Amministrazione Condivisa dei Beni Comuni: la Regione Lazio in prima linea

Amministrazione Condivisa dei Beni Comuni: la Regione Lazio in prima linea

Si è svolto lunedì scorso un incontro pubblico, organizzato da Archeomitato ed ospitato da AP-Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti, che voleva essere un momento di confronto e riflessione sulla nuova legge approvata recentemente dalla Regione Lazio in materia di Amministrazione Condivisa dei Beni Comuni, cui hanno partecipato numerosi rappresentanti di associazioni e comitati, in particolar modo del VII Municipio.

LA LEGGE
La legge (potete leggere il test integrale qui), la prima in materia da parte di una regione italiana, si propone di promuovere l’amministrazione condivisa dei beni comuni “mediante forme di collaborazione tra l’amministrazione regionale e gli enti locali e i cittadini attivi, finalizzate alla cura, alla rigenerazione e alla gestione condivisa degli stessi” ed è incentrata su alcuni punti cardine che ne rappresentano i veri punti di forza:
vantaggi economici e contributi nei confronti delle amministrazioni locali e dei cittadini;
percorsi formativi per i dipendenti pubblici, gli studenti ed i cittadini attivi “idonei a diffondere la cultura della collaborazione civica, a sviluppare le competenze necessarie per l’amministrazione dei beni comuni, a conoscere e a promuovere le buone pratiche e ad accompagnare la costruzione di nuovi percorsi”;
– promozione della “sostenibilità delle decisioni assunte nell’ambito del rapporto di collaborazione, che non ingenerino oneri superiori ai benefici”, affinché sia rispettata una “proporzionalità tra le effettive esigenze di tutela degli interessi pubblici coinvolti e gli adempimenti richiesti“;
– istituzione di un “elenco regionale telematico dei regolamenti degli enti locali sull’amministrazione condivisa, al fine di monitorarne e promuoverne l’adozione”;
– attività di monitoraggio da parte degli organi regionali sull’attuazione e gli effetti della legge.

Come ha affermato Marta Leonori, consigliera regionale e prima firmataria della legge, l’obiettivo era quello di mettersi a fianco dei cittadini e delle amministrazioni locali, fornendo uno strumento che offra procedure chiare e definite su un tema per il quale spesso mancano regolamenti e normative comunali: una “legge-ombrello” che aiuti e tuteli sia i cittadini che i dirigenti pubblici. Sarà previsto un apposito sito web che censisca tutte le esperienze in materia, sia passate che future.

LA TAVOLA ROTONDA
Il dibattito è stato ricco di spunti e riflessioni interessanti, che sarebbe impossibile riportare per intero; vorrei qui però segnalarvi alcune suggestioni e indicazioni fornite dagli ospiti (che mi perdoneranno l’estrema sintesi):
Ivana Della Portella (storica dell’arte e saggista con lunga esperienza nelle amministrazioni locali) si è soffermata in particolare sull’importanza dei Beni Comuni e su come nel tempo sia mutata la loro importanza nella nostra legislazione, ricordando il fondamentale apporto di Stefano Rodotà, decisivo per l’inserimento nella nostra Costituzione del tema della sussidiarietà orizzontale;
Ersilia Maria Loreti (direttrice del Museo delle Mura e del Complesso di Massenzio), che da anni incoraggia le associazioni ad animare i luoghi della cultura da lei diretti, ha raccontato la sua esperienza e le molte difficoltà che si è trovata ad affrontare nel tentativo di includere i cittadini attivi, auspicando che questa legge possa agevolare soprattutto gli aspetti burocratici;
Loris Antonelli (AP- Accademia Popolare dell’Antimafia e dei Diritti) ha lodato una legge ben scritta e concepita, in cui si nota un’attenzione alle esigenze dei cittadini, troppo spesso imbrigliati da espletamenti burocratici e amministrativi che scoraggiano anche i più volenterosi e che, allo stato attuale, finiscono per essere quasi “vessatori”;
Elena Viscusi (vice-presidente di Retake Roma) si è soffermata in particolare sull’importanza dei percorsi formativi soprattutto per gli amministratori e i dirigenti pubblici, evidenziando anche la necessità che i processi decisionali (e le conseguenti responsabilità) siano chiari e trasparenti;
Annabella D’Elia (presidente del Comitato Mura Latine), infine, ha sottolineato quanto sia fondamentale il momento della valutazione delle varie esperienze, auspicando che la nuova legge possa semplificare ed alleggerire gli iter necessari all’organizzazione di iniziative e all’amministrazione condivisa dei Beni Comuni.

IL DIBATTITO
Dando qualche minuto di tempo agli interventi del pubblico, abbiamo avuto il piacere di ascoltare la riflessione di Gregorio Arena (presidente di Labsus, che da anni è in prima linea sul tema ed ha partecipato alla redazione del regolamento della città di Bologna, al momento adottato da più di 200 comuni), che ha evidenziato come qui non si parli solo di “manutenzione”, ma di un “prendersi cura” per cui i cittadini non sono semplici tappabuchi delle carenze dell’amministrazione, ma ne condividono a tutti gli effetti le responsabilità nei confronti dei beni pubblici, che possono e devono diventare BENI COMUNI.

IL VOSTRO CONTRIBUTO
In Regione si sta lavorando in questi giorni ai regolamenti attuativi della legge, che potranno recepire le osservazioni scaturite dal nostro incontro; se qualcuno di voi avesse qualcosa da dire in merito, lasci un commento: sarà mia premura farlo pervenire a Marta e a quanti stanno lavorando per dare ai cittadini e alle amministrazioni del Lazio uno strumento ancora più efficace e utile per quanti di noi si (pre)occupano di Beni Comuni!

