impianti? In molti in questo periodo hanno addossato queste responsabilità alla Regione e alla mancata approvazione del Piano Rifiuti; premesso che il Piano sarà approvato a breve e che comunque nel frattempo è vigente quello precedente, va ribadito che il piano NON toglie i rifiuti dalle strade né decreta la realizzazione di nuovi impianti, ma definisce le politiche generali di gestione dei rifiuti e il fabbisogno delle varie aree, determinando di conseguenza i parametri per gli impianti di trattamento e smaltimento.

Spetta poi alla Città Metropolitana (leggi Virginia Raggi) individuare le cosiddette “aree bianche”, in cui aziende pubbliche, come l’AMA, o private possono proporre la realizzazione di impianti che devono poi essere AUTORIZZATI dalla Regione; sapete quanti impianti sono stati proposti e progettati dall’amministrazione Raggi in 3 anni? Indovinato: zero! Primo problema e prima responsabilità.

In merito agli impianti, bisogna ricordare che i TMB, le discariche e gli inceneritori servono per trattare e smaltire i rifiuti indifferenziati, che Roma produce in quantità smisurata (parliamo di 3.000 tonnellate al giorno!) e che durante l’amministrazione Marino si tentò di ridurre drasticamente soprattutto spingendo sulla differenziata, che passò in 2 anni dal 30,5% al 41,5, con un aumento dell’11% (tanto per capirci: nei 2 anni di amministrazione Raggi l’aumento è stato del 3,1 appena: secondo problema e seconda responsabilità! – i dati sono stati verificati e commentati dall’Agenzia AGI, come potete leggere qui). Questi risultati si ottennero anche con l’estensione del “porta a porta” a circa un milione di cittadini e con il passaggio dalla differenziata a tre frazioni a quella a cinque, aggiungendo cioè la raccolta specifica di vetro e umido: un processo che molti criticarono come un’inutile complicazione ma che invece come detto ha portato importanti risultati.

LE PRECEDENTI AMMINISTRAZIONI
A proposito di discariche: buona parte della responsabilità dell’attuale situazione viene addossata alla chiusura della discarica di Malagrotta nel settembre del 2013, che sarebbe avvenuta in maniera avventata e senza preparare una vera alternativa. A questo proposito andrebbe ricordato che per quella discarica avevamo una procedura di infrazione da parte dell’Europa che da anni ne imponeva la chiusura e a causa della quale il Comune di Roma NON poteva partecipare a bandi europei, con conseguente notevole danno economico.

In quanto all’alternativa, è chiaro che impianti di questo tipo non si realizzano in pochi mesi, ma “nel 2015 Ama aveva un piano industriale serio con dentro, lungo i 15 anni di affidamento del contratto di servizio, gli investimenti per realizzare gli impianti. C’era la progettazione di alcuni impianti già avviata, e addirittura per un primo impianto di compostaggio era già stato avviato l’iter autorizzativo. Nel mentre erano state fatte tutte le gare (gare pubbliche) per gestire il periodo di transizione, conferendo ad altri impianti, anche all’estero.
Contro tutto questo i grillini si sono prima scagliati dall’opposizione cavalcando qualunque protesta, poi una volta al governo della città hanno bloccato tutti i procedimenti in corso e poi smontato tutto: Ama, il piano industriale, i progetti in corso, e non sono nemmeno riusciti a rifare le gare per gestire la perdurante fase di transizione. (…)
Un applauso al loro furore ideologico a fini esclusivamente propagandistici che li ha portati a scoprire oggi che bisogna fare esattamente quello che si erano ritrovati tra le mani già avviato, ed hanno distrutto” (da un post su FB di Estella Marino del 9 luglio).
Terzo problema e terza responsabilità!

Anche l’ex-sindaco Marino, rispondendo ad un fazioso e impreciso articolo di Travaglio, si è espresso recentemente in merito a questi impianti, già progettati ma poi annullati da Virginia Raggi e i suoi: “Ad esempio, acquistai un nuovo tritovagliatore. Venne definito dai media “il giocattolo di Marino” e l’opposizione del M5S affermò che non lo avrebbe utilizzato. Oggi è a Ostia ed è utilizzato al massimo regime per la crisi in atto (senza di esso ci sarebbero ogni giorno altre 300 tonnellate abbandonate sul suolo di Roma). Ma soprattutto feci approvare la realizzazione di nuovi Ecodistretti iniziando con un biodigestore per la produzione di gas dai rifiuti umidi (come i rifiuti alimentari) che a Roma ammontano a quasi 500.000 tonnellate/anno. Con essi si sarebbe trasformato un problema in ricchezza”; qualche giorno prima aveva già accennato alla “frustrazione di vedere cancellato il piano e gli investimenti per una serie di impianti che stabilimmo nel 2014-2015 e che, se non fossero stati cancellati oggi utilizzerebbero una parte significativa delle 500.000 tonnellate/anno di rifiuti umidi per produrre gas. Quegli impianti, chiamati biodigestori, avrebbero trasformato i rifiuti in ricchezza. Tra l’altro non si tratta di un’idea originale ma di una tecnologia utilizzata in circa 80 paesi del mondo, dall’Asia, all’Europa, agli Stati Uniti. Ad esempio solo la California ha 30 impianti di questo tipo, lo Stato di New York 13, e gli Stati Uniti nel loro insieme trasformano in biogas oltre 10.000 tonnellate/anno di rifiuti umidi.”

GLI IMPIANTI DI STOCCAGGIO PROVVISORIO
C’è un’altra questione di un qualche interesse, sollevata dal giornalista Antonio Maria Mira sull’Avvenire il 5 luglio: “Roma non solo non ha impianti per la gestione ordinaria dei rifiuti, ma neanche per affrontare le emergenze, come quella attuale. Sono i siti di stoccaggio provvisorio, impianti banali, vasche di cemento o capannoni col fondo impermeabilizzato. Ogni città italiana ne ha almeno uno da utilizzare quando c’è un guasto a un impianto o quando si ferma per manutenzione. Proprio come sta accadendo a Roma, col TMB di Malagrotta che lavora 500 tonnellate in meno. In questi siti temporanei vengono portati i rifiuti raccolti dalle strade, e devono operare finché l’impianto non viene riparato e si torna alla normalità. Ma a Roma non ce n’è neanche uno. E sarebbero preziosissimi. (…)

Ancora una volta Roma sconta i ritardi ed è in mano alle decisioni degli altri. E a lungo, visto che non ha impianti, che vanno progettati e costruiti. Per un termovalorizzatore ci vogliono 7 anni, per un impianto di compostaggio 3 anni, per una discarica 6 mesi. Troppo per l’emergenza in atto. Ma in pochi giorni si potrebbero almeno realizzare i siti di stoccaggio temporaneo. E togliere così i rifiuti dalle strade, scongiurare rischi sanitari, e affrontare con tranquillità lo stop di Colleferro. Ma nessuno ne parla.”
Quarto problema e quarta responsabilità della sindaca Raggi!

L’ORDINANZA DELLA REGIONE
Pochi giorni fa, dunque, la Regione Lazio ha emanato un’ordinanza urgente, valida fino al 30 settembre, che interviene nei confronti degli impianti di trattamento e smaltimento di tutto il Lazio (massimizzando la ricezione dei rifiuti della capitale) ma soprattutto di AMA, affinché attraverso delle operazioni straordinarie rigidamente calendarizzate affronti e risolva lo stato emergenziale: entro 48 ore pulizia delle aree in prossimità di siti sensibili, entro 7 giorni raccolta dei rifiuti in strada e collocamento di 300 nuovi cassonetti, garantire la raccolta anche nei giorni festivi, ecc. (se volete potete leggere il testo integrale dell’Ordinanza qui).