Da sinistra a destra: Loris Antonelli, Ersilia Maria Loreti, il sottoscritto, Marta Leonori, Ivana Della Portella, Annabella D’Elia e Elena Viscusi

La sindrome dell’anno zero

La sindrome dell’anno zero

Se, come me, vi interessate o seguite le vicende politiche e amministrative di Roma vi siete trovati probabilmente abbastanza spesso a criticare le molte pecche dell’amministrazione Raggi (si, lo so, sono di parte… ma trovatemi un romano che giudichi positivamente questi ultimi 3 anni e mezzo e poi ne riparliamo!).
Se lo fate anche sui social, vi siete quasi sicuramente imbattuti in 2 tipi di reazione da parte dei sostenitori del M5S:
1) “ah, quindi preferivi Buzzi e Carminati?!”; questa è talmente cretina che non vale nemmeno la pena commentarla;
2) “è facile criticare, almeno adesso si fa qualcosa, dopo 30 anni che a Roma non si è fatto nulla!”

Questa obiezione sta diventando quasi un mantra tra i grillini romani, che magnificano le azioni intraprese dalla sindaca non solo nel caso di grandi operazioni urbanistiche o progetti importanti (che sono praticamente inesistenti, quindi sarebbe anche complicato celebrarli), ma soprattutto per glorificare quello che in qualsiasi città è visto come normale amministrazione, come ad esempio riasfaltare un tratto di strada o inaugurare 500 mt. di ciclabile… e così, quando fai notare che la sindaca della Capitale d’Italia non dovrebbe auto-incensarsi per aver fatto ripulire un marciapiede o provi a far notare che forse quella ciclabile era meglio farla in un altro punto, ecco che arriva la replica: “parlate proprio voi, che in 30 anni avete distrutto Roma e non avete fatto nulla!”.

Dunque, prima dell’avvento della Raggi, Roma era una palude malsana, priva di strade, fogne, infrastrutture e trasporti, dove non esistevano scuole e ospedali e per passare il tempo noi romani cavernicoli incidevamo figure di animali su pareti rupestri, nemmeno stessimo parlando dell’Urbe di età regia prima che gli etruschi ci insegnassero un po’ di civiltà… insomma, i grillini romani sembrano pervasi dalla “sindrome dell’anno zero”, dimentichi di tutto quello che a Roma è stato realizzato e progettato negli ultimi 20 anni.

Vale quindi la pena rinfrescare un po’ la memoria a chi oggi riesce ancora a celebrare o difendere quest’amministrazione immobile e miope, con un elenco (NON esaustivo) di opere immaginate, realizzate e inaugurate dal 2000 in poi (per carità cristiana ho volutamente saltato il periodo pre-Giubileo, che ha visto Roma trasformarsi in un enorme cantiere per il quale, è sempre bene ricordarlo, non c’è stato nemmeno un processo per corruzione, peculato o simili); dunque:

  • 2001 inaugurazione Museo Explora
  • 2001 inaugurazione Policlinico Tor Vergata
  • 2002 inaugurazione Auditorium (progetto Renzo Piano)
  • 2004 inaugurazione galleria Giovanni XXIII
  • 2005 Centrale Montemartini diventa Museo permanente
  • 2006 inaugurazione nuova struttura Ara Pacis (progetto Meier)
  • 2006 riapertura di Villa Torlonia in seguito a restauri
  • 2006 nasce la Festa del Cinema di Roma
  • 2008 approvazione nuovo Piano Regolatore
  • 2009 inaugurazione Museo Diffuso di Testaccio
  • 2010 inaugurazione del Maxxi (progettato da Zaha Hadid)
  • 2010 inaugurazione MACRO ex-Mattatoio
  • 2011 inaugurazione Ponte della Musica
  • 2011 inaugurazione del Centro Culturale Elsa Morante
  • 2012 e 2015 inaugurati tratti Metro B1
  • 2012 inaugurazione variante Tangenziale Est
  • 2012 inaugurazione Ponte Settimia Spizzichino
  • 2012 nuova Piazza San Silvestro
  • 2014 inaugurazione Ponte della Scienza (concorso internazionale)
  • 2014 spettacolo al Foro di Augusto e 2015 spettacolo al Foro di Cesare (progetto Piero Angela e Paco Lanciano)
  • 2015 inaugurazione Metro C fino a piazza Lodi
  • 2016 inaugurazione centro congressi della “Nuvola di Fuksas” (vincitore premio Best Building Site del Royal Institute of British Architects)
  • 2016 inaugurazione area Circo Massimo dopo scavi e restauri
  • 2016 avvio restauri Mausoleo di Augusto

Musei, metropolitane, infrastrutture, eventi culturali, progetti internazionali; ecco, ora chiudete gli occhi e provate a immaginare cosa resterà a Roma dei 5 anni dell’amministrazione Raggi: non ci riuscite? nemmeno io…

P.S.
Quindi a Roma fino al 2016 andava tutto bene? no, tutt’altro… ma chi vuole farci credere che Roma è nata a giugno 2016 dovrebbe studiare un po’ meglio la storia recente della città, perché c’è molto da imparare!

La Sanità nel Lazio: qualche dato reale contro bufale e fake-news

La Sanità nel Lazio: qualche dato reale contro bufale e fake-news

E’ opinione corrente, soprattutto tra i meno attenti alle vicende politiche regionali, che il comparto sanità del Lazio sia uno dei peggiori del paese, con una serie di problemi che, immancabilmente, vengono imputati al presidente Nicola Zingaretti. Nelle ultime settimane, ad esempio, è rispuntata sui social una infografica che elenca alcuni risultati negativi soprattutto in merito alla presunta chiusura di ospedali nel Lazio e alla conseguente perdita di posti letto (infografica smentita, dati alla mano, dal sito bufale.net, come potete leggere qui).

Il tema è molto attuale ed è di quelli che più fanno scaldare gli animi quando se ne parla, perché va a incidere sulla quotidianità delle persone, spesso in frangenti di disagio e sofferenza: l’amministrazione Zingaretti ha migliorato la sanità nel Lazio o le ha dato il colpo di grazia?!

Il Commissariamento
Partiamo da un dato fondamentale: la Sanità delle Regione Lazio è stata commissariata a partire da 12 anni fa, essendosi creato un “buco” di circa 10 miliardi di euro, con un disavanzo annuale che viaggiava intorno ai 2 miliardi (!). In questi 12 anni il commissariamento (che comporta una forte limitazione della spesa e impegni economici stringenti, legati ad un piano di rientro del debito) ha pesato in maniera preponderante sul comparto sanitario, costituendo un fardello pesantissimo che ha influito sulle tasche dei laziali e sulle prestazioni sanitarie erogate; ecco alcuni esempi:
extra-ticket: per anni abbiamo pagato il ticket più alto d’Italia, a causa dell’extra-ticket imposto dalla gestione commissariale e che è stato abolito proprio dalla giunta Zingaretti a partire dal 1° gennaio 2017;
turnover: per un lungo periodo la Regione è stata impossibilitata a reintegrare le unità in pensionamento con nuovo personale; vi basti pensare che nel 2013 le assunzioni sono state soltanto 68, mentre nel biennio 2017/2018 tra stabilizzazione dei precari e nuovi contratti si è arrivati a 2.800. Ma questi anni di mancate assunzioni hanno significato un devastante decremento del personale: uno degli effetti più evidenti è stato l’innalzamento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie, che sono ancora evidentemente troppo elevati. Tuttavia nel 2019, dopo 12 anni, il rapporto tra il personale in uscita e quello in entrata tornerà per la prima volta in positivo, con l’assunzione di 2000 unità avviate nel solo primo semestre: un risultato importante e non scontato che nel medio termine inciderà positivamente anche sui tempi di attesa.

Ospedali: si chiude o si apre?
Altra questione su cui l’amministrazione Zingaretti è spesso attaccata è la chiusura di alcuni ospedali o presidi medici; anche qui, ovviamente, il commissariamento è stato fagocitante, ma è bene ricordare che la chiusura di alcune strutture è stata deliberata nel 2010 (ebbene sì, ogni tanto è vero che la colpa è “di quelli che c’erano prima”), mentre dal 2013, ossia nell'”era Zingaretti”, si è provveduto ad una riorganizzazione territoriale che ha portato tra l’altro anche all’apertura di un nuovo importantissimo polo ospedaliero, quello dei Castelli Romani, nel dicembre del 2018.
Al momento, anche grazie alla legge nazionale 232 del 2016, sono previsti investimenti in edilizia ospedaliera per circa 460 milioni (che interesseranno, tra gli altri, il Grassi di Ostia, l’IFO di Roma, il Nuovo Ospedale Tiburtino, il P.O. di Sora, il Nuovo Ospedale del Golfo, il Nuovo Ospedale di Rieti).

Dati positivi sull’aspettativa di vita e screening
Per concludere, una tabella riepilogativa fornita dalla Regione (che potete visionare o scaricare cliccando qui) ci offre alcuni dati confortanti che mostrano trend positivi in diversi campi: negli ultimi anni per i laziali sono aumentati valori fondamentali come l’aspettativa di vita (che si è allineata a quella nazionale), la sopravvivenza in seguito a infarto o a ictus e, soprattutto, l’erogazione e l’adesione agli screening oncologici, fondamentali nella lotta e nella cura dei tumori.
Un altro elemento cruciale ci dà la misura del miglioramento delle prestazioni sanitarie regionali, quello dei LEA (Livelli essenziali di assistenza), ossia le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire alla cittadinanza; misurati con un valore numerico assoluto, nel Lazio siamo passati dal 114 del 2009 al 180 del 2017, ben al di sopra del punteggio minimo di adempienza, che è fissato a 160.

C’è un solo dato negativo, molto sconfortante: nell’ultimo anno nel Lazio le nascite sono scese per la prima volta sotto le 500.000 unità; ma quello della natalità è un tema nazionale, che ci auguriamo la Politica, prima o poi, si decida ad affrontare con provvedimenti seri ed efficaci. A meno che qualcuno non voglia imputare all’amministrazione Zingaretti anche questa colpa…

P.S.
Se quanto fin qui detto non vi è bastato, vi consiglio un accurato articolo de Il Sole 24 Ore del dicembre 2017, che potete leggere qui.

Campidoglio contro Regione: la verità sulla situazione rifiuti a Roma

Campidoglio contro Regione: la verità sulla situazione rifiuti a Roma

Nelle ultime settimane a Roma la situazione rifiuti è andata fuori controllo, con strade ricolme di spazzatura e cittadini imbestialiti; nel frattempo la sindaca tentava di addossarne le responsabilità principali alla Regione Lazio, che con un’ordinanza del 5 luglio è intervenuta a supporto visto il conclamato stato di emergenza e il rischio sanitario che si andava configurando; ma perché Roma versa in queste condizioni? e, soprattutto, a chi vanno imputate le responsabilità amministrative e politiche?