L’osservazione che in molti hanno fatto, spesso in modo strumentale, è stata: perché la Regione, se poteva, non è intervenuta prima? Bisogna tener presente che il D. Lgs. 152/2006 prescrive che le Regioni possano intervenire in materia del ciclo di rifiuti nelle competenze che sarebbero dei comuni solo a fronte di situazioni eccezionali e di emergenza, ma ancora a metà giugno l’amministrazione Raggi dichiarava che a Roma non esisteva un’emergenza rifiuti! solo il 28 giugno l’AMA ha comunicato alla Regione Lazio con una nota ufficiale che alcuni fattori critici (di cui abbiamo parlato precedentemente) necessitavano di provvedimenti urgenti, mentre il 1° luglio una nota dell’Ordine dei medici di Roma segnalava il serio rischio per la salute derivante dalla stato dei rifiuti non raccolti in città. Dunque la Regione è potuta intervenire solo successivamente, e lo ha fatto con rapidità e risolutezza. Vedremo quali effetti avrà l’ordinanza, che comunque ha già portato ad un miglioramento della situazione per le strade di Roma.

L’AMA
Un’ultima questione: l’ordinanza della Regione impone anche che AMA approvi a breve i bilanci 2018 e 2017 (sì, avete letto bene: si deve ancora approvare il bilancio di DUE ANNI FA!), sui quali è in corso una partita che sta lacerando l’amministrazione capitolina e che ha già portato tra l’altro alle dimissioni a febbraio dell’ex-assessora Montanari e, recentemente, del generale Silvio Monti, che solo un mese fa la sindaca aveva messo a dirigere il Dipartimento Tutela ambiente del Campidoglio.
L’AMA è una società allo sbando: basti pensare, sono dati ufficiali, che solo il 58% dei mezzi è operativo, mentre la qualità del servizio offerto, a fronte di una tariffa tra le più alte d’Italia, è assolutamente inadeguato e sotto gli occhi di tutti.

Tutto questo nasce con l’amministrazione Raggi? Lo ripeto: no. Ma la sindaca amministra Roma da 3 anni, durante i quali è di tutta evidenza che non c’è stata alcuna capacità non solo di programmare ma nemmeno di gestire la municipalizzata e più in generale la situazione rifiuti. Roma è senza assessore ai rifiuti da ormai 6 mesi, la sindaca ha cambiato i vertici AMA non si sa più quante volte e, come visto, si deve ancora approvare il bilancio di 2 anni fa.

Insomma, possiamo concludere con le parole dell’assessore Valeriani: “In 3 anni Roma non ha né progettato né realizzato un solo impianto, l’Ama è allo sbando, non c’è un Assessore ai rifiuti, non c’è una strategia per uscire dall’emergenza. (…) L’unica ricetta sperimentata è portare in giro per l’Italia e l’Europa i rifiuti con dei costi pazzeschi che pagano i romani in tariffa. Noi siamo pazienti, destiniamo risorse finanziarie e strumenti di Legge alla gestione dei comuni. C’è chi ne fa buon uso e chi no, prigioniero delle proprie paure, delle proprie incapacità e della propria arroganza. Per governare bene ci vuole coraggio, amore, competenza e pure tanta umiltà.

Foto da Il Post

I ponti si costruiscono anche mangiando

I ponti si costruiscono anche mangiando

Dice un famoso proverbio che fa più rumore un cialtrone che bacia rosari ai comizi di mille persone di buona volontà che costruiscono una società migliore (sì, lo so, il proverbio non era proprio così, ma avete capito lo stesso!).

Da queste pagine vi ho spesso presentato delle belle realtà del nostro territorio, invitandovi a conoscerle e a partecipare alle loro iniziative; oggi proseguiamo su questa scia, perché sabato sera avete la possibilità di gustare una cena insolita e affascinante e al tempo stesso sostenere uno straordinario progetto che è nato e cresciuto al Quadraro, quello dell’associazione Carminella e della sua “Scuola gratuita di lingua italiana per donne straniere”.