Raccogliendo un po’ di documentazione e cercando di tirare le fila della questione provo a fornirvi un quadro riassuntivo, che spero possa esservi utile per poter rispondere a queste domande e permettervi di giudicare quello che sta accadendo; prima, però, 2 premesse necessarie:

  • non sono un esperto della materia, quindi la maggior parte di quello che leggerete è frutto di una ricerca che ha riguardato media locali e nazionali e le dichiarazioni pubbliche dell’assessore regionale Massimiliano Valeriani e dell’ex-assessora capitolina Estella Marino, che considero tra le persone più preparate e competenti e che hanno diretta esperienza della situazione;
  • sapete tutti da che parte sto e quanto io disistimi la sindaca di Roma Virginia Raggi; tuttavia cercherò di fornirvi un racconto il più oggettivo possibile: la drammatica situazione dell’immondizia a Roma parte con la Raggi? No di certo. Le responsabilità in merito sono tutte ed esclusivamente sue? Certo che no… tuttavia, se in 3 anni cambi i vertici AMA per ben 6 (sei!) volte, l’assessore competente 3 volte, se non hai un minimo di progettualità e affronti la situazione in maniera demagogica e ideologica (secondo l’opinione non mia, ma della sua stessa ex-assessora Paola Muraro), qualche responsabilità devi pur prendertela! Ma andiamo con ordine…

GLI IMPIANTI
Il ciclo dei rifiuti si compone di 3 fasi principali: la raccolta, il trattamento e lo smaltimento; in queste settimane a Roma la parte che è andata in grossa sofferenza è stata quella del trattamento, a causa soprattutto dello stato di manutenzione dei due impianti denominati “Malagrotta 1” e “Malagrotta 2” (da non confondersi con l’omonima discarica di cui parleremo più avanti), che si è aggiunto alla problematica dell’inutilizzo del TMB (impianto di Trattamento Meccanico Biologico) di via Salaria in seguito all’incendio di dicembre.

Roma dunque sconta una carenza di impianti, che già in condizioni normali non riescono a soddisfare il fabbisogno della città: ma chi dovrebbe progettare e realizzare tali impianti? In molti in questo periodo hanno addossato queste responsabilità alla Regione e alla mancata approvazione del Piano Rifiuti; premesso che il Piano sarà approvato a breve e che comunque nel frattempo è vigente quello precedente, va ribadito che il piano NON toglie i rifiuti dalle strade né decreta la realizzazione di nuovi impianti, ma definisce le politiche generali di gestione dei rifiuti e il fabbisogno delle varie aree, determinando di conseguenza i parametri per gli impianti di trattamento e smaltimento.

Spetta poi alla Città Metropolitana (leggi Virginia Raggi) individuare le cosiddette “aree bianche”, in cui aziende pubbliche, come l’AMA, o private possono proporre la realizzazione di impianti che devono poi essere AUTORIZZATI dalla Regione; sapete quanti impianti sono stati proposti e progettati dall’amministrazione Raggi in 3 anni? Indovinato: zero! Primo problema e prima responsabilità.

In merito agli impianti, bisogna ricordare che i TMB, le discariche e gli inceneritori servono per trattare e smaltire i rifiuti indifferenziati, che Roma produce in quantità smisurata (parliamo di 3.000 tonnellate al giorno!) e che durante l’amministrazione Marino si tentò di ridurre drasticamente soprattutto spingendo sulla differenziata, che passò in 2 anni dal 30,5% al 41,5, con un aumento dell’11% (tanto per capirci: nei 2 anni di amministrazione Raggi l’aumento è stato del 3,1 appena: secondo problema e seconda responsabilità! – i dati sono stati verificati e commentati dall’Agenzia AGI, come potete leggere qui). Questi risultati si ottennero anche con l’estensione del “porta a porta” a circa un milione di cittadini e con il passaggio dalla differenziata a tre frazioni a quella a cinque, aggiungendo cioè la raccolta specifica di vetro e umido: un processo che molti criticarono come un’inutile complicazione ma che invece come detto ha portato importanti risultati.

LE PRECEDENTI AMMINISTRAZIONI
A proposito di discariche: buona parte della responsabilità dell’attuale situazione viene addossata alla chiusura della discarica di Malagrotta nel settembre del 2013, che sarebbe avvenuta in maniera avventata e senza preparare una vera alternativa. A questo proposito andrebbe ricordato che per quella discarica avevamo una procedura di infrazione da parte dell’Europa che da anni ne imponeva la chiusura e a causa della quale il Comune di Roma NON poteva partecipare a bandi europei, con conseguente notevole danno economico.

In quanto all’alternativa, è chiaro che impianti di questo tipo non si realizzano in pochi mesi, ma “nel 2015 Ama aveva un piano industriale serio con dentro, lungo i 15 anni di affidamento del contratto di servizio, gli investimenti per realizzare gli impianti. C’era la progettazione di alcuni impianti già avviata, e addirittura per un primo impianto di compostaggio era già stato avviato l’iter autorizzativo. Nel mentre erano state fatte tutte le gare (gare pubbliche) per gestire il periodo di transizione, conferendo ad altri impianti, anche all’estero.
Contro tutto questo i grillini si sono prima scagliati dall’opposizione cavalcando qualunque protesta, poi una volta al governo della città hanno bloccato tutti i procedimenti in corso e poi smontato tutto: Ama, il piano industriale, i progetti in corso, e non sono nemmeno riusciti a rifare le gare per gestire la perdurante fase di transizione. (…)
Un applauso al loro furore ideologico a fini esclusivamente propagandistici che li ha portati a scoprire oggi che bisogna fare esattamente quello che si erano ritrovati tra le mani già avviato, ed hanno distrutto” (da un post su FB di Estella Marino del 9 luglio).
Terzo problema e terza responsabilità!

Anche l’ex-sindaco Marino, rispondendo ad un fazioso e impreciso articolo di Travaglio, si è espresso recentemente in merito a questi impianti, già progettati ma poi annullati da Virginia Raggi e i suoi: “Ad esempio, acquistai un nuovo tritovagliatore. Venne definito dai media “il giocattolo di Marino” e l’opposizione del M5S affermò che non lo avrebbe utilizzato. Oggi è a Ostia ed è utilizzato al massimo regime per la crisi in atto (senza di esso ci sarebbero ogni giorno altre 300 tonnellate abbandonate sul suolo di Roma). Ma soprattutto feci approvare la realizzazione di nuovi Ecodistretti iniziando con un biodigestore per la produzione di gas dai rifiuti umidi (come i rifiuti alimentari) che a Roma ammontano a quasi 500.000 tonnellate/anno. Con essi si sarebbe trasformato un problema in ricchezza”; qualche giorno prima aveva già accennato alla “frustrazione di vedere cancellato il piano e gli investimenti per una serie di impianti che stabilimmo nel 2014-2015 e che, se non fossero stati cancellati oggi utilizzerebbero una parte significativa delle 500.000 tonnellate/anno di rifiuti umidi per produrre gas. Quegli impianti, chiamati biodigestori, avrebbero trasformato i rifiuti in ricchezza. Tra l’altro non si tratta di un’idea originale ma di una tecnologia utilizzata in circa 80 paesi del mondo, dall’Asia, all’Europa, agli Stati Uniti. Ad esempio solo la California ha 30 impianti di questo tipo, lo Stato di New York 13, e gli Stati Uniti nel loro insieme trasformano in biogas oltre 10.000 tonnellate/anno di rifiuti umidi.”

GLI IMPIANTI DI STOCCAGGIO PROVVISORIO
C’è un’altra questione di un qualche interesse, sollevata dal giornalista Antonio Maria Mira sull’Avvenire il 5 luglio: “Roma non solo non ha impianti per la gestione ordinaria dei rifiuti, ma neanche per affrontare le emergenze, come quella attuale. Sono i siti di stoccaggio provvisorio, impianti banali, vasche di cemento o capannoni col fondo impermeabilizzato. Ogni città italiana ne ha almeno uno da utilizzare quando c’è un guasto a un impianto o quando si ferma per manutenzione. Proprio come sta accadendo a Roma, col TMB di Malagrotta che lavora 500 tonnellate in meno. In questi siti temporanei vengono portati i rifiuti raccolti dalle strade, e devono operare finché l’impianto non viene riparato e si torna alla normalità. Ma a Roma non ce n’è neanche uno. E sarebbero preziosissimi. (…)

Ancora una volta Roma sconta i ritardi ed è in mano alle decisioni degli altri. E a lungo, visto che non ha impianti, che vanno progettati e costruiti. Per un termovalorizzatore ci vogliono 7 anni, per un impianto di compostaggio 3 anni, per una discarica 6 mesi. Troppo per l’emergenza in atto. Ma in pochi giorni si potrebbero almeno realizzare i siti di stoccaggio temporaneo. E togliere così i rifiuti dalle strade, scongiurare rischi sanitari, e affrontare con tranquillità lo stop di Colleferro. Ma nessuno ne parla.”
Quarto problema e quarta responsabilità della sindaca Raggi!

L’ORDINANZA DELLA REGIONE
Pochi giorni fa, dunque, la Regione Lazio ha emanato un’ordinanza urgente, valida fino al 30 settembre, che interviene nei confronti degli impianti di trattamento e smaltimento di tutto il Lazio (massimizzando la ricezione dei rifiuti della capitale) ma soprattutto di AMA, affinché attraverso delle operazioni straordinarie rigidamente calendarizzate affronti e risolva lo stato emergenziale: entro 48 ore pulizia delle aree in prossimità di siti sensibili, entro 7 giorni raccolta dei rifiuti in strada e collocamento di 300 nuovi cassonetti, garantire la raccolta anche nei giorni festivi, ecc. (se volete potete leggere il testo integrale dell’Ordinanza qui).

L’osservazione che in molti hanno fatto, spesso in modo strumentale, è stata: perché la Regione, se poteva, non è intervenuta prima? Bisogna tener presente che il D. Lgs. 152/2006 prescrive che le Regioni possano intervenire in materia del ciclo di rifiuti nelle competenze che sarebbero dei comuni solo a fronte di situazioni eccezionali e di emergenza, ma ancora a metà giugno l’amministrazione Raggi dichiarava che a Roma non esisteva un’emergenza rifiuti! solo il 28 giugno l’AMA ha comunicato alla Regione Lazio con una nota ufficiale che alcuni fattori critici (di cui abbiamo parlato precedentemente) necessitavano di provvedimenti urgenti, mentre il 1° luglio una nota dell’Ordine dei medici di Roma segnalava il serio rischio per la salute derivante dalla stato dei rifiuti non raccolti in città. Dunque la Regione è potuta intervenire solo successivamente, e lo ha fatto con rapidità e risolutezza. Vedremo quali effetti avrà l’ordinanza, che comunque ha già portato ad un miglioramento della situazione per le strade di Roma.