Perché una scuola di lingua italiana declinata esclusivamente al femminile? Ce lo spiega la vicepresidente Clara Santini: “Perché ci siamo rese conto che molte donne che vivevano da anni nel quartiere, forse perché più timide o più fragili, non avevano mai intrapreso un percorso di conoscenza della cultura e della lingua italiana e, da quando erano in Italia, erano rimaste nel chiuso dei contesti familiari a scapito di una sana integrazione. Alcune di loro non avevamo addirittura mai frequentato una scuola neppure nel Paese di origine e dunque era tanto il timore e la “vergogna” di inserirsi in gruppi misti.

Lo abbiamo compreso e l’abbiamo sollecitate a mettersi in gioco! E da qui la scelta di aprire una Scuola di sole donne. La cosa evidentemente ha funzionato e molte di loro, che in questi 6 anni hanno frequentato la scuola (50 nazionalità!) hanno imparato a leggere e scrivere grazie al percorso di alfabetizzazione mentre altre hanno potuto intraprendere i corsi base o quelli più avanzati sostenendo persino l’esame per le competenze della lingua italiana presso l’Università per stranieri di Perugia con la quale siamo convenzionate.”

E come ogni anno, alla fine del corso le allieve organizzano la “Cena interculturale”, cucinando piatti tipici dei loro paesi per ringraziare le insegnanti e raccogliere un po’ di fondi per continuare a sostenere il progetto.

Credo che un’iniziativa così significativa, che rende possibile una vera integrazione per tante donne straniere e lo fa gratuitamente, meriti tutto il nostro appoggio e il nostro sostegno: io vado… chi vuole venire con me trova tutte le info utili nella locandina!

Una festa sull’Appia, una festa per l’Appia

Una festa sull’Appia, una festa per l’Appia

Domenica prossima, 12 maggio, si terrà la quarta edizione dell’Appia Day, una giornata di festa lungo e per l’Appia Antica, nata per risollevare l’attenzione su questo immenso patrimonio culturale e paesaggistico, “che può diventare la via privilegiata per un’azione di trasformazione della città, per l’affermazione di una nuova idea di uso del territorio e dei beni comuni“, e per chiederne la pedonalizzazione almeno del tratto più prossimo alla città di Roma, sulla scia dell’idea di un vero parco a misura d’uomo nata con Antonio Cederna decenni fa.

Decine le associazioni coinvolte, circa 150 (!) le iniziative di tutti i tipi (visite guidate, trekking,  camminate,  ciclotour, degustazioni di prodotti  tipici, walkabout, transumanze, musica, mostre, spettacoli, rievocazioni storiche, attività per bambini, laboratori didattici, incontri itineranti), per “immaginare di poter considerare la Regina Viarum la porta d’accesso a una nuova idea di città che investe sul suo territorio, sulla sua cultura, sul suo paesaggio e si mostra più attenta ai cittadini, più moderna, più verde, più vivibile, più sana“; impossibile fornirvi qui tutti i dettagli, il solo consiglio che posso darvi è consultare il ricchissimo programma sul sito dedicato (clicca qui), dove potrete anche scoprire come guadagnare le eclusive t-shirt e borraccia con il logo AppiaDay o prenotare il cestino per il vostro pic-nic biologico e gustoso.

Quest’anno, il primo in cui come Archeomitato abbiamo collaborato (in minima parte) alla sua organizzazione, supportando Legambiente, Touring Club Italiano, Comitato Mura Latine e APS Moto Perpetuo, è stata per me l’occasione di riprendere fiducia nel futuro della nostra città, grazie a 4 straordinarie donne: Anna (Di Paolo), Irene (Ianiro), Annabella (D’Elia) e Maria Grazia (Umbro), che tra mille difficoltà e imprevisti lavorano da settimane instancabilmente e gratuitamente solo per offrire una incredibile giornata di cultura e intrattenimento, ribadendo che se la tutela e la valorizzazione sono compiti specifici degli enti competenti (in questo caso i Parchi archeologico e regionale e la Sovrintendenza Comunale), ben poco si potrebbe fare senza il supporto di associazioni, comitati, cittadini comuni che amano Roma e vogliono farne una città migliore, puntando sul suo patrimonio e sulla sua incredibile unicità.