L’AMA
Un’ultima questione: l’ordinanza della Regione impone anche che AMA approvi a breve i bilanci 2018 e 2017 (sì, avete letto bene: si deve ancora approvare il bilancio di DUE ANNI FA!), sui quali è in corso una partita che sta lacerando l’amministrazione capitolina e che ha già portato tra l’altro alle dimissioni a febbraio dell’ex-assessora Montanari e, recentemente, del generale Silvio Monti, che solo un mese fa la sindaca aveva messo a dirigere il Dipartimento Tutela ambiente del Campidoglio.
L’AMA è una società allo sbando: basti pensare, sono dati ufficiali, che solo il 58% dei mezzi è operativo, mentre la qualità del servizio offerto, a fronte di una tariffa tra le più alte d’Italia, è assolutamente inadeguato e sotto gli occhi di tutti.

Tutto questo nasce con l’amministrazione Raggi? Lo ripeto: no. Ma la sindaca amministra Roma da 3 anni, durante i quali è di tutta evidenza che non c’è stata alcuna capacità non solo di programmare ma nemmeno di gestire la municipalizzata e più in generale la situazione rifiuti. Roma è senza assessore ai rifiuti da ormai 6 mesi, la sindaca ha cambiato i vertici AMA non si sa più quante volte e, come visto, si deve ancora approvare il bilancio di 2 anni fa.

Insomma, possiamo concludere con le parole dell’assessore Valeriani: “In 3 anni Roma non ha né progettato né realizzato un solo impianto, l’Ama è allo sbando, non c’è un Assessore ai rifiuti, non c’è una strategia per uscire dall’emergenza. (…) L’unica ricetta sperimentata è portare in giro per l’Italia e l’Europa i rifiuti con dei costi pazzeschi che pagano i romani in tariffa. Noi siamo pazienti, destiniamo risorse finanziarie e strumenti di Legge alla gestione dei comuni. C’è chi ne fa buon uso e chi no, prigioniero delle proprie paure, delle proprie incapacità e della propria arroganza. Per governare bene ci vuole coraggio, amore, competenza e pure tanta umiltà.

Foto da Il Post

I ponti si costruiscono anche mangiando

I ponti si costruiscono anche mangiando

Dice un famoso proverbio che fa più rumore un cialtrone che bacia rosari ai comizi di mille persone di buona volontà che costruiscono una società migliore (sì, lo so, il proverbio non era proprio così, ma avete capito lo stesso!).

Da queste pagine vi ho spesso presentato delle belle realtà del nostro territorio, invitandovi a conoscerle e a partecipare alle loro iniziative; oggi proseguiamo su questa scia, perché sabato sera avete la possibilità di gustare una cena insolita e affascinante e al tempo stesso sostenere uno straordinario progetto che è nato e cresciuto al Quadraro, quello dell’associazione Carminella e della sua “Scuola gratuita di lingua italiana per donne straniere”.

Perché una scuola di lingua italiana declinata esclusivamente al femminile? Ce lo spiega la vicepresidente Clara Santini: “Perché ci siamo rese conto che molte donne che vivevano da anni nel quartiere, forse perché più timide o più fragili, non avevano mai intrapreso un percorso di conoscenza della cultura e della lingua italiana e, da quando erano in Italia, erano rimaste nel chiuso dei contesti familiari a scapito di una sana integrazione. Alcune di loro non avevamo addirittura mai frequentato una scuola neppure nel Paese di origine e dunque era tanto il timore e la “vergogna” di inserirsi in gruppi misti.

Lo abbiamo compreso e l’abbiamo sollecitate a mettersi in gioco! E da qui la scelta di aprire una Scuola di sole donne. La cosa evidentemente ha funzionato e molte di loro, che in questi 6 anni hanno frequentato la scuola (50 nazionalità!) hanno imparato a leggere e scrivere grazie al percorso di alfabetizzazione mentre altre hanno potuto intraprendere i corsi base o quelli più avanzati sostenendo persino l’esame per le competenze della lingua italiana presso l’Università per stranieri di Perugia con la quale siamo convenzionate.”

E come ogni anno, alla fine del corso le allieve organizzano la “Cena interculturale”, cucinando piatti tipici dei loro paesi per ringraziare le insegnanti e raccogliere un po’ di fondi per continuare a sostenere il progetto.

Credo che un’iniziativa così significativa, che rende possibile una vera integrazione per tante donne straniere e lo fa gratuitamente, meriti tutto il nostro appoggio e il nostro sostegno: io vado… chi vuole venire con me trova tutte le info utili nella locandina!

Una festa sull’Appia, una festa per l’Appia

Una festa sull’Appia, una festa per l’Appia

Domenica prossima, 12 maggio, si terrà la quarta edizione dell’Appia Day, una giornata di festa lungo e per l’Appia Antica, nata per risollevare l’attenzione su questo immenso patrimonio culturale e paesaggistico, “che può diventare la via privilegiata per un’azione di trasformazione della città, per l’affermazione di una nuova idea di uso del territorio e dei beni comuni“, e per chiederne la pedonalizzazione almeno del tratto più prossimo alla città di Roma, sulla scia dell’idea di un vero parco a misura d’uomo nata con Antonio Cederna decenni fa.

Decine le associazioni coinvolte, circa 150 (!) le iniziative di tutti i tipi (visite guidate, trekking,  camminate,  ciclotour, degustazioni di prodotti  tipici, walkabout, transumanze, musica, mostre, spettacoli, rievocazioni storiche, attività per bambini, laboratori didattici, incontri itineranti), per “immaginare di poter considerare la Regina Viarum la porta d’accesso a una nuova idea di città che investe sul suo territorio, sulla sua cultura, sul suo paesaggio e si mostra più attenta ai cittadini, più moderna, più verde, più vivibile, più sana“; impossibile fornirvi qui tutti i dettagli, il solo consiglio che posso darvi è consultare il ricchissimo programma sul sito dedicato (clicca qui), dove potrete anche scoprire come guadagnare le eclusive t-shirt e borraccia con il logo AppiaDay o prenotare il cestino per il vostro pic-nic biologico e gustoso.