Gli anni passati hanno visto la partecipazione di circa 150.000 persone: che volete fare, perdervela proprio voi?!

P.S.
Se volete, potete approfittare delle iniziative che abbiamo organizzato come Archeomitato: dalle 10 alle 13 saremo al Parco degli Acquedotti (zona Laghetto), dove grazie agli amici delle associazioni Epica-Legio VII Gemina, Ninuphar Eventi e Cultus Deorum saranno presenti postazioni didattiche di rievocazione storica per tutte le età, ma consigliate soprattutto per bambini e ragazzi; alle 11, in particolare, ci sarà uno spettacolo in costume di danze e balli in costume di epoca romana. Alle 15 saremo invece al Parco delle Tombe Latine, dove offriremo una visita guidata ai tesori del parco, con ingresso ai due stupendi mausolei dei Valeri e dei Pancrazi (ovviamente, come sempre, tutto gratuito!).

Car sharing: il VII Municipio figlio di un dio minore

Car sharing: il VII Municipio figlio di un dio minore

In attesa che venga inaugurata la Ciclabile della Tuscolana (sulla quale tanto è stato detto e scritto e in merito alla quale permangono tante perplessità, con le quali a breve avremo modo di confrontarci sul campo), viene spontaneo chiedersi perché l’amministrazione comunale e municipale non cerchino di potenziare altre forme di mobilità sostenibile, prima tra tutti il car sharing.

Come sicuramente saprete a Roma ci sono diverse realtà che offrono il servizio di car sharing, ossia la possibilità di usufruire di auto distribuite sul territorio comunale pagando il tempo di utilizzo tramite l’apposita app, tra le quali le principali sono Car2Go ed Enjoy; ebbene, vi sembra normale che uno strumento che dovrebbe favorire la mobilità alternativa, disincentivare l’uso dell’auto privata e ridurre l’inquinamento lasci COMPLETAMENTE scoperti i quartieri più popolosi di Roma?!

Sia Car2Go che Enjoy, infatti, pur permettendo di muoversi in tutto il territorio comunale, non consentono di lasciare e riprendere le auto oltre un limite posto all’altezza di Arco di Travertino, escludendo di fatto la maggior parte del VII Municipio: parliamo di circa 200.000 abitanti, impossibilitati ad usufruire di un servizio che è sì privato, ma svolto in convenzione con il Comune di Roma. Dunque, cosa aspettano il Comune e il VII Municipio a fare in modo che una fetta così importante della cittadinanza possa usufruire del car sharing?! Nel 2015, quando ero consigliere municipale, depositai una proposta di risoluzione, poi votata in consiglio, che chiedeva di estendere tale area almeno fino a viale Palmiro Togliatti, così come inizialmente previsto per Car2Go (ve ne parlai qui): come molti altri, anche questo documento è rimasto lettera morta…

sindaca Raggi, presidente Lozzi, vogliamo fare qualcosa?! O dobbiamo credere che per questa amministrazione promuovere una mobilità alternativa e sostenibile significhi soltanto qualche ciclabile in più?