Quest’anno, il primo in cui come Archeomitato abbiamo collaborato (in minima parte) alla sua organizzazione, supportando Legambiente, Touring Club Italiano, Comitato Mura Latine e APS Moto Perpetuo, è stata per me l’occasione di riprendere fiducia nel futuro della nostra città, grazie a 4 straordinarie donne: Anna (Di Paolo), Irene (Ianiro), Annabella (D’Elia) e Maria Grazia (Umbro), che tra mille difficoltà e imprevisti lavorano da settimane instancabilmente e gratuitamente solo per offrire una incredibile giornata di cultura e intrattenimento, ribadendo che se la tutela e la valorizzazione sono compiti specifici degli enti competenti (in questo caso i Parchi archeologico e regionale e la Sovrintendenza Comunale), ben poco si potrebbe fare senza il supporto di associazioni, comitati, cittadini comuni che amano Roma e vogliono farne una città migliore, puntando sul suo patrimonio e sulla sua incredibile unicità.

Gli anni passati hanno visto la partecipazione di circa 150.000 persone: che volete fare, perdervela proprio voi?!

P.S.
Se volete, potete approfittare delle iniziative che abbiamo organizzato come Archeomitato: dalle 10 alle 13 saremo al Parco degli Acquedotti (zona Laghetto), dove grazie agli amici delle associazioni Epica-Legio VII Gemina, Ninuphar Eventi e Cultus Deorum saranno presenti postazioni didattiche di rievocazione storica per tutte le età, ma consigliate soprattutto per bambini e ragazzi; alle 11, in particolare, ci sarà uno spettacolo in costume di danze e balli in costume di epoca romana. Alle 15 saremo invece al Parco delle Tombe Latine, dove offriremo una visita guidata ai tesori del parco, con ingresso ai due stupendi mausolei dei Valeri e dei Pancrazi (ovviamente, come sempre, tutto gratuito!).

Car sharing: il VII Municipio figlio di un dio minore

Car sharing: il VII Municipio figlio di un dio minore

In attesa che venga inaugurata la Ciclabile della Tuscolana (sulla quale tanto è stato detto e scritto e in merito alla quale permangono tante perplessità, con le quali a breve avremo modo di confrontarci sul campo), viene spontaneo chiedersi perché l’amministrazione comunale e municipale non cerchino di potenziare altre forme di mobilità sostenibile, prima tra tutti il car sharing.

Come sicuramente saprete a Roma ci sono diverse realtà che offrono il servizio di car sharing, ossia la possibilità di usufruire di auto distribuite sul territorio comunale pagando il tempo di utilizzo tramite l’apposita app, tra le quali le principali sono Car2Go ed Enjoy; ebbene, vi sembra normale che uno strumento che dovrebbe favorire la mobilità alternativa, disincentivare l’uso dell’auto privata e ridurre l’inquinamento lasci COMPLETAMENTE scoperti i quartieri più popolosi di Roma?!

Sia Car2Go che Enjoy, infatti, pur permettendo di muoversi in tutto il territorio comunale, non consentono di lasciare e riprendere le auto oltre un limite posto all’altezza di Arco di Travertino, escludendo di fatto la maggior parte del VII Municipio: parliamo di circa 200.000 abitanti, impossibilitati ad usufruire di un servizio che è sì privato, ma svolto in convenzione con il Comune di Roma. Dunque, cosa aspettano il Comune e il VII Municipio a fare in modo che una fetta così importante della cittadinanza possa usufruire del car sharing?! Nel 2015, quando ero consigliere municipale, depositai una proposta di risoluzione, poi votata in consiglio, che chiedeva di estendere tale area almeno fino a viale Palmiro Togliatti, così come inizialmente previsto per Car2Go (ve ne parlai qui): come molti altri, anche questo documento è rimasto lettera morta…

sindaca Raggi, presidente Lozzi, vogliamo fare qualcosa?! O dobbiamo credere che per questa amministrazione promuovere una mobilità alternativa e sostenibile significhi soltanto qualche ciclabile in più?

Ma intanto anche tu che leggi puoi fare qualcosa: ho creato una petizione sul sito change.org, per chiedere che la sindaca e la presidente del Municipio VII intervengano presso i servizi di car sharing in convenzione per allargare l’area operativa almeno ai quartieri Tuscolano e Cinecittà: puoi firmarla (e farla firmare) cliccando questo link:
Petizione car sharing


Particolare dell’area operativa del servizio Car2Go

Settimana della Cultura: dal 5 al 10 marzo musei e siti archeologici gratis

Settimana della Cultura: dal 5 al 10 marzo musei e siti archeologici gratis

E’ entrato in vigore ieri, 28 febbraio, un provvedimento del ministro dei Beni Culturali che prevede una rimodulazione dei giorni di gratuità nei musei e nei siti archeologici statali, che passano da 12 a 20 l’anno: se da ottobre a marzo si proseguirà con la conservazione della prima domenica del mese, negli altri mesi i singoli direttori avranno a disposizione 8 giorni da modulare a proprio piacimento, secondo le necessità e la programmazione del singolo istituto. Resta invariato l’accesso gratuito per i minori di 18 anni, mentre i giovani dai 18 ai 25 pagheranno sempre un biglietto ridotto di 2€.