Ma intanto anche tu che leggi puoi fare qualcosa: ho creato una petizione sul sito change.org, per chiedere che la sindaca e la presidente del Municipio VII intervengano presso i servizi di car sharing in convenzione per allargare l’area operativa almeno ai quartieri Tuscolano e Cinecittà: puoi firmarla (e farla firmare) cliccando questo link:
Petizione car sharing


Particolare dell’area operativa del servizio Car2Go

Settimana della Cultura: dal 5 al 10 marzo musei e siti archeologici gratis

Settimana della Cultura: dal 5 al 10 marzo musei e siti archeologici gratis

E’ entrato in vigore ieri, 28 febbraio, un provvedimento del ministro dei Beni Culturali che prevede una rimodulazione dei giorni di gratuità nei musei e nei siti archeologici statali, che passano da 12 a 20 l’anno: se da ottobre a marzo si proseguirà con la conservazione della prima domenica del mese, negli altri mesi i singoli direttori avranno a disposizione 8 giorni da modulare a proprio piacimento, secondo le necessità e la programmazione del singolo istituto. Resta invariato l’accesso gratuito per i minori di 18 anni, mentre i giovani dai 18 ai 25 pagheranno sempre un biglietto ridotto di 2€.

Ma la novità principale riguarda l’istituzione di una Settimana della Cultura, che prevedrà un’intera settimana di accessi gratuiti nei luoghi della cultura statali e che cambierà di anno in anno, ma sempre nel periodo primavera/estate.

Quest’anno la Settimana della Cultura sarà dal 5 al 10 marzo: a Roma sarà possibile visitare gratuitamente musei e siti come  la Galleria Borghese, il Colosseo, le Terme di Caracalla, il Palazzo Massimo alle Terme, le Crypta Balbi, le Terme di Diocleziano, il Foro Romano, il Palatino e gli scavi di Ostia Antica; poiché si prevedono (soprattutto nel week-end) lunghe file per accedere, si consiglia di prenotare la propria visita tramite il numero 060608 o l’apposito sito http://iovadoalmuseo.beniculturali.it/

Se poi volete farvi un bel regalo, concludete la Settimana della Cultura con la lezione/conferenza del prof. Andrea Giardina che abbiamo organizzato con l’Archeomitato per domenica 10 alle 10,30, dal titolo “”Schiavi a Roma” (qui l’evento Facebook dedicato).

Vogliatevi bene, regalatevi Cultura!

Iscrizione Nidi di Roma Capitale… se non avete un’identità SPID può essere un problema

Iscrizione Nidi di Roma Capitale… se non avete un’identità SPID può essere un problema

Si apriranno domani, e saranno attive fino al 18 marzo 2019, le iscrizioni ai Nidi di Roma Capitale per l’anno 2019-2020; la domanda potrà essere presentata esclusivamente on-line sul sito di Roma Capitale, così come avviene ormai da qualche anno.

Nessuna novità, quindi? In realtà da quest’anno c’è una grossa novità, che secondo me in pochi conoscono e che potrebbe risultare un problema di non poco conto per coloro che non si dovessero muovere con un buon anticipo sulla scadenza: con delibera del 22/5/2018, infatti, è stato disposto che l’UNICO sistema di autenticazione per l’accesso ai servizi online del portale di Roma Capitale sarà il Sistema Pubblico di Identità Digitale, meglio noto come SPID.

Chi già possiede delle credenziali per accedere al portale di Roma Comunale potrà continuare a farlo per un altro annetto, ma dal 1 gennaio di quest’anno non è più possibile accreditarsi come nuovi utenti, se non, appunto, attraverso SPID.

Se non sapete cosa sia e come funzioni SPID vi consiglio di approfondire cliccando qui; quello che è importante sapere è che per ottenere i propri codici user e password (che permettono poi di accede a tutti i siti della pubblica amministrazione, e non solo) possono volerci alcuni giorni, quindi sarà meglio muoversi per tempo!

Uno stadio (che avrebbe potuto essere) fatto bene

Uno stadio (che avrebbe potuto essere) fatto bene

Qualche giorno fa c’è stata l’ennesima conferenza stampa della sindaca sul tema del nuovo stadio della Roma, occasione nella quale la Raggi ha dimostrato una volta di più tutta la sua inadeguatezza, unita ad una capacita di stravolgere la realtà dei fatti mentendo spudoratamente.