Ma la novità principale riguarda l’istituzione di una Settimana della Cultura, che prevedrà un’intera settimana di accessi gratuiti nei luoghi della cultura statali e che cambierà di anno in anno, ma sempre nel periodo primavera/estate.

Quest’anno la Settimana della Cultura sarà dal 5 al 10 marzo: a Roma sarà possibile visitare gratuitamente musei e siti come  la Galleria Borghese, il Colosseo, le Terme di Caracalla, il Palazzo Massimo alle Terme, le Crypta Balbi, le Terme di Diocleziano, il Foro Romano, il Palatino e gli scavi di Ostia Antica; poiché si prevedono (soprattutto nel week-end) lunghe file per accedere, si consiglia di prenotare la propria visita tramite il numero 060608 o l’apposito sito http://iovadoalmuseo.beniculturali.it/

Se poi volete farvi un bel regalo, concludete la Settimana della Cultura con la lezione/conferenza del prof. Andrea Giardina che abbiamo organizzato con l’Archeomitato per domenica 10 alle 10,30, dal titolo “”Schiavi a Roma” (qui l’evento Facebook dedicato).

Vogliatevi bene, regalatevi Cultura!

Iscrizione Nidi di Roma Capitale… se non avete un’identità SPID può essere un problema

Iscrizione Nidi di Roma Capitale… se non avete un’identità SPID può essere un problema

Si apriranno domani, e saranno attive fino al 18 marzo 2019, le iscrizioni ai Nidi di Roma Capitale per l’anno 2019-2020; la domanda potrà essere presentata esclusivamente on-line sul sito di Roma Capitale, così come avviene ormai da qualche anno.

Nessuna novità, quindi? In realtà da quest’anno c’è una grossa novità, che secondo me in pochi conoscono e che potrebbe risultare un problema di non poco conto per coloro che non si dovessero muovere con un buon anticipo sulla scadenza: con delibera del 22/5/2018, infatti, è stato disposto che l’UNICO sistema di autenticazione per l’accesso ai servizi online del portale di Roma Capitale sarà il Sistema Pubblico di Identità Digitale, meglio noto come SPID.

Chi già possiede delle credenziali per accedere al portale di Roma Comunale potrà continuare a farlo per un altro annetto, ma dal 1 gennaio di quest’anno non è più possibile accreditarsi come nuovi utenti, se non, appunto, attraverso SPID.

Se non sapete cosa sia e come funzioni SPID vi consiglio di approfondire cliccando qui; quello che è importante sapere è che per ottenere i propri codici user e password (che permettono poi di accede a tutti i siti della pubblica amministrazione, e non solo) possono volerci alcuni giorni, quindi sarà meglio muoversi per tempo!

Uno stadio (che avrebbe potuto essere) fatto bene

Uno stadio (che avrebbe potuto essere) fatto bene

Qualche giorno fa c’è stata l’ennesima conferenza stampa della sindaca sul tema del nuovo stadio della Roma, occasione nella quale la Raggi ha dimostrato una volta di più tutta la sua inadeguatezza, unita ad una capacita di stravolgere la realtà dei fatti mentendo spudoratamente.

Negli ultimi anni sullo stadio si è detto di tutto e di più (se volete leggere una documentata cronaca vi consiglio di cliccare qui), ma questa volta l’occasione era la presentazione della relazione del Politecnico di Torino, che ha messo in luce tutte le criticità del progetto, soprattutto in materia di viabilità e connessione con i mezzi pubblici; la Raggi invece, di fronte a una platea di giornalisti increduli, l’ha presentata in maniera trionfale… viene il dubbio che la relazione gliel’abbia illustrata il ministro Toninelli!

Quella dello stadio della Roma (in merito al quale ci sono ancora pesanti provvedimenti giudiziari in corso, che coinvolgono anche membri dell’attuale maggioranza capitolina) è secondo me la vicenda nella quale meglio si legge il modus operandi della giunta grillina, che ha smontato per motivi meramente ideologici e demagogici un progetto fondamentale di livello internazionale, trasformandolo in una speculazione in cui, come sempre in Italia, le opere di pubblica utilità le pagheremo tutti e i benefici li intascheranno i soliti noti.

A questo proposito mi sono sembrate illuminanti le parole di Giovanni Caudo, attuale presidente del III Municipio e Assessore all’Urbanistica nella Giunta Marino: “Oggi l’interesse pubblico della delibera non c’è più e le opere necessarie, anche secondo il parere del Politecnico, per il trasporto pubblico e per l’accessibilità carrabile e già previste nel progetto precedente dovranno essere fatte, prima o poi, e verranno pagate in gran parte con risorse pubbliche, configurando così un vantaggio per il proponente privato calcolabile oggi in decine di milioni di euro. Un privato titolare di azioni di una società sportiva che domani potrebbe legittimamente venderla incassando lui e lui solo il plusvalore determinato in misura consistente dal contributo pubblico. Ecco lo Stadio fatto bene, e per chi soprattutto. Si sono persi tre anni per smontare un progetto in virtù di un mero pregiudizio ideologico, si è dato spazio a negoziazioni condotte da non si sa bene chi e con quale ruolo che hanno stravolto un progetto votato in Aula Giulio Cesare ” .

Alla fine lo stadio si farà, perché è nell’interesse di tanti e tutti lo vogliono. Poteva essere un progetto di grande rilancio, soprattutto di immagine, per Roma; sarà, se si andrà avanti in questa direzione, l’ennesima occasione sprecata e fonte di enormi problemi economici e di mobilità… grazie mille, ancora una volta, sindaca Raggi!