Negli ultimi anni sullo stadio si è detto di tutto e di più (se volete leggere una documentata cronaca vi consiglio di cliccare qui), ma questa volta l’occasione era la presentazione della relazione del Politecnico di Torino, che ha messo in luce tutte le criticità del progetto, soprattutto in materia di viabilità e connessione con i mezzi pubblici; la Raggi invece, di fronte a una platea di giornalisti increduli, l’ha presentata in maniera trionfale… viene il dubbio che la relazione gliel’abbia illustrata il ministro Toninelli!

Quella dello stadio della Roma (in merito al quale ci sono ancora pesanti provvedimenti giudiziari in corso, che coinvolgono anche membri dell’attuale maggioranza capitolina) è secondo me la vicenda nella quale meglio si legge il modus operandi della giunta grillina, che ha smontato per motivi meramente ideologici e demagogici un progetto fondamentale di livello internazionale, trasformandolo in una speculazione in cui, come sempre in Italia, le opere di pubblica utilità le pagheremo tutti e i benefici li intascheranno i soliti noti.

A questo proposito mi sono sembrate illuminanti le parole di Giovanni Caudo, attuale presidente del III Municipio e Assessore all’Urbanistica nella Giunta Marino: “Oggi l’interesse pubblico della delibera non c’è più e le opere necessarie, anche secondo il parere del Politecnico, per il trasporto pubblico e per l’accessibilità carrabile e già previste nel progetto precedente dovranno essere fatte, prima o poi, e verranno pagate in gran parte con risorse pubbliche, configurando così un vantaggio per il proponente privato calcolabile oggi in decine di milioni di euro. Un privato titolare di azioni di una società sportiva che domani potrebbe legittimamente venderla incassando lui e lui solo il plusvalore determinato in misura consistente dal contributo pubblico. Ecco lo Stadio fatto bene, e per chi soprattutto. Si sono persi tre anni per smontare un progetto in virtù di un mero pregiudizio ideologico, si è dato spazio a negoziazioni condotte da non si sa bene chi e con quale ruolo che hanno stravolto un progetto votato in Aula Giulio Cesare ” .

Alla fine lo stadio si farà, perché è nell’interesse di tanti e tutti lo vogliono. Poteva essere un progetto di grande rilancio, soprattutto di immagine, per Roma; sarà, se si andrà avanti in questa direzione, l’ennesima occasione sprecata e fonte di enormi problemi economici e di mobilità… grazie mille, ancora una volta, sindaca Raggi!

Più cultura meno paura

Più cultura meno paura

E’ stato pubblicato nei giorni scorsi il 52° Rapporto Censis sulla situazione sociale del paese, anticipato da un comunicato stampa intitolato “Le radici sociali di un sovranismo psichico: dopo il rancore, la cattiveria”, che fotografa un paese sfiduciato, timoroso, che sente di vivere peggio dei propri genitori e senza prospettive di crescita, individuali e collettive; quello che tuttavia ha colpito i media, che si sono concentrati particolarmente su questo aspetto, è appunto il “sovranismo psichico”, che “talvolta assume i profili paranoici della caccia al capro espiatorio, quando la cattiveria ‒ dopo e oltre il rancore ‒ diventa la leva cinica di un presunto riscatto e si dispiega in una conflittualità latente, individualizzata, pulviscolare”.

Stiamo diventando più rancorosi, più incattiviti?! che il clima nel paese non sia dei migliori è sotto gli occhi di tutti, con episodi di intolleranza e rabbia sociale che alcuni politici cavalcano e alimentano, additando nemici/capri espiatori e fomentando delle tensioni ogni giorno più violente; ma, oltre che a una reale crisi economica mondiale che ha condizionato la società occidentale negli ultimi anni, a cosa è dovuto questo clima?

Senza cercare di trovare risposte semplici a questioni complesse, non ho potuto fare a meno di collegare questo rapporto ad un altro, pubblicato qualche settimana fa: il 14° Rapporto di Federculture, che come ogni anno fa il punto sul sistema dell’offerta e della produzione culturale in Italia; e se pensate che sia da radical-chic collegare le 2 cose, considerate quanto incida il livello di istruzione nelle statistiche prodotte dal Censis (alcuni elementi cruciali si possono già trovare nel comunicato stampa citato, che trovate qui).

I dati che riguardano il nostro paese, che rilevano tra l’altro una enorme differenza tra nord e sud, evidenziano in particolare una spesa in cultura da parte delle famiglie italiane ben al di sotto della media Eurozona: 6,6% sul totale dei consumi generali contro 8,5%, ma paesi come la Svezia arrivano all’11%!
A questo primo dato, che mi sembra tutt’altro che marginale in merito al rapporto Censis, si aggiungono elementi allarmanti: il 38,8% degli italiani risulta INATTIVO culturalmente (al sud si arriva a punte di 8/9 cittadini su 10); coloro che in un anno non vanno MAI al cinema e non visitano un museo o un sito archeologico sono circa il 70% degli adulti.

Ma c’è un dato che più di tutti mi sembra poter spiegare molte cose del rapporto Censis: in Italia solo 4 persone su 10 leggono almeno UN libro l’anno!

E dunque sì, penso proprio che molti aspetti preoccupanti emersi dal rapporto Censis siano profondamente legati a quelli evidenziati da Federculture: siamo un paese più rancoroso, più chiuso, più incattivito (soprattutto nei confronti del “diverso”) perché siamo un paese che si sta impoverendo a livello culturale e, spiace dirlo, non mi sembra che le forze al governo siano molto interessate ad un’inversione di tendenza.

Volete fare qualcosa di positivo per il nostro paese? A Natale regalate(VI) LIBRI, regalate(VI) cultura (un biglietto per uno spettacolo teatrale, un concerto, o magari una tessera annuale come quella del Museo di Villa Giulia o l’Appia Card): perché, come disse il poeta, se pensate che la cultura costi tanto non avete idea di quanto ci costerà l’ignoranza!

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Immagini da www.ilsole24ore.com

Finalmente un nuovo cinema

Finalmente un nuovo cinema

Giovedì sera ho partecipato ad una di quelle serate che ti riconciliano con la nostra città, che se da una parte vive probabilmente il suo peggior momento da un punto di vista della vivibilità e del fermento culturale e sociale, dall’altro è ancora in grado di offrire spunti di vera poesia umana, nati da gruppi di visionari che credono che valga la pena impegnarsi per migliorare la situazione “dal basso”.

Succede così che mentre a Roma negli ultimi anni più di 40 cinema hanno chiuso i battenti, nella periferia del VII Municipio, grazie alla disponibilità di una dirigente scolastica illuminata e alla collaborazione del Centro Sperimentale di Cinematografia, gli amici dell’Associazione Antimafie daSud e dell’Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti riescano a mettere in piedi e ad aprire un nuovo cinema, che si inserisce in un percorso più ampio che sta prendendo vita all’interno dell’IIS Enzo Ferrari di via Contardo Ferrini.

Nella scuola già da un paio di anni gli stessi soggetti lavorano a progetti contro la dispersione scolastica e per il rilancio della periferia, che li vede impegnati tra le altre cose nella (ri)apertura della biblioteca, che diventerà un polo per l’antimafia e i diritti; e ora, dunque, questo cinema, che è stato inaugurato giovedì con la proiezione del film “Compagni di scuola” alla presenza di un padrino d’eccezione, Carlo Verdone, che con grande generosità ha sposato e lodato l’iniziativa e ha regalato ai presenti momenti esilaranti raccontando la genesi del film ed il rapporto con il produttore Mario Cecchi Gori.

Dimenticavo un aspetto di non poco conto, ulteriore elemento di merito: l’ingresso alle proiezioni (di cui nella locandina potete scoprire il programma di novembre e dicembre), che avverranno il mercoledì, il venerdì e il sabato alle 20, sarà completamente GRATUITO!

Per ulteriori dettagli clicca qui.

Locandina CinemAP